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lunedì, Aprile 15, 2024

Lettera alla politica: “Pacifichiamo i conflitti”

Quando una lettera è bella, sincera e opportuna, è difficile rifiutarsi di condividerla con i propri lettori. Per questo oggi vi offriamo la lettura di questo documento in arrivo da Firenze di Donne Insieme per la Pace

Ci siamo incontrate in piazza Sant’Ambrogio, in silenzio, vestite a lutto per le vittime delle guerre e del terrorismo, con gli occhi e le menti rivolti agli ultimi orrori in atto in Palestina e Israele.

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E’ stato il nostro modo di esprimere l’indignazione infinita verso la spirale di sangue e distruzione che sta dilaniando il mondo e quella martoriata terra.

L’unica strada da perseguire, per noi, è spegnere il conflitto armato, liberare gli ostaggi, aprire varchi nel muro dell’odio e della contrapposizione violenta.

E’ un’altra logica da quella che vuole annientare l’una o l’altra parte, logica che in questo momento sembra dominare e fomentare posizioni inconciliabili. Una logica cieca che perpetuerà solo dolore, non renderà giustizia, disseminerà insicurezza nel mondo e il rafforzarsi di pregiudizi.

Noi ci uniamo a coloro che chiedono la pacificazione del conflitto, il dialogo nelle differenze e l’intensificazione, senza se e senza ma, della diplomazia.

Ne vediamo tutta la difficoltà, ancor più dopo l’efferatezza del terrorismo di Hamas, dopo la troppo lunga sofferenza e umiliazione del popolo palestinese, in questi ultimi anni dimenticato dalla Comunità internazionale.

Tuttavia, la pacificazione è l’unica strada.

Noi ci siamo messe dalla parte delle popolazioni civili.

Siamo vicine a chi sente le bombe sulle proprie teste, le privazioni sulla propria carne, e a chi porterà per sempre il trauma delle atrocità subite: morti, stupri, violenze, persecuzioni, abbandoni.

Avviene in troppe parti del mondo.

Siamo vicine allo strazio di chi è stato ucciso, ferito o reso ostaggio: donne e bambini nei villaggi, giovani in festa riuniti da tutto il mondo. E’ stato un abominio, vile perché ha trucidato la vita, non ha colpito un esercito militare.

Siamo vicine alla popolazione di Gaza sotto un impietoso assedio totale, il quinto dal 2008, il più sanguinoso. E’ sotto gli occhi del mondo, il dolore di chi a Gaza è senza acqua, cibo, energia, medicine, soccorso e è spinto ad una fuga di massa precipitosa, senza né corridoi umanitari né approdi sicuri, sotto le incessanti bombe.

Siamo vicine a chi è costretto ad uccidere o è usato come scudo umano per ordine di estremisti e fanatici sanguinari al potere o per i giochi di supremazia delle superpotenze.

Siamo vicine a chi è bersaglio di una caccia antisemita, il terribile male ancora da sradicare e nuovamente brandito.

Ci siamo incontrate per onorare la vita di ogni bambino e ogni bambina che soffre, che muore.

La carneficina in corso in Palestina e ad Israele sarà ricordata nella storia per la guerra ai bambini. Una vergogna assoluta. Una pena che nessuna “superiore” ragione può giustificare.

Noi ci sottraiamo alla classificazione sulla base delle appartenenze di questi piccoli corpi senza vita e sentiamo tutto lo sconforto per il futuro di chi sopravviverà con la disperata convinzione di non avere nulla da perdere e che la rivalsa violenta sia l’unico mezzo per avere giustizia.

Siamo indignate per lo spirito del tempo segnato dall’apologia bellica, dall’esaltazione della rappresaglia e del massacro indistinto che fa saltare, senza remore, ogni distinzione tra militari e civili, tra Governi e popolazione. E’ insito nella pratica terrorista e oggi, tragicamente, nella “vendetta” di massa ad opera del Governo di Israele sulla Striscia di Gaza.

Tutto ciò va contro la pace e spargerà i semi avvelenati di nuovi conflitti di cui ci sono segnali allarmanti sul piano internazionale.

Non smetteremo di invocare il cessate il fuoco, la ripresa del dialogo, la necessità di una mediazione che per la Palestina e Israele deve puntare sulla convivenza dei “due popoli in due Stati”.

Questo riconoscimento reciproco resta cruciale se si vuole un futuro migliore per il Medio Oriente. Nessuna ragione o torto è più forte della necessità di metter fine allo spargimento di sangue.

Le donne che si sono trovate in Sant’Ambrogio chiedono con il loro rispettoso silenzio uno scatto alla politica affinché ritrovi la sua funzione costruttrice di pace. Il movimento delle donne ha dimostrato di aprire conflitti senza voler cancellare l’altro, ha parlato di cura del vivere, di convivenza, di non violenza, di rispetto, dignità, libertà. Con la forza di questa pratica politica, continueremo la nostra azione per il bene oggi più necessario: la pace.

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