Su Draghi, esser scettici non guasta

Draghi ha indubbiamente un pedigree invidiabile. Ma permetteteci di rimanere scettici sull’impronta che lascerà nel Paese, ora che le sue competenze si allontanano da quelle bancario-finanziarie per addentrarsi in quelle più prettamente politiche e di indirizzo economico coordinato e condiviso.

Superata una perplessità iniziale, ora il nostro Presidente del Consiglio viaggia, incontra, parla con più frequenza agli italiani. E lo stesso lo fa con l’Europa dove qualcosa ottiene; diciamo quanto basta per fare buona figura perché al momento i grandi canali finanziari sono preclusi dall’assenza delle riforme richieste e più in là si scontreranno con scelte imprenditoriali senza grande forza prospettica e soggette a rigorose certificazioni.

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Definito portatore di interessi innovativi e visionari, tutti chiaramente sulla carta, Draghi è atteso a breve da uno scontro coi falchi dell’Europa oggi guidati dal presidente del Bundestag tedesco Wolfgang Schäuble, affiancato dal Ministro delle Finanze austriaco Gernot Blümel sempre più che convinti degli obbiettivi della rigidità fiscale.

Sono gli interpreti di quel rigorismo che, rinforzato dal ruolo dei così detti Paesi “frugali”, ha dato sostanza a quell’asse franco-tedesco che governa l’Europa. Una struttura di governo attualmente indebolita dal fatto che il Covid ha morso duro anche in Olanda e Finlandia, dal fatto che la Germania si avvia ad incerte elezioni e soprattutto dal fatto che, alla Francia, oltre alla Spagna, quel che chiede Draghi – “stimoli aggiuntivi, con l’obiettivo di tornare alla prudenza fiscale solo quando l’economia avrà raggiunto i livelli di attività pre-crisi” – sta più che bene.

Bisognerà prenderne atto e sperare che il Draghi-statista sia all’altezza del Draghi-banchiere o correre ai ripari, convincendosi che l’Italia del mandolino prevarrà su quella dell’idrogeno liquido, e non sarà l’Europa a risolvere tutti i nostri problemi.

Già ma come? Chi se ne rende davvero conto? La politica – quel poco che c’è – è concentrata sull’elezione prossima del Presidente della Repubblica e a come costruire un terzo polo tra le due probabili aggregazioni Pd-5S da una parte e Fdi-Lega-Fi dall’altra. Nel mezzo un pulviscolo di iniziative: Renzi, Calenda, Bonino e i professori amici di Draghi.

Alla fine della fiera probabilmente tutte queste legittime pulsioni ci consegneranno un Paese politicamente più debole e con un sacco di debiti da rifondere. Discorsi da disillusi? Qualunquisti? Smarriti? Probabile, di certo lo speriamo più di quanto vorremmo essere realisti.

Intanto, vedremo Draghi alla prova con il vicepresidente della UE Valdis Dombrovskis che ha dichiarato che si cercherà il consenso per rivedere le regole con l’obiettivo di conciliare la crescita con la sostenibilità fiscale e finanziaria.

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