Quel che ha fatto il Covid ai nostri ragazzi

Il lookdown ci ha reso più fragili e a risentirne maggiormente sono stati bambini e adolescenti. Non è solo una sensazione, lo confermano i dati sui disturbi comportamentali registrati nell’età evolutiva da medici e psicologi.

Ansia, angoscia, rabbia, aggressività sono gli effetti prodotti dalla mancanza di vita sociale e mentre gli adulti hanno sentito forte il disagio soprattutto economico, per i ragazzi è mancata la possibilità di vivere con i coetanei.

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Ne hanno parlato nel talk show “Psiche e pandemia un equilibrio da ripristinare in adolescenti e adulti”, nell’ambito del Festival della Salute, Arianna Goracci, medico del dipartimento di medicina molecolare e sviluppo e Anna Orsi della Pediatria dell’AOU Siena, davanti ad una platea proprio di giovani studenti della 5b del liceo scienze umane Piccolomini con la docente Linda Cantiello.

“Avete vissuto sulla vostra pelle quello che è stata la pandemia – ha esordito la dottoressa Goracci -: isolamento, ansia, paura di essere contagiati. Gli effetti che abbiamo registrato sono disturbi dell’umore e della condotta alimentare, c’è stata un’impennata di casi di anoressia e di bulimia. Lo stare rinchiusi ha spinto ad un utilizzo eccessivo dei social e della tv creando dipendenza”.

I bambini, pur non capendo fino in fondo cosa stava accadendo, hanno assimilato le paure degli adulti. “Non sono stati colpiti direttamente ma hanno subito il cambio di comportamento che ha generato la crisi – continua -. Si è modificato lo spazio fisico, relazionale e affettivo dei bambini e adolescenti ed ha imposto nuove abitudini che però non sono state subito assimilate. Questo ha aumentato le fragilità e si sono evolute delle sintomatologia patologiche: disturbi d’ansia da separazione dei bambini dai genitori, la paura della morte che si è vissuta quotidianamente, disturbi del sonno e della concentrazione”.

I disturbi di alimentazione sono stati i maggiori, l’ospedale Gaslini ha registrato un aumento del 48 per cento delle prime visite di disturbo alimentare. “Nel lockdown sono aumentati gli obesi – ha detto Goracci -, essere notevolmente sovrappeso non è considerato un disturbo mentale ma spesso è collegato a problemi psicologici che spingono ad abusare nel mangiare. Gli stereotipi della donna magra e longilinea spingono tante ragazze a non mangiare oppure ad abbuffarsi e poi vomitare per mantenere il peso. Negli ultimi anni però il fenomeno ha interessato anche i ragazzi”.

La nota lieta è che passata la pandemia molte patologie spariranno. I giovani che spesso vengono considerati la generazione schiava dei social hanno ammesso in vari sondaggi di preferire le relazioni di persona e che le amicizie dal vivo sono migliori.

(Nella foto Mario Pappagallo con le dottoresse Anna Orsi e Arianna Goracci)

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