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sabato, Aprile 5, 2025

Bing canta e i soldati piangono

“ sto sognando un bianco Natale, proprio come quelli che ho vissuto dove le cime degli alberi luccicano e i bambini stanno attenti per ascoltare i campanelli della slitta nella neve, sto sognando un bianco Natale con ogni bigliettino di Natale che scrivo, possano i tuoi giorni essere felici e luminosi e possano i tuoi Natali essere bianchi “

Ma te pensa un po’, io invece ho sognato più di una volta di essere l’autore di una canzone come questa, ma non mettiamoci a divagare. E uno dice: e che ci vuole, otto versi, due o tre rime, un solo ritornello et voila ! cinquanta milioni di copie vendute in tutto il mondo e centinaia di cover.

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“ Presto, prendi la tua penna e scrivi questa canzone. E’ la migliore che abbia mai scritto. Diavolo, è la migliore canzone che qualcuno abbia mai scritto ! “

Narrano le cronache della storia delle magiche Sette Note che in questa maniera si sia espresso Irving Berlin, nella mattina dell’otto gennaio 1942. E quel suo “prendi la tua penna e scrivi” diretto alla sua collaboratrice Helmy Kresa ci obbliga a curiosare nella vita di uno dei più celebri e prolifici autori di canzoni degli Stati Uniti, uno stupefacente autodidatta che non imparò mai nella sua lunga vita (ci lasciò a 101 anni) a leggere la musica e a suonare bene il pianoforte.

Izrail Moiseevic Bejiin, questo il vero nome, emigrò negli States dalla attuale Bielorussia a cinque anni e nella sua carriera mise al mondo oltre un migliaio di canzoni, soprattutto per musicals e per il cinema. Il tutto suonando in pratica solamente i tasti bianchi del pianoforte, tant’è che si era fatto creare uno speciale piano con pedali che gli permettevano di cambiare tonalità senza spostarsi sulla tastiera, mentre successivamente un collaboratore si occupava di trasformare in spartiti le sue creazioni.

Fra le altre, Berlin è anche autore di “God bless America”. L’autodidatta l’aveva scritta nel 1918 nel corso della prima guerra mondiale (scusate, ma mi viene da piangere nello scrivere queste ultime tre parole, forse anche soltanto alla parola “guerra”) lavorando su una rivista musicale che avrebbe dovuto tirar su il morale dei militari americani, ma decise di metterla da parte perché strideva con il tono allegro dello spettacolo.

Purtroppo, nel 1938 i famigerati venti di guerra cominciarono di nuovo a soffiare e Berlin tirò fuori dalla cassaforte la creazione di venti anni prima, che in seguito sarebbe diventata quasi un secondo inno nazionale a stelle e strisce.

“White Christmas” fu inserita nel 1942 nella colonna sonora del film “Holiday Inn”, in italiano “La taverna dell’allegria”, interpretato da Bing Crosby, Fred Astaire e Marjiorie Reynolds e a differenza della storia di altri celebri motivi che stentarono ad andare in prima fila, “Bianco Natale” si mise in testa la corona di regina del pop.

Un regno ancora in essere dopo più di ottant’anni. L’effetto devastante scatenato dall’ascolto di questa canzone in determinate situazioni è stato descritto dal nipote di Bing Crosby: “Mio zio raccontava spesso di essersi sentito terribilmente in difficoltà quando nel 1944, nel nord della Francia, cantò White Christmas, durante uno spettacolo con Bob Hope e le Andrews Sisters per le truppe americane in Europa. Risultato, centomila soldati in lacrime, molti dei quali non sarebbero tornati più a casa”:

Accidenti alle guerre e a chi ci sguazza, scusate lo sfogo non molto letterario.

Alla prossima.

https://youtu.be/mMl4Pls41qI?si=QCSNQ6mqPCvexCyl  (Crosby e Sinatra)

https://youtu.be/OrNU08owkWM?si=5e5qWLdoKTXoIw_5  (Armstrong)

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