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domenica, Ottobre 2, 2022
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E venne l’ora del 5S di Conte

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“Vedo una forza politica che esprimerà una forza irradiante non solo sul piano interno ma anche europeo e internazionale, capace di coinvolgere altre forze politiche e movimenti culturali che abbiano interesse a condividere un’agenda politica profondamente intrisa di una cultura integralmente ecologica e di giustizia sociale, particolarmente attenta all’anticorruzione e all’etica pubblica, per offrire un destino migliore alla nostra generazione e alle generazioni future”.

Dunque, Giuseppe Conte con un articolato messaggio all’Assemblea del Movimento Cinque Stelle ha iniziato da qualche giorno il suo percorso politico all’interno di quella forza che l’ha voluto per due volte titolare della Presidenza del Consiglio. E, parimenti il movimento ha iniziato il suo percorso per divenire un partito a tutti gli effetti. Con una vita democratica dal centro alla periferia, e con degli organismi riconoscibili.

Non che non avessero regole in precedenza, ma i 5s erano stretti tra un padre garante e un guru imprenditore che ne hanno assicurato una crescita veloce e sfavillante quanto una concreta difficoltà, una volta messi alle strette dalla richiesta della necessaria coerenza politica nell’esercizio del governo. L’effetto Conte è tutto da vedere e misurare. Ci vorrà del tempo e sicuramente delle prove, a partire dalle prossime elezioni amministrative.

La premessa, Giuseppe Conte l’ha fissata in due punti, cui seguirà un’articolata carta dei principi: “Dobbiamo condividere una proposta politica solida, matura, coraggiosa, lungimirante, che indichi una chiara identità politica. Dobbiamo dotare il neo-Movimento di un principio di razionalità organizzativa, in modo da rendere più efficace e pervasiva l’iniziativa politica, più coinvolgente il dialogo con le varie articolazioni territoriali e valorizzare il dialogo con la società civile”.

Oggi Conte è una garanzia sicura almeno dal punto di vista del posizionamento nella parte sinistra dello scacchiere politico. Vedremo fin dove si spingerà nell’intesa con il Pd di Letta. Certamente Roma rappresenterà un banco di prova difficile per entrambi. Difficile dire, a tavolino e a distanza di mesi, come saranno giocate le carte delle candidature. Quello che apparirebbe assurdo – sia per Conte che per Letta – sarebbe una decisione di assicurare la vittoria al centrodestra senza colpo ferire.

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