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lunedì, Marzo 4, 2024

Gli “sprechi”della Pubblica Amministrazione

Un calcolo di un osservatorio qualificato, quale la CGIA di Mestre.

Gli sprechi del settore pubblico sono il doppio dell’evasione fiscale in Italia (180 MLD annui) la riforma della burocrazia essenziale per lo sviluppo economico del Paese.
Lo studio qualificato della CGIA di Mestre calcola gli sprechi della pubblica amministrazione addirittura il doppio dell’evasione contributiva in Italia (83,6 miliardi di mancata contribuzione da parte degli evasori). Sprechi, inefficienze e ritardi della pubblica amministrazione frenano la nostra economia e rappresentano di fatto un peso insopportabile per aziende e famiglie. Uno dei driver del nostro PNRR è infatti lo sfoltimento burocratico e una maggiore efficienza del nostro apparato pubblico.
Se l’evasione fiscale rappresenta giustamente il maggior ‘cancro’ della nostra economia che mina la competitività delle nostre aziende sul mercato occorre non sottacere e soprattutto affrontare con decisione il tema della spesa pubblica, la sua inefficienza dovuta agli orpelli burocratici e la lentezza cronica nelle decisioni che necessitano ad imprese e famiglie (autorizzazioni, permessi, licenze ecc.) per le attività economiche. La lentezza della giustizia, amministrativa, civile e penale, gli sprechi nel comparto sanitario e nel trasporto pubblico pesano molto di più della lentezza cronica con cui ‘lavorano’ gli uffici pubblici a tutti i livelli (locali, regionali e nazionali). La determinazione che deve essere massima contro gli evasori per ragioni non solo morali, ma soprattutto finanziarie deve essere altrettanto rigorosa rispetto ai costi insostenibili di una macchina pubblica inefficiente dove la funzionalità è realmente ridotta ai minimi termini in generale e assurda in certi meandri in particolare. Lo stesso carico fiscale, altissimo in relazione a quello degli altri paesi industrializzati, potrebbe essere utilmente ricalcolato se si arrivasse alla rimozione delle pratiche di evasione contributiva dei ‘furbetti del quartierino’ e si aumentasse sensibilmente la produttività degli apparati dello Stato. Non a caso si sostiene, crediamo giustamente, che la fedeltà fiscale dei cittadini è inversamente proporzionale al carico percentuale della tassazione. Gli sprechi in sanità sono calcolati in circa 25 miliardi (oltre la scadente qualità del servizio essenziale per la vita dei cittadini); per la lentezza della giustizia nel nostro paese si calcolano due punti di PIL perduti (40 miliardi mentre i costi sopportati dalle imprese che interagiscono con il settore pubblico incide circa 60 miliardi. Lo Stato con le sue articolazioni centrali e periferiche è inoltre debitore per contratti di fornitura per circa 50 miliardi che paga con un ritardo che lo pone in testa alla classifica dei peggiori ‘pagatori’. In questo quadro la direttrice fondamentale delle riforme attese nei piani previsti dal PNRR debbono trovare pronto riscontro per limitare danni oggi ancora di più insopportabili all’Italia che lavora e che produce. In un contesto di concorrenza internazionale che non fa certo sconti ai nostri operatori queste negatività incidono pesantemente sulla ‘creazione di valore (PIL prodotto e livelli occupazionali) oltre che rendere meno attrattivo il nostro Paese per gli investimenti esteri. Alla riflessioni e i dati pubblicati dovranno seguire fatti concludenti con una necessaria energia e determinazione che sono necessarie a migliorare questa insostenibile situazione.

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