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sabato, Ottobre 1, 2022
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Diabete, una malattia grave che aggredisce di più le classi più povere

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Nella giornata mondiale del Diabete si è parlato di questo argomento al Festival della Salute. Alle ore 10 nella sala Italo Calvino al Santa Maria della Scala, nel corso di una conferenza moderata dal giornalista Mario Pappagallo e che ha visto la partecipazione del professor Francesco Dotta, direttore UOC Diabetologia AOU Siena, il dottor Guido Sebastiani, Medico e Ricercatore della Fondazione Umberto di Mario dell’Università di Siena e collegato da Roma il professor Dario Pitocco, Direttore UOC Diabetologia della Fondazione Universitaria del Policlinico Gemelli IRCSS di Roma.

Mario Pappagallo

L’evento può esser rivisto a questo link: https://fb.watch/9gJoC0BC5l/

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Un tema molto serio, sia per la diffusione della malattia, sia per le recenti implicazioni che sono emerse legate al Covid 19.

“Il diabete è stato per tanti anni una malattia che conduceva ad una morte molto prematura – esordisce il professor Dotta – adesso, grazie al continuo progresso della medicina, è diventato una malattia che può essere gestita, anche se purtroppo al momento non esiste una guarigione. Ed è proprio questa la nostra sfida, quella di trovare una cura che oltre a garantire uno stile di vita sempre più “normale” possa dare una speranza di guarigione ai pazienti”.

Francesco Dotta

“Nella gestione della malattia – continua il Pro Rettore dell’Università degli Studi di Siena – invece abbiamo fatto passi da gigante, grazie anche alle nuove tecnologie, perché oggi esistono degli induttori piccoli, dotati di sensori, che consentono di dosare la quantità di insulina che serve al paziente che può essere autonomo nell’assunzione”.

“Il Diabete è una patologia complessa – incalza il dottor Sebastiani – perché è condizionata dalla variabilità di più fattori. Ci troviamo dunque a dover gestire una grande eterogeneità e questo ci porta a dover sezionare il più possibile le varie tipologie di pazienti da trattare poi con terapie differenti. Qual è in questo momento il target terapeutico migliore? Al momento direi che esiste solo il più adatto in base al paziente che ci troviamo a dover curare. Non esiste il migliore”.

Guido Sebastiani

In collegamento da Roma, anche il professor Pitocco interviene sull’argomento: “Il diabete di tipo 2 sta assumendo, per diffusione, le caratteristiche dell’epidemia. Si tratta di una malattia che ha anche risvolti sociali, perché va ad incidere sulla vita e le abitudini delle persone, sulla loro alimentazione e sull’attività fisica. Fortunatamente oggi abbiamo farmaci che ci aiutano ad adattarci alla grande eterogeneità della malattia e modificare la durata della vita di un paziente diabetico, anche perché si è vista la loro efficacia anche nel prevenire, almeno in parte, l’impatto delle malattie cardiovascolari, che nei pazienti diabetici hanno un’incidenza doppia rispetto alle persone normali”.

Infine una panoramica su come e quanto il Covid abbia impattato il mondo dei diabetici…

“Il paziente diabetico che contrae il Covid è esposto maggiormente ai rischi della malattia – conferma il professor Dotta – perché l’infiammazione causata dal virus si associa ad un peggioramento della patologia con gravi conseguenze. Inoltre si sono riscontrati anche diversi casi di pazienti che sono diventati diabetici dopo aver contratto il Covid”.

“Abbiamo notato – conferma il dottor Sebastiani – che nel pancreas e nelle beta cellule, che sono quelle che producono insulina, vi è presenza di ricettori del virus e questo vuol dire che ci può essere correlazione tra il virus e l’insorgenza di questa malattia. Con il tempo capiremo meglio gli effetti a lungo termine”.

Non ha aiutato neppure il lock down, che ha costretto le persone a casa e quindi rallentato quelli che sono i tradizionali iter di monitoraggio e cura.

“Diciamo che per quanto riguarda i pazienti con diabete di tipo 2 le chiusure non hanno aiutato – ammette Pitocco – soprattutto perché è stato più difficile eseguire i tradizionali follow up che sono invece fondamentali. Per quanto riguarda invece i diabetici di tipo 1 probabilmente le chiusure hanno stimolato i pazienti ad essere più responsabili ed autonomi nel controllo e nella gestione della malattia, visto che abbiamo iniziato a trattare la maggior parte di loro a distanza grazie alla telemedicina”.

E’ intervenuto da remoto il professor Dario Pitocco

Infine un flash sul “dove” la malattia è più diffusa e sul “come” provare a prevenirla…

“Mangiare cibi sani ed equilibrati, ricchi di fibre e alcune proteine, oltre a fare attività fisica è già un buon metodo da adottare – conclude il dottor Pitocco – Per questo le zone dove vi è un’accentuata diseguaglianza sociale sono quelle più a rischio, perché il cibo sano costa di più e pertanto è meno accessibile rispetto al cibo di cattiva qualità”.

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