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sabato, Ottobre 1, 2022
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Cani, gatti e persone in cammino col tempo

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Animali domestici, si fa presto a definire così cani e gatti. Ma è proprio così?

Questa definizione chiarisce tutto? Provo a dire la mia. Quando sono nato più di sessant’anni fa in un podere tra la Valdorcia e la Valdichiana cani e gatti erano di casa. Anche allora amici e alleati dell’uomo. Ma lavoravano.

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Ciaccineria

I gatti giravano per cantine, stalle, tetti e soppalchi alla caccia dei topi. Sì, allora i topi c’erano e davvero tanti. Erano la preoccupazione costante. Rovinavano le provviste di cibo. Entravano nei cassetti, rosicchiavano i vestiti, i documenti, lasciavano escrementi. Le giovani mamme erano preoccupate che potessero perfino rosicchiare i propri figli lasciati in fasce nei lettini. Si raccontavano storie raccapriccianti.

I gatti lavoravano appunto. E non c’erano grandi colonie feline. La vita anche per loro non era facile, le “covate” non erano abbondanti e comunque nottetempo venivano “selezionate” per così dire… erano comunque bocche da sfamare!

Stessa cosa per i cani. Lavoravano. Facevano la guardia, legati nel cortile a una lunga catena che scorreva lungo un filo teso che serviva a dare un raggio d’azione certo tra la cuccia è il mondo che si doveva controllare e proteggere. Guai se si fosse impadronito di qualche gallina. L’abigeato era punito seduta stante.

Il cane da guardia era anche il fedele compagno che accompagnava gli animali al pascolo. Maiali e pecore soprattutto. Un lavoro duro. Muscolare, di confronto con altri animali caparbi, tutt’altro che docili. Pecore e maiali, ciascuno a loro modo cercavano di farsi rispettare; e il branco dava a entrambi una forza.

Il cane doveva far capire che comandava. Era lui il rappresentante del pastore. Doveva tenere unito il branco, tener tutti dove dovevano stare, fargli fare ciò che doveva essere fatto. Agli ordini del padrone che quasi sempre si esprimeva con fischi modulati e precisi. Un lavoraccio anche questo. Vero che non era legato, ma non era di certo libero…

Diversa la vita del cane da caccia. Era quasi sempre l’amico fedele della persona più importante della famiglia. L’uomo con il fucile. Una delle tecnologie più distruttive a disposizione, capace di procurare cibo fresco.

L’uomo, il fucile, il cane. A ben ricordare era un lusso… più vicino ai padroni che ai contadini. Comunque un immagine rupestre efficace ma che io non ho praticato. Mentre si, le altre due le ho viste. Ho rincorso tante volte il gatto che inseguiva il topo. E più di una volta il cane pastore mi ha salvato da un montone che cercava di “bicciarmi”.

Ecco, nei miei ricordi di bambini questi erano “ruoli” degli animali domestici, amici dell’uomo per eccellenza. E’ ancora così? Non direi, in sessant’anni il mondo è davvero cambiato. Il concetto di domestico, finita la famiglia patriarcale contadina, si è evoluto, trasformato.

Gatti più o meno li ho sempre avuti… i cani no. E non ho più avuto modo di vedere un gatto che corre dietro a un topo. E neppure un cane legato a una catena, aggiungo per fortuna. Si, so che il lavoro dei cani si è molto evoluto: guide, poliziotto, accompagnatori.

Cani e gatti sono ormai diventati qualcosa di più di semplici aiutanti. Stanno accompagnando la vita di tante persone. Se gli animali domestici sono e stanno crescendo in misura esponenziale qualcosa dovrà pur dire. I social sono pieni di racconti, foto, video. Chi vuole può mandarci la sua storia, raccontare le ragioni che li legano ad un animale. Le trasformazioni che ha vissuto con il tempo… Io sarò là per accogliere questi contributi: canigatti@sienapost.it

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