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sabato, Ottobre 1, 2022
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Creare Lavoro, mettendo al bando i corporativismi

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Governo, parti sociali e banche debbono dare un contributo alla nascita e alla realizzazione di una rinascita economica del Paese: con un impegno eccezionale per pilastrare e rendere così duraturo un andamentale di successo (+ 6% del PIL a fine anno ) dopo l’uscita, speriamo anch’essa duratura, pressoché definitiva dalla emergenza pandemica.

I fondi europei che arriveranno sui vari capitoli del programma di governo concordati e concertati con l’Unione Europea dovranno consentire investimenti che rilancino l’economia italiana in modo strutturale e non soltanto a ‘breve termine’.

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Perché questa sia una effettiva “storia di successo” occorre dare applicazione ad investimenti pubblici e privati che prevedano e realizzino nuova occupazione.

I tavoli del Ministero dello Sviluppo economico non possono solo traguardare obbiettivi di tenuta e salvaguardia della occupazione, sicuramente importanti e necessari, ma non certo sufficienti a creare sviluppo e nuova occupazione specialmente giovanile e femminile.

A questo tavolo governativo, oltre le organizzazioni imprenditoriali e i sindacati – con la necessaria regia di MEF e Presidenza del Consiglio -, debbono partecipare necessariamente anche ABI e sistema bancario.

Siamo, come ben noto, un paese bancocentrico, il tessuto economico e produttivo prevalente è formato da aziende sottocapitalizzate che dipendono dai prestiti delle banche: lavorare per la rinascita e la crescita occupazionale significa accompagnare necessariamente investimenti delle PMI e soprattutto delle start-up che le banche “ordinarie” fanno non sempre in maniera sufficiente e determinata, anche con tempistiche di erogazione correlate con le effettive necessità di queste imprese.

Il Governo allora deve stabilire una regia complessiva ed un cronoprogramma di tempi certi e controllati per dare fiato agli imprenditori che credono e operano per lo sviluppo reale facendo investimenti.

Investimenti indispensabili con innovazioni di prodotto e di processo che possono determinare un aumento della produzione, del fatturato degli utili ma anche delle unità occupate. Anche le banche dunque debbono fare il loro dovere accompagnando gli investimenti con disponibilità e intelligenza operativa, certamente secondo gli schemi di una rigorosa selezione professionale nell’esercizio del credito, ma anche con tempi di risposta adeguati alle necessità aziendali.

Fondamentale, concludendo, questa riflessione, sono dunque anche i tempi/modalità di realizzo del “patto” per uno sviluppo possibile: tutti i protagonisti del tavolo “sono chiamati ad un senso forte di responsabilità per una nuova stagione solidale e del dovere”.

Il governo di Mario Draghi ha l’autorevolezza e la forza necessarie, gli imprenditori hanno ben compreso le aspettative e le possibilità reali, attuali e prospettiche, ma se qualcuno dovesse attardarsi alla difesa del “particolare” – solo per citare un esempio il sindacato autonomo dei bancari o quello degli autoferrotranvieri piuttosto che l’associazione dei commercianti -, vorrà dire che ognuno si dovrà assumere fino in fondo le proprie responsabilità e – dovendo, per necessità superiori più importanti – andare avanti, tutti si dovranno fare una ragione di eventuali contrarietà e atteggiamenti di difesa più o meno corporativi.

Se questo che abbiamo descritto sinteticamente (e certamente con qualche lacuna) si avvererà avremo “passato il Rubicone” e godremo tutti di un meritato successo di sviluppo del nostro Paese che per essere tale deve creare nuovi posti di lavoro stabili recuperando e superando i numeri perduti con la pandemia e postpandemia.

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