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venerdì, Aprile 4, 2025

Non possiamo che trovarci Dal Vitti

Riapre il locale storico da capo a via Montanini, due babbi, tre figlioli e una nonna sopra a tutti

Vi sareste fidati se vi avessimo chiesto di darci appuntamento il primo aprile davanti la Bronzina? Ecco, appunto, non vi siete fidati. Bravi, ma lo avete fatto per la ragione sbagliata.

Perché c’è chi a quel luogo, e a quella data, dava dei valori assolutamente notevoli e assolutamente differenti dalla goliardata. Era la data simbolica per la ripartenza della Rosticceria Vitti 2.0, data che aveva molto a che fare con babbo Vasco, venuto a mancare nell’inverno di tre anni fa, lui il co-titolare che aveva gestito quell’esercizio con la moglie Fosca fin dal 1964.

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Rosticceria Vitti. Da capo a Via Montanini. Troviamo un pensiero sui suoi passati titolari tratteggiato con eleganza da Andrea Pagliantini sul suo “blog del Campino del Paiolo e l’urlo della Porta di Vertine”. L’acquolina in bocca viene da sé ripensando a polpette, crostini e crocchette, insomma alla filosofia del “rinforzino”, del “fermino all’appetito”. Io personalmente sono ancora preso in giro da amici e colleghi, perché quando nel lontano 1993, a pochi passi da lì, dirigevo il mio primo quotidiano… allora, immancabile sulla mia scrivania, accartocciato nella stagnola, c’era un pollo arrosto sbocconcellato del Vitti.

L’ufficio lì accanto non ce l’ho più e d’altronde neanche il pollo del Vitti sarà un prodotto perpetuato. Nella versione 2.0, logo riproposto, ma approccio artistico rivisto da Daniele “Lu” Leonardi che ha suggestionato tutti con l’idea di dare la denominazione “Dal Vitti”… Un’idea immediata. Anche se forse la realtà risponderebbe meglio a un “Dai Vitti”.

Il nuovo esercizio che mischierà nuovo e antico nasce dall’esempio di coesione di una famiglia che si fa forte della propria unità e ha sempre creduto nella dignità e nel rispetto dati dal lavoro duro. Sono due fratelli – Alessandro e Gianni – con i loro figli – Andrea, Virginia e Alessandra –; in cima alla piramide ci sta nonna Fosca e alla base ci staranno cinque-sei assunti per realizzare almeno un gruppo di una dozzina di persone coinvolte nella gestione.

Quando troviamo Gianni Vitti, per chiedergli qualche ragguaglio, siamo ancora ammirati da quel che stanno facendo. Per noi rappresentano una Siena che si mette in gioco senza aspettare il tramonto. E’ lui che attacca discorso per primo…

“Non ti ci mettere anche te a chiedermi quando aprite! Qui basta andare sulla soglia a fumare una sigaretta e te lo chiedono in dieci…”

Ma che ti pare? Non te lo chiediamo, no. Ti chiediamo invece perché non hai già aperto il primo aprile?

“Era una data a cui tutti tenevamo; davvero, purtroppo dare il via a un’impresa è cosa complessa. Soprattutto quando si tratta di garantirsi fornitori seri che ci diano prodotti di qualità. Comunque siamo già in fase di cenini con i molti che ci hanno aiutato nell’allestimento, sabato prossimo – dopodomani, ndr – faremo un’inaugurazione per amici e clienti e, nel corso della settimana che verrà, inizieremo la normale routine di apertura”.

E’ bella questa cosa della famiglia tutta unita. Parlacene un po’…

“Alcuni di noi erano già coinvolti nel Bar degli Archi, da capo a via Garibaldi, che ora abbiamo restituito alle Pie Disposizioni, riprendendoci la licenza. Molto ha contato l’entusiasmo e lo sprone dei figli che ci hanno determinato a buttarci in questa impresa che rappresenta duro lavoro e sacrificio ma sulla quale non ho mai avuto dubbi. Siamo tutti soci di una società in nome collettivo che ci rende parimente responsabili e ci fa rischiare in proprio”.

Raccontaci di nonna Fosca, sarà ancora dietro al banco?

“Quando lo vorrà penso proprio di sì. Lei sarà il generale in capo. Ha novant’anni, ma non li dimostra. E in materia di commercio si è tenuta sempre aggiornata, la sua esperienza ci è servita e ci servirà. Mi dici del microonde? No, quello non rientra nella sua filosofia, ma ci sarà. Al momento il “generale” sta rivisitando la sua torta di mele con l’idea di includerla nei menù permanenti”.

Che cosa diventerà domani “Dal Vitti”? Un posto “fiocchettino” in cui lasciare 50 euro a coperto?

“Non penso proprio. Sarà molte cose, però. Come primo punto di forza metterei la gentilezza dell’accoglienza e la tradizione nei menù toscani. Contiamo di tenere la cucina in funzione da aprile a ottobre tra le 11 e le 22, le sedute saranno aumentate considerando che potremmo disporre dell’intera piazzetta salvo un corridoio di rispetto a beneficio degli uffici Mps e considerando che, soprattutto per i mesi freddi, avremmo a disposizione dei locali aggiuntivi, quelli che sono stati del barbiere contiguo, che ora sono divenuti funzionali al locale. Ci sarà chiaramente la possibilità di acquistare al banco e non intendiamo sottrarci alla moda degli aperitivi serali e per essi abbiamo predisposto carte vini accurate”.

Per la serie gli intramontabili o irrinunciabili, quali saranno le portate di una volta che riproporrete?

“Siamo in affanno per trovare stampini adeguati per il cremino. In tanti ci chiedono di riproporlo: era la nostra mozzarella in carrozza, fritta e rivisitata con prosciutto cotto. Ci saranno i supplì di riso, i crostini rossi con le vongole e poi tutte le altre tartine che c’erano nel così detto tagliere che fu chiamato “di Vasco”, perché erano tutte cose che aveva inventato lui”.

Tu Gianni sei un personaggio molto noto e popolare. Pensi che avrai il tuo da fare a spiegare ai tuoi molti amici della Lupa che ora devono diventare clienti?

“A dire la verità di amici ne ho davvero tanti anche nell’Istrice. Ciò non toglie nulla al fatto che nella Lupa ci sono nato, ci sono cresciuto e quando sarà la mia ora ci morirò. Tutte queste persone sanno che la nostra mission familiare è di dar da mangiare alla gente per farla star bene. E’ questo che conta per loro”.

Che significato ha per un lupaiolo riconquistare spazi al di sopra di Vallerozzi?

“Qui è Lupa. C’è anche la vecchia chiesa di San Donato che dà il nome a una nostra compagnia militare, tuttavia ora che mi ci fai pensare, sì, giù alle fonti, c’è l’abitudine di dire “Si va in su, si va in città o si va a Siena”… Ultimamente però sono in molti i lupaioli che stanno ripopolando i fondi commerciali del nostro lato di via Montanini”.

Senti, fino a ieri, la sera con te ci si salutava presto. Ogni giorno avevi la sveglia alle 4 per le lievitazioni del Bar degli Archi, d’ora in poi quale sarà la tua giornata tipo quando non sarai “Dal Vitti”?

“Andrò nella Lupa, andrò nella futura sede di Usd Millenovecentoquattro per lavorare a quel progetto, starò in casa. Non sono un gran viveur”.

Gianni Vitti in missione per Usd Millenovecentoquattro

Non ti chiediamo niente di Lupa sennò ci sovrasti, invece potresti dirci di cosa fai per il Siena?

“Guarda che come persona sono sempre molto positivo e difficilmente aggressivo. E lo ero anche quando nella Lupa non si vinceva mai il Palio. Per il calcio vorrei parlare meglio inglese per avere un miglior colloquio con l’attuale proprietà svedese. Credo comunque siano brave persone. Usd Millenovecentoquattro, il supporter trust, mi sta facendo vedere il Siena in una maniera diversa. E’ molto importante che l’associazione sia decollata, consentirà ai tifosi di essere propositivi sulla stessa organizzazione della società”.

Vabbeh chiudiamo, prima però ci attendiamo un sorriso conseguente ai tanti aneddoti su questa liaison fra la famiglia Vitti e la Bronzina che poi sarebbe la fontana dell’Abbondanza, tramandata ai posteri grazie agli scalpelli di Fulvio Corsini nel 1925…

“Più che aneddoti direi che la fontana e la piazzetta sono stati occasione di rimproveri. Ma anche di cari ricordi… Penso ad esempio alle moltissime partite a calcio giocate lì con palle fatte con la carta stagnola pressata. Non tutti approvarono che imparassi proprio lì ad andare in motorino e babbo non apprezzò per niente quando riempii la fontana di girini, trovati in un fontone, nella paura di trovarsi la piazzetta invasa dalle rane”.

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