Quella “Guerra dei Vaccini” combattuta a Siena sconfisse la poliomielite

“La Guerra dei Vaccini”. Un titolo che sotto certi aspetti rappresenta metaforicamente un ossimoro. Perché se l’immagine della guerra fa pensare immediatamente alla morte, il vaccino invece è l’esatto opposto. Non perché dia vita, ma perché salva delle vite.

Eppure la “vita” dei vaccini e di coloro che li studiano – o li hanno studiati -, non è stata sempre facile; alle prese con resistenze, polemiche, comunicazioni errate, che ne hanno in molti casi rallentato l’ascesa e quindi ritardato la risoluzione del problema.

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Un po’ come accaduto di recente, con la pandemia da Covid-19, un’emergenza sanitaria mondiale alla quale si sta provando a far fronte non senza incontrare le stesse resistenze già trovate da altri in passato.

Questa mattina, al Liceo Piccolomini di Siena, nell’ambito delle iniziative per il XV Festival della Salute, sono saliti in cattedra il professor Paolo Leoncini, biologo che ha lavorato negli anni 70’ nell’Istituto Sieroterapico e Vaccinogeno Sclavo, ed il Professor Paolo Neri, docente di biochimica, ordinario alla facoltà di Medicina di UniSi e fondatore del Centro di Ricerche all’Istituto Sclavo, peraltro creato dal suo nonno materno Achille Sclavo.

 “La guerra dei vaccini” è il nuovo libro, scritto a quattro mani che racconta la storia di alcuni grandi medici ricercatori, tra i quali in particolare Albert Sabin, creatore del vaccino per la Poliomielite che dopo aver girato mezzo mondo, ha trovato proprio a Siena il centro giusto per la produzione del suo vaccino.

Aula Magna dell’Istituto Enea Silvio Piccolomini di Siena: presentazione della “Guerra dei vaccini”

“I tre più grandi flagelli della storia dell’uomo sono la fame, la peste e la guerra – ha esordito il Professor Neri – ed è proprio da questo assunto che iniziamo la nostra narrazione nel libro. Basti pensare alla peste che nel 1348 ha imperversato nella nostra città. Grazie agli studi sui vaccini, siamo riusciti, nel corso degli anni, a ridurre il potere letale delle epidemie virali e batteriologiche e questo grazie anche al lavoro fatto da studiosi come Albert Sabin, che ho avuto il privilegio di conoscere personalmente. Il suo vaccino contro la poliomielite ha avuto una prima grande consacrazione in Russia, ma successivamente è proprio nel centro senese fondato da Achille Sclavo che ha trovato un grande appoggio. La poliomielite ha rappresentato una gravissima emergenza sanitaria a livello globale, ma alla fine è stata sconfitta, come tante altre malattie gravissime della storia dell’uomo”.

Albert Sabin è dunque al centro dei racconti del Professor Neri, ma non è stato il solo a dare un contributo importante per la guerra alla poliomielite.

“I tre principali protagonisti di questa lotta sono stati Jonas Salk, Hilary Koprowski e Albert Sabin – ammette il professor Leoncini – e tutti e tre sono accumunati da un’infanzia ed adolescenza non facile. Le loro storie parlano di una straordinaria determinazione nell’affermare le proprie convinzioni, che soprattutto tra Salk e Sabin hanno portato ad una vera e propria guerra per l’affermazione del proprio vaccino”.

“Come definire l’uomo Sabin dietro al ricercatore? Direi che è stato un uomo giusto – chiosa il Professor Neri – che ha sempre avuto come obiettivo primario la ricerca ed il bene dell’umanità. Sul lavoro era un uomo molto rigido, come è giusto e normale che sia, ma fuori dall’ambito lavorativo era una persona piacevolissima. Credo che la sua vicenda e quella di molti suoi colleghi possa essere molto utile per fugare alcuni dubbi e controversie sollevate dall’opinione pubblica nella recente pandemia”.

La storia deve insegnarci qualcosa. Per farci trovare pronti. Perché un mondo senza virus, batteri e microbi non può esistere. Ed allora impariamo meglio a conoscerli.

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