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giovedì, Aprile 3, 2025

Criptovalute: tra investimenti e truffe digitali

Un mercato senza regole dove il rischio è sempre in agguato

Vediamo come funzionano le truffe con le criptovalute: si basano su una vera e propria “catena di Sant’Antonio” digitale, dove vince sempre il banco e il “parco buoi” rischia una perdita pressoché totale dei risparmi investiti.

Un consiglio professionale è d’obbligo: attenzione ad esporsi, non solo per le perdite improvvise e non calcolabili, ma anche per le possibili attività truffaldine dei promotori.

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Approfondiamo il tema dei Bitcoin e delle criptovalute in generale. Il 31 ottobre 2008, Satoshi Nakamoto (o chi per lui, se la persona non esiste e non possiamo saperlo con certezza) lanciava il Bitcoin, una moneta “virtuale”, molto virtuale, senza paesi emittenti e senza banche centrali alle spalle. Chi c’è dietro in realtà è ancora un mistero: si sa solo che possiede un milione di Bitcoin, che ai valori di oggi corrispondono a 84 miliardi di euro.

Questo “oro digitale” ha attratto negli ultimi 16 anni investitori anche importanti, come fondi internazionali. Tuttavia, sappiamo che ha anche un diffuso utilizzo nel riciclaggio di denaro sporco.

Oggi sono proliferate molte altre monete virtuali simili ai Bitcoin: si parla di un mercato di oltre 3.000 miliardi di dollari, pari al 400% della capitalizzazione della Borsa italiana. Nel 2024 sono comparsi oltre 2 milioni di token con finalità non sempre chiare, quotati su cripto-borse non controllate né controllabili. Queste valute, spesso dormienti, sono state utilizzate per scopi fraudolenti, e il mercato è in continua evoluzione.

Un’importante società di ricerca stima che ci siano oltre 74.000 casi di potenziali truffe ai danni degli investitori. Negli Stati Uniti non esiste una regolamentazione specifica per Bitcoin e criptovalute, il che ne favorisce la proliferazione, specialmente ora che questo mercato è sostenuto dal nuovo presidente Donald Trump, che ha persino lanciato una sua criptovaluta, ovviamente come privato imprenditore.

In tutti i casi, a vincere in questo strano mercato è sempre il banco, come nella classica catena di Sant’Antonio: alla società promotrice spetta sempre e comunque una commissione da parte dei sottoscrittori. Il finale è già scritto: una volta che il valore iniziale della pseudo-moneta è cresciuto, il promotore può incassare vendendo e lucrando sul sovrapprezzo realizzato.

I Bitcoin sono diventati anche la “fiche” preferita dai giocatori nei vari casinò, senza dover passare ovviamente dai canali bancari tradizionali, che sono tracciati. Negli Stati Uniti non esiste alcuna regolamentazione specifica sui Bitcoin, e il piano della nuova presidenza americana sembra essere quello di rendere gli USA il centro della finanza digitale mondiale, forse con la creazione di una riserva nazionale in Bitcoin.

Concludendo, questa forma di investimento per i risparmiatori appare molto volatile e quindi particolarmente rischiosa. Soprattutto, in assenza di controlli da parte delle autorità monetarie e valutarie, il mercato appare esposto anche a un rischio sistemico per eventuali provvedimenti di illegalità.

Il risparmiatore che vuole investire in questo prodotto deve essere pienamente consapevole di tutti i rischi che corre, sapendo che vale sempre il principio aureo della finanza, anche creativa: “il maggior guadagno potenziale è direttamente proporzionale al grado di rischio che si assume”.

Gianfranco Antognoli

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