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martedì, Aprile 1, 2025

Toscana in crisi, Siena scelta come esempio di snaturamento del centro

Per Confcommercio calano negozi e botteghe tradizionali, crescono strutture ricettive e ristoranti, trasformando l’identità della città

Nei giorni scorsi, Confcommercio Siena e Toscana hanno reso pubblici dati e riflessioni allarmanti sullo stato del commercio, in particolare nei centri storici. Cerchiamo di fare un sunto di questa preoccupante situazione che vede Siena come un emblematico caso di studio a livello regionale.

Il centro storico di Siena sta vivendo una trasformazione radicale del suo tessuto commerciale, con una preoccupante diminuzione delle attività tradizionali a favore di un aumento delle strutture ricettive e della ristorazione. I numeri, impietosi, elaborati dall’Ufficio Studi Confcommercio sui dati Centro Studi delle Camere di Commercio G. Tagliacarne, evidenziano una tendenza inequivocabile che rischia di snaturare l’anima stessa della città del Palio.

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Nel 2024, si contano solamente 243 attività commerciali all’interno delle mura senesi, un dato allarmante se confrontato con le 293 del 2019 e le 322 del 2012. Anche al di fuori del centro storico la situazione non è rosea, con 315 attività commerciali nel 2024, in calo rispetto alle 361 del 2019 e alle 381 del 2012.

A fronte di questa contrazione del commercio tradizionale, si registra una crescita significativa nel settore dell’ospitalità e della ristorazione. Nel cuore di Siena, le strutture ricettive, i ristoranti e i bar raggiungono quota 260 nel 2024, superando le 253 del 2019 e le 218 del 2012. Un trend simile si osserva anche nelle zone esterne al centro, dove si contano 317 attività di questo tipo nel 2024, contro le 306 del 2019 e le 282 del 2012.

Daniele Pracchia, direttore di Confcommercio Siena, esprime una forte preoccupazione per questa evoluzione: “Sono numeri che mettono in luce in modo evidente il cambiamento epocale a cui siamo di fronte. Il rischio è quello di vedere in 10 anni sparire una categoria economica, che si è già ridotta tantissimo in questi anni. È una scelta su cui la politica tutta deve agire ora per trovare soluzioni concrete”. Pracchia individua tra le cause principali la diminuzione della capacità di acquisto, l’evoluzione del web e dei comportamenti di acquisto che privilegiano esperienze come aperitivi, cene e weekend dedicati a eventi culturali, a discapito dell’acquisto tradizionale nei negozi fisici, sempre più spesso soppiantato dall’online.

L’analisi nel dettaglio delle categorie merceologiche rivela un quadro variegato ma complessivamente negativo per il commercio tradizionale nel centro storico.

Gli esercizi non specializzati sono drasticamente diminuiti, passando da 13 nel 2012 a soli 9 nel 2024. Le attività dedicate a prodotti alimentari e bevande mostrano una leggera flessione, con 39 negozi nel 2024 contro i 44 del 2012. Al contrario, fuori dal centro si registra una crescita in questa categoria. I tabacchi rimangono sostanzialmente stabili. Non esistono più rivendite di carburanti nel centro storico, e anche fuori dal centro si registra un calo significativo. I negozi di informatica e telecomunicazione hanno visto una crescita iniziale nel centro, per poi spostarsi prevalentemente fuori dalle mura. Le attività che vendono prodotti per uso domestico hanno subito una forte contrazione sia nel centro che fuori. Anche la vendita di articoli culturali e ricreativi è in netto calo. Le farmacie mostrano una leggera diminuzione nel centro e una più marcata fuori dal centro. La categoria “altri prodotti in esercizi specializzati” è quella che registra la maggiore perdita di attività, sia nel cuore di Siena che nelle zone limitrofe. Il commercio al dettaglio ambulante mostra timidi segnali di ripresa fuori dal centro, dopo un calo generalizzato. Non ci sono più attività di commercio al dettaglio al di fuori di negozi, banchi e mercati nel centro storico, mentre si registra una crescita di questa forma commerciale fuori dalle mura.

La situazione è ben diversa per il settore dei servizi legati al turismo e alla ristorazione. I servizi di alloggio sono in costante crescita sia nel centro che fuori, con un aumento significativo di alberghi e soprattutto di “altre forme di alloggio” come B&B e affittacamere. I ristoranti registrano un incremento marcato, confermando l’attrattività di Siena come meta enogastronomica. I bar, invece, mostrano un trend negativo sia nel centro che fuori, suggerendo un cambiamento nelle abitudini di consumo o una maggiore concorrenza.

Daniele Pracchia riconosce l’impegno dell’amministrazione comunale di Siena nel voler regolamentare il Sito Unesco come possibile strumento per limitare l’insediamento di determinate tipologie di attività e contrastare la desertificazione. Tuttavia, sottolinea che “non basta” e invoca un intervento più incisivo da parte del governo centrale. Confcommercio propone da tempo sconti fiscali sugli affitti, forme di canoni concordati e livelli di tassazione adeguati per incentivare l’apertura di attività commerciali fisiche.

Il quadro senese si inserisce in un contesto regionale toscano anch’esso in sofferenza. Secondo la ricerca di Confcommercio, tra i Comuni capoluogo di provincia che hanno registrato il maggior calo di negozi tra il 2012 e il 2024, Firenze si posiziona al 65esimo posto (-23,1%), mentre Siena si colloca all’81esimo posto con una perdita del 21,8%. Peggio di Siena fanno solo Pisa e Prato in Toscana, mentre Pistoia, Livorno, Arezzo, Massa, Lucca e Grosseto registrano perdite ancora maggiori.

Marinoni, direttore di Confcommercio Toscana, evidenzia come “in poco più di dieci anni in Toscana ogni capoluogo ha perso in media un’attività commerciale su quattro. E la flessione si è accentuata dopo il 2019, negli anni della pandemia, quando le fragilità del settore si sono amplificate”. I settori più colpiti a livello regionale sono stati l’abbigliamento, le calzature, gli articoli per la casa, i giocattoli, le librerie, le edicole, le ferramenta e le cartolibrerie, oltre al commercio ambulante e ai negozi di alimentari.

Anche nel settore dei pubblici esercizi a Firenze, come a Siena, i bar hanno subito una contrazione, mentre la ristorazione e il settore ricettivo extralberghiero mostrano segnali positivi.

Marinoni lancia un allarme sulle conseguenze della desertificazione commerciale, che non sono solo economiche ma anche sociali: “meno negozi significa meno servizi, meno presidi sul territorio, minore sicurezza e una qualità della vita compromessa, soprattutto nei centri storici e nei piccoli borghi. La sfida ora è invertire la rotta, promuovendo politiche di rigenerazione urbana e sostegno al commercio locale, per evitare che le città si svuotino e perdano la loro anima. Nel frattempo, ognuno di noi può fare la propria parte attraverso azioni di consumo consapevole. Per esempio, scegliendo di acquistare nei negozi di vicinato anziché dai colossi del web. Anche così si fa vivere la città”.

La trasformazione del centro storico di Siena, con la sua progressiva perdita di negozi tradizionali e la crescita del settore turistico-ricettivo, solleva interrogativi cruciali sul futuro dell’identità della città e sulla necessità di interventi politici mirati a sostenere il tessuto commerciale locale e preservare la sua vivacità e autenticità.

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