Strade bianche e terre rare

Riflessioni socioeconomiche da fare nel presente immediato o nel prossimo futuro

Ottobre 2007, piazza del Campo. Ad attendere ciò che rimaneva dei 113 ciclisti partiti da Gaiole in Chianti vi era uno sparuto gruppo di appassionati mescolato ai curiosi di giornata. Si correva per la prima volta la “Monte Paschi Eroica”, quella che negli anni è divenuta “Strade Bianche”, una storia di successo, tanto osteggiata ieri, quanto osannata oggi. Il russo Aleksandr Kolobnev tagliò il traguardo per primo e, liberatosi la faccia dalla polvere e dal sudore, esclamò: “magnifico”.

Magnifica l’avventura nelle imprevedibili strade bianche e magnifica la bellezza di terre che erano apparse anche agli occhi degli increduli ciclisti, pur intrisi di fatica, di una grande bellezza. Si può affermare, senza ombra di dubbio, che si scoprì così il fascino di una corsa unica proprio perché svoltasi in terre così preziose da definirsi rare.

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Mi si perdoni l’uso del termine “terre rare” divenuto purtroppo attuale a causa della guerra in atto in Ucraina. A ben vedere però questo ardito accostamento può essere utile per aiutarmi a sviluppare un semplice ragionamento.

Ballerini e Bettini con Luca Bonechi a Strade Bianche 2007

Ci provo: le “terre rare” sono oggi al centro di una dura contesa geopolitica tra le potenze industriali, in particolare tra la Russia e gli Stati Uniti d’America solo per il fatto che la Cina ne ha abbastanza e l’Europa sembra accontentarsi di quel poco che ha. Le terre rare “fanno gola” ai potenti perché ricche di quegli elementi chimici utili in diversi ambiti dell’industria elettronica e tecnologica, nell’industria militare ed in quella per le energie rinnovabili. Per il loro sfruttamento sono necessari pertanto accordi da parte di chi le possiede con chi ha risorse economiche e tecnologiche per poterlo fare ma guai se il rapporto si risolve in modalità coloniale. Questo è il punto da tenere ben presente anche nel nostro caso.

L’esperienza di “Strade Bianche” ci dovrebbe aver insegnato che anche Siena ha le sue “terre rare”, non tanto per la presenza di particolari elementi chimici, ma bensì per la bellezza di un territorio incontaminato, unico per benevolenza della natura unita ma anche per il lavoro e l’ingegno dell’uomo che nei secoli lo ha reso tale. Un territorio nel quale la presenza delle storiche strade bianche è una delle caratteristiche che lo rendono “magnifico” come affermò il buon Kolobnev che, essendo russo, di “terre rare” se ne intendeva.

Ora la domanda sorge spontanea: chi tra i contemporanei si è accorto della potenzialità di tale ricchezza e chi ne ha estratto e ne estrae valore?

Conviene allora rinfrescare la memoria dei tanti distratti, sempre presenti in abbondante misura e non solo a Collegno, su chi sia stato a porre le basi del successo, in altri termini chi sono coloro ai quali dovrebbe essere riconosciuta la proprietà intellettuale di una così importante invenzione. Di chi ne sta estraendo del valore, a partire da quello economico, ne parleremo in un secondo tempo.

Iniziamo con gli scopritori: in primis il giusto merito va dato a Giancarlo Brocci, ideatore dell’Eroica. Senza la sua visionaria pensata e senza l’Eroica non esisterebbe oggi un evento come Strade Bianche. Ma non dimentichiamoci di Claudio Martini, allora governatore della Regione e di Riccardo Nencini, presidente del Consiglio Regionale Toscano. A loro deve essere dato il merito di averci creduto e di aver destinato a Montepaschi Eroica una buona parte del budget proveniente dalle munifiche sponsorizzazioni del Monte dei Paschi di Siena.

La nascita di Strade Bianche nel 2007

Solo così poteva prender vita una grande avventura a fronte di una città che si dimostrava scettica se non ostile. Non ci dimentichiamo, a parziale giustificazione, che quelli erano gli anni dei meritati trionfi della Mens Sana basket e della Robur in serie A e pochi a Siena erano in grado di riconoscere che quei due signori impegnati in Piazza del Campo a dar consigli per la messa a punto dell’arrivo si chiamavano Franco Ballerini e Paolo Bettini.

Infine, un giorno o l’altro bisognerà pur ammettere che senza l’impegno e la passione di un nutrito stuolo di volontari e di società sportive poco sarebbe stato possibile fare. L’ acuto Angelo Zomegnan, allora direttore del Giro d’Italia, mise, buon ultimo, a disposizione tutta la professionalità di RCS Sport per dare avvio ad una storia di successo. E non poteva essere diversamente.

Il problema sorse a causa della mancata contrattualizzazione tra le parti attraverso la quale una comunità doveva far valere i propri diritti e non solo prendere atto dei doveri di trovare le risorse di avvio e di fornire i necessari servizi. Così non è stato e, grazie ad un generoso atto di reverenza, al terzo anno di vita chi si curò di registrare il “diritto d’uso” della mirabile invenzione registrò l’evento con il nome di “Strade Bianche”. Fu quello un atto di lungimirante appropriazione di un bene del territorio. Così nel tempo “Strade Bianche”, per merito dell’Eroica, di chi trovò le risorse necessarie e di chi, come RCS, era capace far crescere l’evento internazionalmente, è divenuto un indiscutibile brand internazionale che oggi vive di luce propria con contratti di sponsorizzazione e diritti televisivi che ne garantiscono, per fortuna, una lunga vita.

Quando ancora l’indifferenza del contesto locale (istituzioni, imprese private e larga parte dei cittadini) si mostrava in tutta la sua cecità, Strade Bianche, negli anni 2014 e 2015, si trasferì come sede di partenza a San Gimignano a fronte di una velata minaccia di portare l’evento altrove. Ma le “terre rare” non era poi tanto facile trovarle al di fuori del senese e l’ipotesi risultò solo un espediente per dare la sveglia al “sistema” locale in sonno e ormai privo di un partner munifico come la banca Monte dei Paschi.

Quello di San Gimignano fu, per sua colpevole scelta, un innamoramento breve e Siena, con l’inserimento di Strade Bianche nel World Tour, iniziò a comprendere quanto questo evento poteva significare in termini economici e di promozione.

L’arrivo della cicloturistica di Strade Bianche nel 2015

In quel tempo l’unica voce che, non supportata dalle istituzioni, provò a proporre a RCS di divenire vero partner attivo dell’evento amatoriale della domenica e delle iniziative collaterali fu il Bici Club Terre di Siena guidato da Manuel Giuggioli e partecipato dalle più importanti società ciclistiche del territorio. La prova sperimentale in forma cicloturistica organizzata nel 2015 ebbe un grande successo ma fu immediatamente considerata un disturbo da parte di coloro che preferivano avere ruoli di semplici portatori d’acqua. Prevalse la comodità da parte di molti disattenti amministratori (non tutti ad onor del vero) di avere un momento di celebrità con la sorridente presenza nel palco dei vincitori o, da parte dei pur generosi volontari ,di essere gratificati nella veste di utili comparse nel ruolo di bravi “poliziotti per un giorno” muniti di fischietto e bandierina.

Marzo 2025, piazza del Campo. In piazza c’è una degna cornice di pubblico ad attendere Pogacar e lungo il percorso l’entusiasmo è alle stelle. Le televisioni proiettano immagini che fanno bene al territorio.

Gli alberghi sono pieni da giorni, i cittadini più riottosi si lamentano solo per il disturbo della domenica quando nelle strade, a fronte della formula sbagliata che è la Gran Fondo, i ciclisti si mischiano pericolosamente al traffico motorizzato. RCS ha fatto il suo dovere fino in fondo, ha lavorato bene anche se il profumo che emanano i ristori è ben diverso da quello della “ribollita eroica” ed il costo per partecipare alla Granfondo è superiore di 10 volte a quello che noi “indigeni” avevamo offerto.

Si è inoltre avuto notizia che dieci Comuni hanno firmato a pochi giorni dall’evento un Protocollo d’Intesa che in qualche modo costituisce un primo positivo riconoscimento del fatto che il territorio delle “terre rare” è di loro “proprietà”. Allora tutto a posto?

Diciamo che il prodotto c’è ed è un bel prodotto, ma che il ritorno per la comunità è ancora molto parziale e c’è da lavorarci molto. In primo luogo i Comuni non possono essere considerati solo fornitori di servizi e di contributi economici a fronte di un accordo negoziale che fa anche un po’ di confusione tra l’evento dei professionisti e quello degli amatori definito Gran Fondo.

Strade Bianche 2025

Confido in una attenta lettura da parte dei Sindaci, che peraltro stimo senza eccezione alcuna, di quanto sottoscritto perché a me appare ancora non sufficiente per rendere protagonista una comunità e farne il soggetto veramente protagonista non solo nei due giorni dell’evento ma nella costruzione di un solido progetto che riconosca Siena ed il suo territorio come una eccellenza cicloturistica.

Ovviamente nessuno pensa che RCS, che dispone dei diritti di utilizzazione economica, possa essere sostituibile in quanto costituisce il miglior soggetto capace di estrarre valore dalle “terre rare”. E non si tratta neppure di voler scomodare il buon Christian Prudhomme, patron del Tour de France, sperando di strappare migliori condizioni d’uso.

Lasciamo perdere i francesi e riserviamoci di contattarli solo nel caso ci servisse un ombrello nucleare. Rendiamoci invece consapevoli di essere una comunità di istituzioni e persone che hanno il dovere di trarre il maggior beneficio dai beni di proprietà. Vi è poi un altro tema e cioè il fatto di quanto il tessuto produttivo senese sia presente e goda di benefici indotti dall’evento e di come potrebbe essere coinvolto per crearseli di più importanti.

Un dato è chiaro: nella terra delle quattro DOCG e di fiorenti industrie vitivinicole, i vincitori brindano con il Prosecco. Tra gli sponsor per trovare un’azienda senese, a parte la presenza di ESTRA come title sponsor della Granfondo, bisogna cercare a lungo per scoprire solo una timida presenza di uno sparuto gruppo di aziende. Il top sponsor è una banca, il Credit Agricole e tra i partner istituzionali figura solo il Ministero del Turismo.

Ma le eccellenze senesi dove sono andate a finire? Quali sono i motivi della loro quasi totale assenza? Forse si pensa che sia possibile raccogliere senza seminare? Oppure si ritiene che la migliore forma di promozione delle loro attività possa essere il modello “barbiere dei Due Ponti?” il quale, barba incolta e rasoio in mano, se ne stava sull’uscio della bottega per intere ore ad aspettare che il primo cliente si facesse vivo. Ma pare che questa forma di marketing non servisse a molto.

Per rendere completa questa mia ”predica”, fatta con spirito costruttivo, si dovrebbe trattare un altro tema cruciale: come sia possibile trattenere più a lungo la gran massa di persone che accorrono a Siena nei giorni di Strade Bianche (o dell’Eroica) e fare del territorio una destinazione cicloturistica di eccellenza per tutto l’anno? Di questo ed altro possiamo parlare la prossima volta.

Luca Bonechi

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