Anche stadi e palestre hanno una data di scadenza

Buongiorno Maurizio Cenni. Se non ti spiace, continuiamo a discutere con te dei problemi di questa città…

La tua teoria è che se Siena, e le società sportive senesi, si lagnano di non avere luoghi per giocare o allenarsi è perché esistono le date di scadenza anche per le infrastrutture. E che non può esser sfuggito anche al lettore disattento che si parla da un paio di lustri di deroghe e diminuzioni di capienze sia per il Franchi che il PalaEstra. E in effetti non è che, a parte Taverne, il tiro a volo, il padel e forse il PalaOrlandi – ma siamo già a 20 anni fa – ci ricordiamo di realizzazioni sportive previste e realizzate.

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Non vorrai dirci che l’ultimo a progettare qualcosa di sportivo sei stato tu con un mandato concluso nel 2011, che il tuo successore azzerò tutto e che da allora nessuno ha più pensato a costruire – e neanche a progettare – impianti?

“Purtroppo è così e le iniziative private – che comunque hanno goduto di aiuti pubblici – che in quegli anni ci sono stati, come ad esempio il Pala Orlandi (NDA, 3,1 mln dalla Fondazione), sono state indotte più dalla necessità di avere un proprio impianto che per un’analisi del livello di obsolescenza degli impianti esistenti. La progettazione della Cittadella dello Sport a Isola d’Arbia, osteggiata da qualcuno dell’attuale maggioranza e, per dire la verità, anche della maggioranza di allora, venne considerata non come un intervento urbanistico e impiantistico lungimirante, ma una sorta di idea megalomane come se la realizzazione di quegli interventi potesse avvenire entro la fine del mandato del sottoscritto, è mancata perfino la banale considerazione che quei nastri li avrebbero tagliati altri. In più ha prevalso uno spirito revisionista che ha dimostrato di non conoscere le esigenze della città. Certo allora le esigenze sportive erano diverse, ma aver avviato quelle opere non avrebbe impedito un loro ridimensionamento. Ricordiamo che anche le piscine comunali erano previste nel sito, tanto per mettere il dito nella piaga”.

Vogliamo fare una pausa e spiegare cosa significano in questo scenario per edifici pubblici e privati le nuove norme di antisismica…

“Ci sono norme come quelle antisismiche che si sono aggiornate negli anni e questo è un processo fisiologico che richiede adattamenti negli impianti, anche in quelli di recente costruzione, ma soprattutto ci sono i dati oggettivi che le strutture principali, ovvero i palazzetti di Mens Sana, Virtus e l’Artemio Franchi sono obsoleti e lo erano già venti anni orsono. In più ci sono norme relative proprio all’impiantistica sportiva che si sono evolute sia per la sicurezza degli spettatori, e mi pare il minimo, che per quanto riguarda le caratteristiche relative al tipo di competizioni che vi si svolgono. Ricordo ai distratti che già al tempo dell’Eurolega potevamo giocare al Palazzetto solo in virtù di una deroga che era stata concessa grazie all’impegno urbanistico del Comune di Siena e cioè alla previsione del nuovo impianto a Isola d’Arbia e grazie ad un’idea di progetto preliminare che era stato commissionato dalla Mens Sana. E che già allora le stesse partite di campionato si giocavano con capienza ridotta in deroga. Il Franchi che ogni estate veniva interessato da interventi per raggiungere la capienza minima, per i varchi di sicurezza – tornelli – per le norme di sorveglianza con l’attrezzatura della sala di controllo e le telecamere, per gli impianti di illuminazione e senza mai perdere una giornata di campionato, era anch’esso in deroga costante e la deroga la ottenemmo io e l’assessore Tanzi con un’audizione ad un Consiglio di Lega, superando le resistenze di alcuni presidenti di società grazie ai progetti del nuovo stadio, altrimenti non avremmo giocato”.

Ti va di dare un consiglio all’attuale maggioranza? Come dovrebbe muoversi l’amministrazione in questo campo dove non solo l’attività agonistica di livello è a rischio, ma lo sarà anche il tanto osannato sport di base…

“I consigli quando non sono richiesti possono essere fastidiosi, ma io aprirei una riflessione più a largo raggio sullo sport senese ponendomi alcune domande. La prima. E’ plausibile questa eccessiva autoreferenzialità di tutte le realtà sportive? Oggi che non ci sono più le risorse del passato e che il livello medio degli sport di punta si è abbassato come mai prima? Oppure non sarebbe invece il caso di costituire una cabina di regia unitaria – una Fondazione dello Sport Senese? – che punti a strutture societarie che contemplino anche forme di partecipazione diretta dei tifosi, un coinvolgimento fuori dalla concorrenza che la città dovrebbe fare agli altri e non al suo interno di tutti in un progetto che crei società solide?”

“L’altra suggestione – riprende Cenni – è in tema di impianti. Chi ha strutture di proprietà obsolete dovrebbe pensare, di concerto con l’Amministrazione Comunale, a realizzare progetti in cui si delocalizzano gli impianti riqualificando la destinazione d’uso delle superficie attualmente occupate con un piano economico che renda sostenibile l’investimento. E nessuno avrebbe da ridire se venisse chiesto anche un sostegno finanziario per colmare il gap temporale tra la costruzione del nuovo e la messa a reddito del vecchio. Per gli impianti comunali, come le piscine, invece si tratterebbe di riprendere in mano la progettazione fatta a suo tempo e verificare una loro ricollocazione funzionale. I soldi del PNRR farebbero tanto comodo e sarebbero plausibili se all’opera di costruzioni degli impianti sportivi fosse accoppiata la riqualificazione delle attuali aree. In questo la Regione dovrebbe dare una mano e dimostrare di essere meno “Firenzecentrica” altrimenti sono inutili le gite in campagna elettorale”.

Maurizio Cenni

Nel 2018 sia Valentini, sindaco uscente, che De Mossi, candidato poi eletto, assunsero un impegno con la tifoseria Mens Sana e la Polisportiva: rilevare il PalaEstra. All’uscita dal Covid, la giunta De Mossi avviò uno strano iter che porta oggi il Comune a una sorta di possesso in condominio del PalaEstra in quanto possiede il diritto di superficie dell’area di gioco principale, gli spalti e i locali connessi (p.es. spogliatoi, sala stampa, forse uffici squadre maggiori etc). Emanuele Montomoli, recentemente candidato a sindaco, ha tuonato su questo subentro del Comune e il presidente della Virtus diciamo che non gli ha dato torto. A te questa cosa però non torna. Perché?

“No, capisco bene cosa vogliono dire Montomoli e Bruttini. Essendo i presidenti di due società importanti della città, reclamano tra le righe omogeneità di comportamenti da parte del soggetto pubblico. E capisco anche che la Giunta De Mossi abbia operato in emergenza trovando una soluzione. Non la Soluzione certamente, trovandosi a gestire il vuoto precedente ma… ripeto, le proroghe, le deroghe che implicano comunque un’assunzione di responsabilità non indifferente da parte del sindaco, sono plausibili per tamponare, ma se non si esce dall’emergenza e si programmano interventi strutturali saremmo sempre in questa situazione”.

Si risolve con l’ideologia o con il buon senso il dilemma di come attribuire le risorse finanziarie per lo Sport? Nell’un caso e nell’altro o ci si trova una massa di tifosi ringhianti fuori dal Palazzo o ci si trova comitati di genitori scontenti…

“Se guardiamo la situazione degli impianti di proprietà comunale, piscine a parte, non mi sembra che storicamente le società sportive senesi, anche quelle che praticano sport sociale, si possano lagnare, visto che ricordo bene che sia con l’assessorato Tanzi e poi con Bianchi, facemmo un’operazione di ammodernamento degli impianti – ad esempio i campi in sintetico furono estesi quasi ovunque per il calcio, oltre agli interventi su le altre strutture – e nessuna società era priva di un impianto da sfruttare per la propria attività. Certo sono passati molti anni e se non fai manutenzione ordinaria ti ritrovi nei guai. Ma l’opera di finanziamento del Comune deve essere rivolta a questo settore; per lo sport che una volta avremmo detto professionistico, il pubblico deve essere un facilitatore ed intervenire nei momenti di crisi”.

Ma se siamo in uno sconsolato deserto di niente, se non c’è una miglior soluzione salvo quella della proroga, non sarebbe il caso che l’amministrazione brilli per lungimiranza, cioè convochi gli stati generali dello sport senese e crei i presupposti e le direttrici perché si sappia domani quello che si potrà – o si dovrà – costruire tra vent’anni?

“Bene intanto il lavoro sul Palazzetto che, se svolto nei tempi indicati risolve un problema emergenziale, anche se dovrebbero esistere anche interventi per assicurare l’attività di preparazione alla stagione agonistica, e poi, sempre della “serie consigli non richiesti”, avviare una fase di ripensamento del modello generale verso le direttrici: impianti, strutture societarie, finanziamenti, livelli di integrazione-collaborazione, specializzazione delle varie realtà mantenendo la specifica identità ma eliminando la concorrenzialità interna. Perché vedi in Provincia di Siena si gioca a calcio e basket oggi a livelli più alti che a Siena. E questo, a me, per la nostra storia e, lo ammetto, anche un po’ per quella spocchia che ci attribuiscono, non va molto giù”.

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