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sabato, Aprile 5, 2025

Sei di destra leggi quello, sei di sinistra quell’altro

Chiacchierata con Paolo Benini, uomo di “destra biologica”, per capire se i senesi pensano davvero che l’informazione sia sempre partigiana

Metto le mani avanti dottor Paolo… Ci siamo imposti di non essere banali e noiosi. Semmai esclusivi e intellettualmente distaccati. Quindi affrontando il tema che qui di seguito suggerisco bisognerebbe astrarsi dai luoghi comuni.

Pur essendo molto differenti, e avendo nulla a che fare, con Francesco Storace e Vladimir Luxuria, c’è chi ha paragonato le nostre chiacchiere alla trasmissione di RadioRai “il Rosso e il Nero” che mercoledì scorso è giunta felicemente alla 284sima puntata. Quando mi capita di sentirli, ognivolta mi complimento per il format perché il fatto di avere due conduttori così diversi permette loro di trattare praticamente qualunque argomento. E’ efficace.

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Eppure lei stesso, dottor Paolo mi dice che, suppongo da Siena, c’è già qualcuno che si lamenta perché lei si confonde con una testata ritenuta di sinistra-sinistra… Cominciamo da qui. Lo conferma?

“Confermo che qualcuno, più di uno, mi ha fatto notare che io, di destra, scrivo in un giornale considerato di sinistra. Lei può capire, direttore, quanto quelle valutazioni mi abbiano turbato, giusto? Del resto, ho iniziato questa collaborazione per simpatia personale, sentimento che non provo facilmente verso molti, e perché mi appariva forse singolare – come forse appare anche ad altri – che provenissimo da storie così diverse. Oppure, forse non è vero, e in realtà ci accomuna il tentativo di usare il cervello, cosa oggi poco in voga, anche perché c’è un altissimo numero di persone che palesemente non lo possiede. Personalmente mi interessa dialogare con chi ha cervello, se poi l’interlocutore la pensa diversamente da me, poco importa”.

Una curiosità. Perché lei dovrebbe assimilarsi a qualche comportamento politicamente corretto delle destre, se dopo una recente esperienza come amministratore di destra e militanze ideologiche di quarantennale evidenza nell’area conservatrice, lei proprio dalle destre è oggi ricusato nelle sue opere e disconosciuto nell’appartenenza?

“Che devo dire? Io francamente non mi sono mai assimilato a niente o a nessuno, o meglio, se è capitato è stato per convergenza di idee e non certo perché sentissi il bisogno di assimilarmi a qualcuno. Mi piace pensare che in certi casi siano stati gli altri ad assimilarsi a me, per comodità loro. L’esperienza politica è stata davvero casuale nella sua ripartenza recente, ricordo a tutti che avevo già dato tra il ’90 e il 2001 e che, in un colpo solo, mi dimisi da tutto una mattina senza dire niente a nessuno. Per il recente ringrazio ancora oggi il Sindaco Avv. De Mossi per avermi dato l’opportunità di essere suo assessore e credo di aver ricambiato la sua fiducia. E comunque è l’unico con cui ho mantenuto dei rapporti. Con altri mi fregio di non aver avuto mai contatti prima e non averli avuti dopo. Io, a differenza delle modeste figure che pullulano nel panorama politico generale, e senese in particolare, sono una persona che conosce la riconoscenza e sono quindi anche leale. So che questo mi viene attribuito come peccato mortale, o meglio mi si dice così, ma vede ci sono fatti e persone di cui non voglio parlare qui. Diciamo che senza essere un vendicativo ho saputo sempre aspettare ed ho visto molti cadaveri passare sul metaforico fiume… E anche adesso sto seduto e mi godo lo spettacolo. Andiamo al sodo, Direttore, sono semplicemente troppo scomodo, non valgo niente ma per molti non c’è partita lo stesso. I nanetti manovratori non vogliono persone ingombranti, nell’escludermi mi lusingano. L’intelligenza e il pensare e il dire quello che si pensa sono sempre scomodi ma mi creda è un bene per pochi; forse per quelli che appunto una carriera ce l’ hanno… Sulle mie origini di destra penso non ci siano dubbi, sono stato persino citato in un libro recentemente pubblicato. Qualche dubbio invece ce l’ho io, su tanti destri odierni che somigliano più a una protesi che a un’identità politica”.

Paolo Benini

Come stabilisce le sue simpatie politiche oggi: in base alle tessere detenute, alle affinità elettive, alla simpatia o all’analisi e il ragionamento?

“Guardi, io sono di una destra che chiamo “biologica” (cioè inventata da me), nel senso che la natura stessa secondo me è di destra, così come il corpo umano che si conserva adattandosi in modo ragionevole. Progresso e progressismo sfrenati sono la grave malattia del genere umano. L’identità, il racconto di sé, tendono naturalmente alla conservazione; e direi che persino l’universo è intrinsecamente di destra. Delle tessere me ne frego, delle affinità e della simpatia altrettanto. Analisi e ragionamento mi portano naturalmente verso una visione conservatrice. Tuttavia, posso essere considerato anche di sinistra quando si parla di alcuni diritti, di tutela di meno fortunati, garanzia del lavoro, oppure forse sono semplicemente di destra perché curare questi aspetti serve a mantenere ordine e uno… – dioquantoodio questa parola – sviluppo sostenibile. Diciamo che io sono io, e voi… Se concludete alla maniera del marchese del Grillo sappiate che io non lo dico, ma neanche vi contraddico”.

Fenomeno della nostra contemporaneità è il polarismo. La carta stampata è venuta meno, le testate migliori si sono trincerate dietro l’abbonamento, ma l’offerta di informazione è addirittura aumentata, soprattutto quella di dubbia qualità. In questo scenario moltissimi leggono solo quello che si avvicina alle loro convinzioni primigenie… E’ per questo che SienaPost è un prodotto che in città non si dovrebbe leggere se si è di destra?

“Esistono i bias cognitivi (cfr tendenze cognitive), specialmente quello di conferma, per cui i cretini leggono soltanto ciò che conferma le loro convinzioni iniziali. Su SienaPost, sempre i cretini amano etichettare, perché così fanno prima a scegliere e a portare il cervello all’ammasso. Se apri un centro rottamazione cervelli diventi plurimiliardario. Siena Post è di sinistra, quell’altro di destra. Guardati allo specchio e dimmi tu chi sei: davanti a questa domanda o mentono o tacciono”.

Un altro modo di porre la domanda. La mia formazione la inizia mio padre negli anni ’80 che mi convince dell’importanza di leggere la realtà descritta negli editoriali di Montanelli (Il Giornale) e di Macaluso prima e Chiaromonte poi (l’Unità). Per lui la convinzione politica nasceva dal confronto. Sbagliava?

“Forse suo padre aveva ragione allora. Oggi, francamente, non saprei. Ognuno dovrebbe esprimere una propria idea autonoma basata su solide conoscenze di base e poi dovrebbe guardare chi la pensa allo stesso modo e non gli chiederei se è di destra o di sinistra. Che non si spendono 2.000.000 in un campo di atletica per poi gestirlo come il campo dell’oratorio non è di destra o di sinistra… E’ di che la pensa così. Che non serve una piscina nuova in piazza d’armi non è di destra o di sinistra… E’ semplicemente così e ci sono i dati a dimostrarlo e così via. Allo steso modo certi investimenti di FMPS sul “tortino di ceci” sono totalmente inutili. Eccetto per qualcuno?. Questo non è né di destra né di sinistra. E così via. Ma attenzione non è neanche Civico che a sua volta è un bluff il 90% delle volte e del restante 10% non siamo sicuri”.

Oggi che impera il “non voto” lei ritiene che convincere un giovane a farsi una vera coscienza politica sia aiutarlo o fargli perder tempo? Gli insegnamenti che dava Bruno Vespa alla sue trasmissioni politiche era che si imponeva chi berciava di più…

“Personalmente cerco di fare in modo che i miei figli stiano lontani dalla politica partitica e che non perdano tempo e si dedichino piuttosto alla propria vita completa. Dico sempre loro: che vita vuoi fare? Fai tutto quello che serve per realizzarla e ricorda che se da una parte prendi da qualche altra perdi. Non guardo Bruno Vespa, anzi francamente non guardo niente, anche se talvolta sto davanti alla TV con gli occhi aperti. Ma non vedo niente, penso agli affari miei o traffico con i miei blog”.

Scusi se ritorno sul tema, perché esso fa parte della mia dignità professionale… Sa, faccio un po’ di fatica per dire e ripetere che è un’esperienza gratuita e aperta, consentita a chiunque purché abbia qualcosa di interessante e vero da dire, sappia farlo con buona educazione e sia disposto a metterci sotto la sua firma… Ma perché SienaPost dovrebbe essere un giornale di sinistra-sinistra?

“Non so, c’è lei? La sua storia o quella che pensano di sapere gli altri? C’è Ivano Zeppi, un ragionatore d’altri tempi? Non so guardi! Francamente non saprei. Me ne infischio”.

Anni fa aprii delle riflessioni con persone oggi tutte scomparse – tra di essi Mauro Barni, Giovanni Grottanelli de Santi e Alberto Monaci – che mi dicevano come una regola non scritta ma chiara fosse che un individuo che volesse cimentarsi in politica dovesse prima farsi una carriera. Le cose tuttavia stavano cambiando… Accettato questo concetto del giovane che cerca il proprio futuro direttamente in politica si dovrebbe convenire che scattano i paramenti di “oltreognivittoria”: la politica equivale a un lavoro o una disciplina sportiva?

“Penso avessero ragione, ma diciamolo, via Direttore, questi nomi hanno intrecciato un po’ carriera e politica e poi non sono proprio tutti uguali. Ma diciamo che oggi ci sono in politica persone che senza la politica avrebbero contato le stelle quando c’erano le nuvole. Nello stesso tempo si sono aperte voragini dove si sono inseriti anche professionisti per solo unico interesse personale nel puro significato del termine. Che contributo danno? Tiriamo fuori fatti concreti. Se si tratta di chiacchiere… su tutto sono prolifici, se si tratta di fatti stanno a 0. Ma fanno bene perché la gente vota non sa chi e non sa come. Siena mi fa pensare che Altiero Spinelli quando parla in qualche modo del re filosofo (copiato da Platone) avesse un po’ di ragione. Diciamo che Macondo-Siena ha fatto davvero davvero la fortuna di tanti e poco di sé. Ma d’altra parte se non riesci a capire la differenza tra chi sei veramente e cosa pensi di essere… è sempre un problema qualunque siano i valori delle due entità”.

Concludiamo… cosa ci sta nel nostro futuro? Una dimensione di fluidità politica che ci porterà a cercare integrazioni oltre le lingue e le frontiere con l’Europa oppure la dimensione Brescello alla Guareschi con dicotomia cronica e il solo dubbio su chi sarà il prossimo Peppone e il prossimo Don Camillo?

“Mi guardo intorno e vedo caricature politiche che cercano disperatamente di dare un senso alle loro vite, poveretti. Persone che hanno vissuto con frustrazione l’essere secondo loro, ripeto secondo loro, “modesti“ impiegati, così frustrati che, dopandosi, hanno creato un piccolo spazio per farsi vedere… Ma il punto è che non riescono loro a vedersi. Io sono per il Brescello di Peppone e Don Camillo, due personaggi veri, dove si assisteva di continuo al confronto tra aspetto ideale e pulsioni personali; e questo alla fine li rendeva umani. E’ un idea un po’ romantica e, mentre la penso, studio con interesse per capire come i chip consentiranno il cervello esteso e mi chiedo… Ma quelli con la zucca vuota anche con i chip cosa estenderanno?”

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