Mai come ora la Psicologia è scienza delle scienze

Ventotene e come il pensiero libero è sempre stato e sempre sarà l’elemento più scomodo per qualsiasi sistema di potere

A Ventotene vado in vacanza. A pancia piena e sicuri siamo tutti di sinistra , a pancia vuota e impauriti diventiamo di destra. I bisogni si soddisfano gerarchicamente.

E’ uno scritto un po’ sbrigativo ma insomma rende l’idea. Mi rendo conto che un articolo non sia sufficientemente chiaro e esaustivo tuttavia diciamo che per provare a capire e pensare bisogna partire da come si diventa quello che siamo.

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Questo aiuterebbe a trovare equilibrio e maggior ascolto reciproco. Ma purtroppo ogni epoca si illude di essere diversa, di essere più lucida, più avanzata, più consapevole. In realtà, la storia non è altro che un eterno ritorno degli stessi meccanismi psicologici di base, rivestiti di nuove parole e nuovi slogan.

La politica, l’economia, le ideologie si presentano come forze trainanti del cambiamento, ma in realtà sono solo effetti secondari di qualcosa di più profondo: la psiche umana, e collettiva , il vero motore di ogni evento storico.

Oggi si torna a parlare del Manifesto di Ventotene, della sua visione, del suo significato originario e della sua attualità. Pensavo inizialmente fossero offerte last minute per qualche vacanza. Invece sono discussioni accese, polemiche, appropriazioni ideologiche.

Ma se togliamo la patina retorica, rimane una verità più cruda: le idee non contano nulla se non rispondono a un bisogno psicologico collettivo. E i bisogni umani, nel 1941 come oggi, sono sempre gli stessi: sicurezza, appartenenza, controllo.

La psicologia è la scienza di tutte le scienze proprio perché prova a spiegare l’unica variabile che conta davvero: perché gli esseri umani agiscono come agiscono.

La politica si illude di guidare le masse, ma in realtà le segue, adattandosi ai loro stati emotivi. Le ideologie si presentano come scelte razionali, ma sono solo schemi mentali ripetuti nel tempo, alimentati dalla paura o dalla speranza. L’economia si atteggia a disciplina oggettiva, ma ogni crisi e ogni boom dipendono da qualcosa di imprevedibile nei numeri ma chiarissimo nella mente: le percezioni collettive.

Il Manifesto di Ventotene nasce da una condizione psicologica specifica: il trauma della guerra e il fallimento dello Stato nazionale. “Ogni filosofia è la confessione del suo autore”, scrive Nietzsche, e Spinelli e Rossi non elaborano un’idea astratta, ma rispondono a un bisogno mentale determinato dal contesto. La loro mente, segnata dalla dittatura e dalla repressione, elabora una visione che non è pura teoria, ma un tentativo di dare ordine a un’epoca fratturata.

“Non sono le idee a muovere gli uomini, ma gli uomini a muovere le idee”, osserva Jünger. Le idee non esistono indipendentemente da chi le formula e dalle condizioni in cui nascono. Ogni costruzione politica è prima di tutto una reazione psicologica a un mondo percepito come insostenibile. Esattamente come oggi, chi lo difende o lo attacca non sta facendo un’analisi storica: sta semplicemente proiettando sul passato le ansie del presente o altro.

E qui sta il punto centrale: le idee non sopravvivono per la loro validità logica, ma per la loro utilità psicologica. Finché servono a dare un senso al mondo, resistono. Quando non rispondono più a un bisogno emotivo, vengono sostituite da altre. Non importa quanto un pensiero sia profondo, illuminato o visionario: se non tocca le corde giuste della psiche collettiva, è destinato a svanire.

Chi muove le masse sa benissimo che il pensiero individuale è il vero pericolo. Perché chi pensa davvero, chi capisce i meccanismi psicologici alla base della storia, non è manipolabile. Non ha bisogno di credere in un manifesto, in uno Stato, in un’idea di progresso: vede il gioco per quello che è. Ed è per questo che il pensiero libero è sempre stato e sempre sarà l’elemento più scomodo per qualsiasi sistema.

Alla fine, la storia non è una battaglia tra visioni del mondo, ma un susseguirsi di psicodinamiche collettive, un gioco di specchi in cui pochi comprendono e molti si illudono di farlo. E mentre il dibattito su Ventotene continua, chi conosce di più la mente umana guarda con distacco. Perché la vera domanda non è se quel manifesto fosse giusto o sbagliato. La vera domanda è: a cosa serve oggi, e per chi?

Paolo Benini

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