Uno sguardo critico oltre le dichiarazioni ufficiali. Enfasi del dicastero Cultura e dura realtà quotidiana
Le recenti dichiarazioni del ministro della Cultura Alessandro Giuli dipingono le biblioteche italiane come “presidi di civiltà ” e “spazi vitali di inclusione”, annunciando un investimento straordinario di 34 milioni di euro. Ma al di là delle enfatiche proclamazioni, qual è la reale condizione delle biblioteche nel nostro Paese? Esistono studi e indagini che possano farci comprendere lo stato dell’arte di queste istituzioni culturali?
Giuli descrive le biblioteche come l’infrastruttura culturale più diffusa in Italia, un capitale sociale inestimabile dove ogni persona ha accesso alla conoscenza. L’investimento da 34 milioni si articola in: 30 milioni per l’acquisto di libri da parte di biblioteche storiche e di prossimità , 3 milioni per l’apertura di biblioteche gestite da under 35 e 1 milione per sostenere la vendita di libri nei piccoli centri con meno di 5.000 abitanti. Il ministro parla anche di una “mappatura della siccità culturale” per identificare le aree più bisognose, con particolare attenzione al Mezzogiorno dove il divario negli indici di lettura è più marcato.
Le indagini qualitative condotte sulle biblioteche italiane rivelano un quadro complesso. I bibliotecari lamentano carenze strutturali croniche: parlano di strutture sottodimensionate, con personale precario e orari di apertura limitati – soprattutto nelle aree periferiche e meridionali – per rispondere alle esigenze delle comunità . Gli utenti, dal canto loro, cercano soprattutto libri di facile lettura e spazi per studiare, ma molti percepiscono questi luoghi come poco accoglienti per chi non è già un lettore abituale. L’esempio dell’Umbria, dove un’indagine del 2019 ha fotografato la situazione reale delle biblioteche regionali, mostra bene questa distanza tra ideali proclamati e realtà quotidiana.
I dati presentati dall’Associazione Italiana Editori mostrano un profondo divario tra Nord e Sud nella diffusione della lettura e dei servizi bibliotecari. Nelle otto regioni meridionali e insulari, solo il 62% dei cittadini sopra i 15 anni legge libri (contro il 77% del Centro-Nord), e i libri venduti sono meno di un quinto del totale nazionale nonostante vi risieda un terzo della popolazione. Al Sud c’è una libreria ogni 20.880 abitanti (contro una ogni 15.730 al Centro-Nord), con ampie aree scoperte, specialmente in Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia. È in questo contesto che il ministro Giuli parla di “siccità culturale” e annuncia il Piano Olivetti, ispirato alla visione di Adriano Olivetti, per riqualificare le periferie e le aree interne attraverso la cultura.
Mentre il ministro annuncia grandi investimenti e parla di biblioteche come spazi di “alfabetizzazione mediatica”, la realtà quotidiana di molte strutture è ben diversa. L’investimento di 34 milioni, per quanto significativo, deve essere valutato alla luce delle effettive necessità del sistema bibliotecario nazionale e della sua distribuzione sul territorio. La sfida sarà trasformare le retoriche dichiarazioni in interventi concreti che colmino il divario tra Nord e Sud e tra centri e periferie, garantendo davvero a tutti l’accesso a quelle “officine di sapere” che le biblioteche dovrebbero essere.
La strada è tracciata dalle parole del ministro, ma il cammino verso biblioteche realmente inclusive e diffuse richiederà di più che semplici annunci e proclami. Servirà un impegno costante, monitoraggio degli effetti degli investimenti, e soprattutto ascolto delle comunità locali che di quelle biblioteche dovrebbero essere i primi fruitori e custodi.