Draghi parla, ma il problema resta

Dunque Draghi parla, fa conferenza stampa, comunica e interviene su questioni delicate: politica estera, Europa, Turchia, dittatori e poi il richiamo ai criteri di somministrazione dei vaccini.

Draghi ha voluto dimostrare che parla, sa parlare, ha cose da dire. In qualche modo ha risposto contemporaneamente a chi voleva un Presidente meno comunicativo e a chi chiedeva un Presidente che sapesse dare un indirizzo. La verità qual è? Perché Draghi ora è costretto a parlare?

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La verità è che, nonostante le comprensibili argomentazioni su emergenza e solidarietà, a una parte degli italiani non è proprio piaciuta la modalità di come Draghi è arrivato alla Presidenza del Consiglio. Qualcosa che è andato aldilà del “maldipancia” del Popolo dei CinqueStelle. Il dimissionamento di Conte resta per ora un nodo irrisolto.

Oggi questa parte di italiani è silente perché non vuole essere accomunata con i guastatori e tantomeno alla Destra. Ma un dissapore c’è, pur se i sondaggi sui gradimenti non riescono a percepirlo fino in fondo. E tuttavia, volendo essere pignoli, qualcosa dicono: perché Renzi non cresce? Gli italiani non credono al merito che si attribuisce per l’arrivo di Draghi, oppure ritengono che ci siano state delle forzature? E anche altri sondaggi qualcosa lasciano intravedere: la crescita di Fratelli d’Italia e lo stesso gradimento a Draghi che non sale (anzi scende).

La critica è silenziosa, anche perché coinvolge il Presidente della Repubblica Mattarella che, per il giusto obiettivo di non portare il Paese alle elezioni politiche, ha smesso per un attimo il vestito del garante e ha fatto “una forzatura”. Importa poco se fosse o meno nelle sue prerogative. E’ dibattito per i costituzionalisti.

Il punto? Il punto è che in qualche modo un certo numero di italiani – sicuramente un pezzo importante del popolo di centrosinistra – ha avvertito come propagandistico l’obbiettivo del “governo dei migliori” che per forza i tecnici di ora dovrebbero essere migliori di quelli di prima. Di fatto, per questa parte di italiani, il governo Draghi si è distinto, nel suo insediamento, per aver aperto a Lega e Forza Italia e per aver un miglior favore della stampa del Nord.

Vere o meno, queste critiche covano sotto la cenere. Sopite anche dal fatto che potrebbero portare acqua ulteriore al mulino di Fratelli d’Italia. Tuttavia il silenzio di Draghi poteva solo alimentarle. Draghi non può non aver capito. Ora deve davvero dimostrare di saper fare qualcosa di meglio di quelli di prima. E non basterà una conferenza-fiume.

I sondaggi citati sono avvenuti tra 6 e 9 aprile (https://www.sondaggipoliticoelettorali.it/ListaSondaggi.aspx):

Tecné-Dire – Draghi scende in due mesi dal 61,4 al 56,1%, mentre il Governo cala dal 59 al 52%.

Ipsos – Renzi ha l’11% in gradimento; per intendersi Crimi è messo meglio e Calenda addirittura lo raddoppia, mentre Italia Viva sembra assestarsi poco sopra il due per cento: 2,3%.

Euromedia Research – Lega 22%, Pd 19,4, FdI 17,6%, CinqueStelle al 17,4, Forza Italia al 7,2, Azione di Calenda al 3,8% poi tutti gli altri.

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