Gorenc, Cantù e un pubblico ingeneroso e ignorante

Basket, Mens Sana e Siena: Roberto Morrocchi ci regala ermetiche suggestioni e ricordi della Vecchia Regina

Mettersi a dire chi è Roberto Morrocchi mi sembra presuntuoso. Lui è stato tante cose, e io ritengo che molte le sia ancora. Spinto all’agiografia ne aggiungo una. Quando DonVi, don Vittorio Bonci, si poneva sul carro della bella scrittura, lui era una delle ruote. Ed anch’io, ma questo non importa. Sono felice di rivedere Roberto con quel suo sorriso ermetico. La seguente intervista nasce da questo mio sentimento… 

Definirti “settantino suonato” è una sorta di omaggio allo scrittore Camilleri? Sicuramente uno che ti stava alla pari in ironia. Potendo scegliere prenderesti la sua o terresti la tua? Chi altri, nel mondo intellettuale, senti che ti rappresenta? 

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“Ruberei la Sua. Non scherziamo…”

Hai la rubrica “Block Notes” su OkSiena, il sito locale dove scrive anche Matteo Tasso. Leggiamo a tua firma di Palio e Monte dei Paschi, quale dei due mondi ti fa più tristezza e perché? 

“Il Palio lo considero tuttora una cosa seria, anche se viviamo in un’altra era rispetto ai meravigliosi anni Sessanta, Settanta e Ottanta… poi il piano si è inclinato pericolosamente. Il Monte è in ripresa e la tristezza l’ho chiusa in un cassetto”.

Di Mens Sana invece non scrivi, ma sei tornato a sederti sui gradoni. Lo fai perché sta tornando il bel mondo e l’idea che Siena possa recuperare i suoi fasti o perché questo basket che ora si gioca a Palazzo ti piace davvero? 

“Di Mens Sana scrivo su Mesesport… in una pagina che comprende anche Costone e Virtus. Il basket è bello in tutte le salse. Certo che se uno si paragona con Scudetti e Coppe… rischia il magone”.

Sono sicuro che a te basta un’occhiata per valutare lo stato di salute dell’attuale Mens Sana. Mi piacerebbe conoscere il tuo giudizio sul cammino che dovrà fare per tornare grande… E’ sulla strada giusta e nel caso perché? 

“Senza lilleri ‘un si lallera. Ma passo dopo passo si può arrivare almeno nella B Nazionale. Mi sembra impossibile che qualche sponsor danaroso non si avvicini alla Vecchia Regina”.

Ci stiamo avvicinando a delle elezioni incerte per il rinnovo degli organi della Polisportiva. Concesso pure che ti esprimi solo per sentiti dire, pensi che anche questo sia un passo che ha a che fare con il futuro del basket biancoverde? 

“La sezione è tornata autonoma. Ed è un bene!! La Polisportiva sta battendo strade diverse. Ma io non avrei mai regalato il Palasport al Comune. Ad ogni costo”.

Per vezzo ininterrotto da un quarantennio ci pizzichiamo e ci stimiamo, almeno da parte mia. Ho su di me i tuoi occhi severi quando scrivo di basket giocato, cos’è che non riesco a dire e che tu potresti dire per me? 

“Puoi dire tutto quello che ti pare e i tuoi stringati giudizi mi sembrano centrati”.

Andreotti diffidava dei verdi perché diceva che maturando diventano dei rossi. E in fondo a Siena si diventava biancoverdi partendo all’inizio da altri colori. Cos’è che non è correttamente interpretato nella gerarchia di valori tra società del basket senese? 

“Nella città delle diciassette contrade… impossibile concentrare in una sola realtà le tre Società che si fanno la guerra. Ma la strada da percorrere sarebbe quella di una squadra maggiore e di settori giovanili distinti”.

Hai ricordato non molto tempo fa che l’attuale presidente della Mens Sana era un tuo allievo. Lo ritieni sempre tale e vorresti dargli qualche consiglio tu che hai sopportato il peso di questa carica? 

“Francesco Frati è l’uomo giusto al posto giusto. Io ho fatto il Presidente con l’appoggio generoso di Mps e sono arrivati i primi tre scudetti e la meravigliosa Saporta. Impossibile fare un paragone. I consigli restano lettera morta se non arriva uno sponsor con una borsa piena”. 

Ho visto che sei passato anche te sotto la gentile penna di Massimo Biliorsi che ti attribuisce una vista oltre l’evidenza. Ti dispiacerebbe regalarci un esempio di questa visione? 

“Massimo mi ha strappato un fremito di commozione dicendo che non tengo mai il piede su due staffe e che sono sempre rigoroso. Ha scritto anche tante altre cose… ma il giudizio era tutto lì”.

Per intesa iniziale, quest’intervista non parla della Mens Sana Basket, ma dato che Gorenc sta arrivando a Palazzo, se vuoi fare uno strappo alla regola, ci dai un grande piacere. 

“Se torna Gorenc può farmi solo un gran piacere. Io c’ero a Cantù quando con le braccia alte sfidò un pubblico ingeneroso e… ignorante”.

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