Piccola storia di una radio a galena

Il significato di trasgredire ascoltando bandiera gialla. Le scoperte fatte da grandicelli

Eravamo usciti per un girovagare senza meta, quei giri che si possono fare solo da fanciulli, all’inseguimento dei sogni, per cercare ranocchie o per guardare le nuvole.

Inconsapevoli del tempo, con l’energia di giovani gambe, camminavamo nella calura estiva di un agosto che martellava la terra, con le stoppie che venivano su dritte dure tra le zolle riarse. Vinti da una temperatura insopportabile ci rifugiammo dietro un capanno all’ombra di un fico.

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Poldo, il più grande di noi, apre il vecchio zaino, ormai di uno stinto verde, glielo invidiavo, un vero zaino militare, acquistato a Livorno al mercatino americano. Slaccia le cinghie e con attenzione tira fuori una piccola scatola di balsa, quel legno tanto leggero che sembra fatto di aria, allenta un gancetto di ottone e, infissa sulla base, una piccola radio a galena di quelle autocostruite.

L’aveva presa di nascosto a suo padre, con sicurezza lo vedo armeggiare intorno a un pispolo rotondo, dopo qualche fruscio e un gracchiare scomposto arriva la musica.

Lo fisso stupito come di fronte ad un miracolo, incapace di capire come da quell’accrocchio di fili potessero uscire dei suoni. Un istante, poi la voce inconfondibile di Buoncompagni e subito dopo quella di Arbore che annuncia Bandiera Gialla.

“A tutti i maggiori degli anni 18, a tutti i maggiori degli anni 18, questo programma è rigorosamente riservato ai giovanissimi…”

Ricordo bene la trasmissione, la ascoltavamo quasi fosse una emittente pirata, trasmetteva musica inconcepibile per l’epoca. In cerchio con la testa vicino all’altoparlante ci sembrava di aver compiuto non so quale trasgressione.

Quello era il tempo dove ci inventavamo i giorni, ci inventavamo il tempo di un’estate che sembrava infinita, lontana dai libri di scuola.

A sera, stanco di un vagare alla ricerca del mondo mi presentavo a casa; la mamma sull’uscio mi intimava l’alt, mi ordinava di infilarmi nella vasca e di rimanerci fino quando non avessi avuto un aspetto umano.

Beh… penso che ora sia chiaro a tutti “che dopo Carosello, a letto!”

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