Pronti a perdervi nel Gentiliblog?

Anni di viaggi, due decine di libri, scritti introvabili, migliaia e migliaia di foto per un riottoso “ambasciatore” della città

Se non ci fossero alla base simpatia e ammirazione reciproche, io, con Luca Gentili, non ci potrei neanche parlare. Entrambi ci definiamo socialmente degli orsi e ci convinciamo che è attributo che ci arricchisce a dispetto della convinzione comune che ci vorrebbe ai margini della società.

Provo un’invidia che gli esprimo per la sua naturalezza ad allontanarsi da Siena di svariate migliaia di chilometri più volte l’anno e per il suo smartphone che senza cambio di ottiche o regolazioni particolari imprime nella sua memoria paesaggi favolosi. Luca è per me l’uomo dai mille orizzonti.

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Anzi, probabilmente proprio questa ricchezza crescente di orizzonti gli consente la paciosità che mostra quando vive tra noi. La mia terza invidia la nutro da pochi giorni, cioè da quando Luca si è dato la casa che anch’io vorrei nel web, cioè il “Gentiliblog.it” In essa ci sono gli scritti comuni e quelli d’avventura, i molti libri fotografici scritti ed editati per i soli amici, le immagini più belle e più sentite…

Come nasce questo blog Luca? A chi devi dire grazie?

“Erano anni che accumulavo materiale, in questo sono un po’ autistico non butto nulla, ho qualche migliaio di ore di girato, decine di migliaia di foto, tantissime riprese con il drone e altro materiale digitale che ho raccolto in giro per il mondo. La capienza del mio archivio è ora di circa 100 terabyte (TB) una dimensione enorme e oramai mi risultava difficile estrarre anche solo un libro o un film anche tra quelli già prodotti. Semplicemente sfogliare gli hard disk era divenuto un problema, per non parlare di tutti gli appunti dispersi su Facebook che ho scritto negli anni. Non uso i social media per fare re post, non mi interessa fare da grancassa ad altri, scrivo solo quando ho qualcosa da dire, racconti, novelle, appunti di viaggio e semplici osservazioni sulla vita. Da questa esigenza di base è nata la volontà di creare un indice pensato del materiale accumulato”.

“E’ stato – continua Luca – un lavoro di mesi, la parola “certosino” non dà l’idea del tempo speso, soprattutto delle notti: ho costruito un sistema di tag che automatizzi gli archivi e che anche nel futuro mi aiuti a tenerli ordinati. Ma veniamo alla domanda, “a chi devo dire grazie?”. Come sai ho un’azienda di informatica e quindi ho una certa dimestichezza nel maneggiare anche grandissime quantità di dati, pertanto, inizialmente con l’aiuto di uno dei miei ingegneri ho pianificato attentamente il percorso e costruito le “pareti” della casa che avrebbe dovuto contenerli. Pertanto, un grazie assoluto va a chi mi è stato vicino in questo processo e in particolare a Giacomo (Giacomo Augello) un giovanissimo ingegnere della mia società e al solito Fabio (Fabio Gianni) che mi sopporta e con cui mi confronto ogni qualvolta una malsana idea mi viene in mente, lui capisce perfettamente il problema essendo stato mio compagno di viaggio in alcune grandi avventure, mentre il lavoro di caricamento e catalogazione dei dati ho dovuto farlo da solo, sarebbe stato impossibile affidarlo ad altri”.

Tu sei un benestante, ma tramite il blog ti proponi di vendere libri. Se qualcuno li comprerà va reso esplicito ed espresso che ogni cent incamerato va a beneficio di un progetto solidale. Vuoi essere chiaro in merito?

“Non sai che grande piacere mi fai a farmi questa domanda, ormai ho autoprodotto una ventina di libri di viaggio e un paio in cui ho raccolto alcuni racconti o piccole storie che ho scritto negli anni. Questo lavoro l’ho sempre fatto per gli amici che mi chiedevano i diari, ho una piccola claque a cui dare poco peso come critici, che mi ha costantemente spinto in qualche maniera a organizzare sempre meglio le storie. Ti devo però confessare che lo faccio anche per me, per fissare nel tempo le esperienze vissute, perché solo quello che si ricorda è per sempre e la raccolta ordinata di foto e testi ti permette di ripercorrere avventure non ripetibili nel tempo e nei luoghi che inesorabilmente cambiano: oggi alcuni dei siti che ho visitato sono divenuti inaccessibili un esempio per tutti il Nagorno Karabakh. Tutto questo sforzo di documentare, le energie spese le vorrei oggi incanalare per aiutare qualcuno, con i mezzi che so adoperare, ognuno dovrebbe restituire qualcosa delle fortune che la vita gli ha donato, a me la passione e la possibilità di viaggiare, so impaginare e fotografare pertanto ho pensato di pubblicare alcuni dei racconti su Google Libri, solo in formato digitale per poi devolvere il ricavato in beneficenza. Nulla verrà trattenuto, sul blog ci sono già le indicazioni di alcune associazioni a cui verranno/vengono donati. Con alcuni amici sto inoltre progettando anche altre iniziative sempre in questa direzione ma magari ne parleremo quando sono mature”.

Ogni anno attraversi lande a bassissima densità abitativa, su mezzi non sempre affidabili, tra persone che potrebbero pensare di “livellare il diverso benessere” che ti separa da loro oppure ti addentri in regioni dove con naturalezza la gente gira armata. Quasi tutti ti ritengono un incosciente, mentre tu desideri mostrare loro che è sbagliato partire prevenuti verso il prossimo. Parlacene per favore…

“Anche questa è una bellissima domanda, qualcuno potrebbe pensare che ci siamo messi d’accordo, ma vi assicuro non è così. Spesso gli amici mi dicono, ma non hai paura ad andare in quei luoghi? E se ti si rompe la moto come fai? E poi con la lingua sarai certo un poliglotta? Le persone non si rendono conto di quanto sia bello il contatto umano con persone che ti accettano sempre per quello che sei, per come ti mostri davanti a loro, e mai provano diffidenza nei tuoi confronti, piuttosto accade il contrario. Come mi sentirai spesso ripetere, credo che il problema sia sempre legato a come ti poni nei loro confronti. Ti voglio raccontare un aneddoto: Bajo Caracoles, Cile, situato alla fine di duecento chilometri di pista nel deserto è uno di quei posti che io chiamo non luoghi, in mezzo alla desolazione, proprio per interrompere l’arido tratto e trovare un rifugio in mezzo al deserto, c’è una stazione di posta qui puoi trovare personaggi veramente strani descritti poi nel libro, quindi non spoilero, tra i miei appunti alla fine della giornata scrissi “quanto sono interessanti le persone prive delle loro armature, eravamo tutti uguali, ricoperti dalla stessa polvere, seduti tutti allo stesso lurido tavolino, a nessuno fregava di chi eri, a loro interessava solo la storia che avevi da raccontare”. Viaggiare mi ha portato ad avere una gran fiducia nelle persone e ogni qualvolta che mi si è rotta la moto, considerato che a mala pena tengo un cacciavite in mano, ho sempre trovato qualcuno che era disposto ad aiutarmi in qualsiasi angolo sperduto della terra”.

“Quando mi chiedono come faccio con la lingua – aggiunge Luca – io che parlo solo un po’ di inglese e non trovo corrispondenza, ve lo spiego con un altro aneddoto,  questo è accaduto la scorsa estate in Mongolia. Avevo abbandonato il gruppo dei miei amici per uno di quei momenti di follia che mi prendono quando viaggio in questi rarefatti luoghi, volevo attraversare una zona montana, ma la guida che avevamo assoldato si era rifiutata di portarci in quella zona dicendo che le strade erano devastate ed era troppo pericoloso. Per farla breve: la guida aveva assolutamente ragione, ma io… dal diario, “i guadi si susseguono non li conto nemmeno più, a tratti la strada è completamente allagata. Il sentiero si fa sempre più ripido poi d’improvviso sparisce portato via dalla furia delle acque con pietre esposte che sembra impossibile scavalcare. Dubbioso sul da farsi, fermo la moto e percorro a piedi un piccolo tratto in quello che assomiglia più ad un greto di un torrente che ad una strada poi, girate le spalle alla montagna, torno indietro un po’ sconsolato, quando avevo già deciso di rinunciare, sento il rumore di una motoretta, mi volto e vedo due pastori mongoli che stanno scendendo a valle, zigzagano sulle montagne russe senza fare una piega e con innegabile stile, li fermo voglio sapere se più in alto ci sono altri tratti in queste condizioni. Avete mai provato a parlare con un mongolo, nel senso di cittadino della Mongolia, che ha anche una gestualità differente dalla tua e non parla una parola di una qualsiasi delle lingue che potresti conoscere? Sembra impossibile intenderci, poi dai segni e dai sorrisi che ci siamo fatti decido che la cosa si può fare, e mi incammino”. Ecco questa per me è la strada; a volte gli incontri sono così, considerato inoltre che durante quel giorno sono state le uniche persone che ho trovato in quel tratto. Comunque, per non lasciare il racconto in sospeso, … “scavallato il crinale della montagna ho trovato un antico Ovoo adorno di azzurre preghiere con i teschi di capra che ne delimitavano il contorno, allora ho parcheggiato la moto e fatto quello che fanno gli sciamani, tre giri intorno alla pila di sassi: uno per chiedere protezione al mondo terreno, uno per il mondo celeste e l’ultimo per il mondo degli spiriti”. Qualsiasi aiuto in quel momento era gradito!”

Questa collezione ragguardevole è un modo per renderti immortale? Per dire ai tuoi nipoti che nonno non è una persona comune?

“No, credo di averti già risposto, servono ad alimentare la mia memoria in modo che i ricordi rimangano vividi, a colori e non sbiadiscano col tempo. Ad una cosa però tengo, ed è quella di provare a rendere meno diffidente la gente nei confronti dell’altro, quello che in generale individuiamo diverso da noi. Spesso quando ne sento parlare mi viene da sorridere e mi chiedo ma diverso da chi, da me che per quanto faccia sono pieno di stupide convenzioni. Quando giri per il mondo devi imparare il rispetto verso gli altri e per quanto certe usanze ti possano sembrare “strane o inusuali” le devi guardare senza pregiudizio”.

Pensavamo – guarda che è un’assurdità – che per certi versi svolgi funzioni simili alle placche dei Pioneer e che potresti offrirti a questa città come una sorta di ambasciatore che porta tavolette incise a Siena a un capovillaggio della Bolivia o al neo premier di Pechino. Non è così che si sfugge all’avanzare del Nulla. Che ne pensi?

“Per prendere la domanda nella maniera meno seria possibile ti rispondo così; il Pioneer 10 con la sua bella placca in oro è oggi a circa 13 miliardi di chilometri, pertanto, io di strada ne ho ancora molta da fare prima di avvicinarmi a questo record e di conseguenza potermi fregiare del titolo di ambasciatore. Ma tornando seri, credo che la cosa che si osserva ed è più evidente viaggiando per il mondo sono gli effetti del cambiamento climatico, non volendo entrare nel merito della geopolitica su cui potremmo parlare a lungo. Ora tralasciando la cultura del nulla e della solitudine che la nostra società sta alimentando vorrei con tristezza tornare a temi a me cari, se mi fosse concesso di essere ambasciatore non vorrei essere testimone di quello che non c’è più; ad esempio ho ancora un vivido ricordo del  Ventisqueros, visitato a inizio del 2022, quello che chiamavano il ghiacciaio sospeso e che alla fine dello stesso anno è crollato. Oggi non esiste più, oppure dei ghiacciai della Nuova Zelanda che arretrano di tre metri ogni giorno, se vi sembra poco che una parete di ghiaccio alta decine di metri in un anno si ritiri di oltre un chilometro quale altro segno dobbiamo attendere prima di alzarci in piedi ed agire, che il cielo ci cada sulla testa? (cit.Asterix). Se mai ti capiterà di viaggiare in zone estreme del mondo noterai che tutti i fenomeni si sono accentuati, molto di più di quelli che viviamo nelle nostre regioni, eppure qualcuno ancora nega l’effetto del riscaldamento globale o forse semplicemente non si vuole rinunciare a nulla della nostra comoda vita. Sono molto pessimista su quello che lasceremo ai nostri figli”.

Sei in grado di prometterci che quando ti rifermerai nella nostra città avvieremo una tua rubrica di scritti vecchi e nuovi su aspetti come la ricerca del bello a Siena o la difesa dei toponimi, dato che non sai rassegnarti alla perdita della scritta “Cerchiaia”, accanto alla quale sei nato?

“Ne sarò molto felice, scrivere sui temi che hai citato, a me molto cari, forse minori per qualcuno, sarà un vero piacere, poi se qualche coscienza si sveglierà… da me troverà sempre una sponda. Cerchiaia per me è un luogo della memoria, è appunto dove sono nato, un piccolo nucleo di poche case. Quando alcuni anni fa hanno rifatto la facciata del palazzo prospiciente il trafficato incrocio semaforico, nessuno si è preoccupato di ripristinare l’antica scritta a vernice, posta sul palazzo, che indicava l’inizio del borgo, ora se cerchi su internet, che è la nuova bibbia, il toponimo è associato alla “Zona Artigianale di Cerchiaia”, là dove ai miei tempi c’erano solo campi e fossi e che per le mie corte gambe di bambino erano lontani posti giù nella valle, che il borgo dominava guardando dal crinale. Il nostro superficiale modo di fare, con il semplice tocco di un pennello, ha cancellato la memoria di un luogo, forse di alcuna importanza, o che forse lo è solo per i pochi figli o per i figli dei figli di chi ha sputato l’anima nella fornace di mattoni che faceva parte del borgo, oggi sostituita da un moderno quartiere. Toponimi, tracce di archeologia industriale di cui bisognerebbe mantenere traccia per ricordare da dove veniamo, ma forse questi sono discorsi da vecchio. Per sorridere un po’ ti dirò di più, se qualcuno un giorno cancellerà la piccola lapide in pietra che si trova poco lontano da Cerchiaia (quella vera), con su scritto “Limite del Suburbio” credo che rinuncerò ad essere cittadino di Siena!!!!”

Ciao, adesso. Per dove riparti?

“Non so ancora se riesco perché attendo alcune conferme nei prossimi giorni: l’intenzione è di andare in Tasmania, da lì muovermi per Melbourne spostarmi poi a Adelaide e una volta lì affrontare l’Outback Australiano con i suoi deserti, spingendomi fino a Darwin, sul lato opposto del continente a circa settemila chilometri di cui quattromila di deserto. E tra poco uscirò con il libro sul viaggio in Bolivia, sto “aggiustando” l’ultimo capitolo”.

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