Gianna ci sei entrata nell’anima

Dal 2 maggio in esclusiva su Netflix la storia degli affetti difficili e dei tormenti della Nannini

Gianna ciao. Ho ancora gli occhi umidi dopo aver visto il tuo film. L’età oggi mi porta a commuovermi con più facilità. Credo di averci visto qualcosa di non descritto. Lo riguarderò ancora. Intanto accetta le mie scuse.

Scuse che non hanno origine nella nostra conoscenza. Io la ricordo, tu certamente no. Incrociammo le lame su una pedana del Cus, io con l’assurda paura di poterti fare male, tu gasata dalla specialità sportiva che in quel momento ti appassionava.

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Non ti ho più rivista da vicino. Per qualche copia in più, tempo dopo, credo di esser stato strumento inconsapevole di una delle tante provocazioni a ‘i tu’ babbo. Vedere la figlia nuda non solo su un rotocalco nazionale, ma anche su un giornale di Siena, lo fece dare di matto. Ma, lui, non fece querela.

Che bel rapporto hai capito alla fine di avere con lui. Che fortuna essergli stata accanto per saperlo. Io il mi’ babbo l’ho visto per quasi quattro mesi dietro i vetri della rianimazione, ma non c’era più tempo per dirsi altro. Che bello aver già un giudizio su di lui, ed eppure sentirlo così vicino e presente. Non poteva che esser lui a riportarti da tua madre e consentirti di nascere ancora. Se nel film ci hai voluto dire che nonostante tutto l’amavi, ci sei riuscita benissimo.

E fin qui ho spiegato la commozione e non le scuse. Voi Nannini siete stati gente da cui tutti hanno voluto prendere e nessuno vi ha dato. Un’aristocrazia inarrivabile, circondata da lacchè. Un po’ anche perché, a parte le mani di Alessandro, poco avete fatto uscire fuori e meno ancora avete condiviso. Eppure il tuo film mi fa sentire colpevole di luoghi comuni e pregiudizi.

Più colpevoli dovrebbero sentirsi quelli che su di voi hanno speculato e sparlato creando alla fine quella vergogna che babbo Danilo ha portato con sé. Ma se non ci fossero stati i luoghi comuni e i pregiudizi, loro avrebbero faticato, forse fino a non farcela.

Te come al solito sei particolare. Ti penso vicina agli autori nel corso della lavorazione di questo film e quello che avete raccontato non è una storia di paillettes e lustrini come si addice ai vincitori. E’ invece la storia di un incubo che si fa mostruosità, orrore e emarginazione… mancata. Mi pare che nel film lo dici: senza sofferenza non c’è amore.

Un grazie a Cinzia Th. Torrini, a Letizia Toni, alle cento donne che ci sono nei titoli di coda per questa storia d’amore e affetti così dilaniante.

Ah, qualcuno a Siena ha già cominciato a dire che la brava protagonista invece che senese parla fiorentino. Direi che lo possiamo mandare affanculo, no? I senesi ormai hanno imparato talmente tanto a genuflettersi in silenzio che il vernacolo magari non lo sanno neanche più riconoscere.

Ciao Gianna, oltre al tanto che sei, sei anche una bella persona. Ti auguro di vivere altro amore, ma anche un po’ di serenità.

(La foto di Letizia Toni interprete di Gianna nella copertina della pagina Netflix)

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