Somatizzare il lutto Mps per ricostruire insieme

C’è un racconto che comincia a suonare stonato e che, poco o nulla, ha a che fare con la ricostruzione storica puntuale. Ha ragione Maurizio Cenni.

E’ quel racconto che vuole i “comunisti” – Pci, Pds, Ds, Pd – come unici responsabili del crollo della Banca Monte dei Paschi.

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Di più: per alcuni le responsabilità sono sempre collettive, se si parla di casa degli altri; viceversa sempre individuali, se si parla di casa propria.

Per non parlare di chi ha cambiato casacca che si salva, magari con la piccola bugia di aver preso le distanze proprio con il cambio. Chi non si salva, ed è colpevole a priori, magari è proprio chi semplicemente è rimasto dove era. Alla fine questo racconto diventa fastidioso.

Ma davvero qualcuno pensa che la colpa di ciò che è accaduto alla banca senese possa essere addebitato in toto soltanto al Pd? Solo perché nessuno del Pd prova ad argomentare una difesa?

La collocazione politica dei rappresentanti pro tempore della banca basta per coinvolgere l’intero partito? Davvero si ritiene che tutti quelli che per intere stagioni hanno “scorrazzato“ in lungo e in largo nei molteplici Consigli di amministrazione delle controllate, collegate, oltreché della casa madre, pensano di tirarsi fuori dalle responsabilità politiche?

Davvero si ritiene che tutto possa essere ricondotto alle pur importanti verità processuali e giudiziarie? Davvero si pensa che non vi siano, con diversi gradi, delle responsabilità collettive più ampie?

Eppure a Siena, senza metterla giù dura, c’è un termine efficace per spiegare il coinvolgimento di molti: “il concone”. E, volendo, “il concone” è rintracciabile anche per la Fondazione Mps e per la Banca.

Assai agevolmente, basterebbe scorrere le cronache dell’epoca e ritrovate i bollettini delle tante “nomine”. Pe non andare soltanto a memoria, prima o poi qualcuno lo dovrà fare un elenco. Anche se non starà bene. Non sarà giudicato “politicamente corretto”. Sarà visto alla stregua di liste di proscrizione, del vituperato green pass.

Certo, abbiamo parlato di diversi gradi, non di tutti responsabili. Tutti responsabili sarebbe un po’ troppo, perché alla fine, se tutti fossero responsabili, nessun sarebbe responsabile. Ma per qualcuno che faceva e disfaceva c’erano altri che avevano convenienza a lasciar fare.

Certo, il Pd ha una responsabilità, almeno dopo la crisi, è rimasto silente; ha lasciato che gli fossero addossate tutte le responsabilità. Le ragioni di tale silenzio?

Aspettare i processi, sicuramente. Non “sputare” nel piatto dove comunque si era mangiato (come altri facevano). L’abbandono o l’allontanamento di quelli che c’erano, e sapevano, veramente il corso delle cose.

Ma anche un silenzio motivato dalla preoccupazione responsabile che un dibattito esplicito sulle responsabilità poteva allontanare le soluzioni per il salvataggio della banca. Bisognerebbe avere il coraggio di dirsela almeno a Siena qualche verità.

A prescindere da come è andata, ci sarebbe un dibattito tutto politico ancora da fare. E non è compito dei tribunali. Maurizio Cenni ha dato il via… il dibattito è aperto.

Siena non ha più in mano la soluzione per salvare le prerogative fondamentali della banca. Quasi sicuramente, le soluzioni, transiteranno da piazze politiche come quella di Roma e da piazze finanziarie come quella di Milano, da piazze regolatrici che sono in Europa.

Non c’è nulla da rimuovere o nascondere. Ci sarebbe solo una serena discussione da fare. Tutta politica. Senza giudici, processi o cappi. Solo così Siena potrà fare punto a campo, guardare al futuro, mettersi tutti a lavoro per lo sviluppo della città.

Altrimenti ciascuno incolperà l’altro del decadimento e ciascuno avrà la sua parte di ragione. Ma Siena nel suo complesso ne subirà le conseguenze.

Non è questo un appello generico a volersi bene. Semplicemente a somatizzare il lutto. Chiudere una fase. Aprire a nuovi talenti senza più chieder loro di schierarsi rispetto al passato.

Riorganizzare un’idea di comunità che è quella che alla fin fine nel passato ha reso grande Siena che pure è sempre stata una piccola nicchia. Su dei colli, senza un fiume, ma con alcune idee che valevano un rinascimento.

(Foto Fb dalla propaganda di Beppe Grillo)

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