Mens Sana domani ti chiameremo Sherazade

Fra un giorno al PalaEstra la Gara 5 con Note di Siena-San Vincenzo: la vincente sfiderà il Costone

“Noi del Costone, non lo diciamo apertamente, ma facciamo per San Vincenzo”. Questa frase, detta in confidenza in risposta a una mia osservazione sul fatto che per loro sarebbe meglio la Note di Siena anziché San Vincenzo, l’unica squadra rimasta che abbia battuto i gialloverdi nettamente, mi fa venire voglia di scrivere ancora. Delle speranze e dei rimpianti.

Intanto ho voluto capire perché. Il perché, letto a Montarioso, riguarda il fatto che una stracittadina avrebbe il calore per livellare i divari tecnici. Ora che sui loro social hanno trascurato le prime due vittorie con Agliana per continuare a lasciare in testa la “SESTA” vittoria con la Mens Sana, sentono il peso di un play off di finale con i biancoverdi di viale Sclavo. E già ci stanno in ansia. Come si dice: de gustibus…

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Sui due precedenti paragrafi abbiamo ricevuto una precisazione dalla Vismederi Costone.

Anche per i tirrenici de gustibus… Proprio loro che per la prima volta hanno allestito trasferte organizzate per giungere a Siena domani alle 21:15. Le centinaia di ingressi di metà settimana gli hanno fatto ingrossare gli occhi. Personalmente non gliel’avrei consigliato: non è nel tifo per la Mens Sana che Siena si mostra “Sienina”. Non succederà nulla, ma di certo gli uffici del neo signor questore devono aver attenzionato la partita in una maniera diversa.

Abbiamo sempre presentato in questa serie i mensanini come degli irrudicibili; ed il mito mercoledì scorso è caduto. Ora ce ne è un altro: l’incitamento è carburante per i biancoverdi. Se questa è davvero una verità come è stato decantato in metà delle interviste a giocatori e tecnici dall’esordio al PalaCorsoni in poi… domani sera San Vincenzo non ha una speranza che sia una. I biancoverdi avranno carburante per farne anche cinque di supplementari.

Insiste sul punto, nell’intervista di giornata della comunicazione Mens Sana Basketball, Gianluigi Prosek: “𝑉𝑜𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑖𝑛𝑣𝑖𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑎𝑙 𝑝𝑎𝑙𝑎𝑧𝑧𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒̀ 𝑐𝑖 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖𝑟𝑎̀ 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑡𝑖𝑓𝑜𝑠𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑀𝑒𝑛𝑠 𝑆𝑎𝑛𝑎 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑖𝑡𝑎 𝑖𝑚𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑎𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒”. Il lungo mensanino – ormai titolare di stabili bandiere nazionali ceche solo per lui sugli spalti – dice che la finale se la meritano e questa gara vale appunto la finale.

Chi vuole essere a Palazzo per festeggiarla, anziché leggerne succinti resoconti sui social? Perché, ve lo dico con sicurezza, le magate di Tognazzi o le schiacciate di Marrucci o i palloni nel cesto che Sabionis lancia in sprezzo della fisica… Ecco tutta questa roba non si riesce a scriverla.

Buttiamo l’occhio sui social tirrenici. Camillo qui, Camillo là. Tutti a ringraziarlo o ad esprimerne il merito. Non siamo certi se valga come epigrafe. Però – con quel gesto – che lui sa bene non esser stato rivolto al singolo Cucini, ma a una città e una bandiera, Bianchi ha tagliato con il passato. Domani sera probabilmente non ci sarà un mensanino pronto a perdonarlo. Guarda come vanno le cose, la prima volta che vinse qui – nella seconda fase – fu coccolato anche dai senesi: ora ricordargli quel che è stato detto a Casella della Pallacanestro Prato sarà inutile, perché quello che gli verrà effettivamente detto non gli sarà neanche simile. Adieu Camillo, che tu vada in finale o non ci vada, non aver rispetto del proprio passato equivale a non aver rispetto per se stessi.

Il tema della gara sarà ancora rappresentato dalle migliori energie residue e dalla dominazione dell’affanno, oltre che dalla capacità di non farsi distrarre dagli spalti. Coach Betti ha fatto vedere che con il quintetto basso e con il quintetto a due torri, la Mens Sana ha tenuto testa se non preso vantaggio; tuttavia abbiamo perso le due gare in cui abbiamo visto questi due quintetti con una certa permanenza. Coach Baroni aveva il problema di trovare alternative ai suoi vecchiotti – Persico e Bianchi -: Zanassi gliene ha date di ottime e la zona fatta dai comprimari ha frenato molto la Note di Siena.

Ah, c’è anche la storia dei tuffi e dei corsi di recitazione. Che poi sarebbe quella storia che quando la dice l’amico Alessandro Petri mi fa schiantare. La chiama “fucilate dalla tribuna”, quando all’improvviso i giocatori di San Vincenzo rotolano a terra, senz’altra spiegazione. Speriamo in due arbitri che sappiano leggere ‘sta roba. In fondo la gara è la più importante del giorno per il comitato toscano.

Probabilmente la bella storia della Mens Sana Basketball, al suo primo anno agonistico, potrebbe finire anche qui. E sinceramente vederla “massacrare” dal Costone alla pari della coraggiosa Agliana non ci farebbe piacere. Ma sarebbe un peccato che domani sera non vincesse; ogni volta che gioca ci racconta qualcosa e sapere un’altra storia ancora (e poi ancora) è il nostro desiderio.

Per questo, cara Mens Sana, domani ti chiameremo Sherazade. Perché tu ci racconti altre storie…

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