Il Cantiere del Varignano è la vera e vitale Città della Cultura

Chi sono a Viareggio gli angeli che suppliscono alle carenze di un pubblico concentrato spasmodicamente sull’altra società? Sicuramente tra questi ci sono i volontari del Cantiere Sociale del Varignano.

Sono andato a trovarli durante una bella iniziativa: quella del mercato solidale. Tanti produttori locali hanno dato i loro prodotti che sono in vendita a prezzi raggiungibili proprio per le persone del Varignano e per i molti che non possono permettersi nessuna spesa superflua: vino, formaggi, ortaggi, miele, olio etc. Tutti generi che hanno costi che, proprio in questo periodo, complice un generale incremento dell’inflazione, diventano per molta gente proibitivi in un negozio o in una catena commerciale.

- Advertisement -

I produttori, del resto, saltano così una pesante intermediazione che li penalizza oltremodo e si fanno conoscere ed apprezzare dall’altra città.

Parliamo a lungo con Gianluca Venturini: uno dei tanti volontari che utilizzano gran parte del loro tempo libero per gli altri. Il Cantiere è diviso in gruppi secondo due aree principali: Cultura e Attività Sociali. Nella cultura operano due compagnie teatrali con una ballerina professionista che collabora e poi c’è un collettivo artistico che si dedica ai corsi di formazione, che fa esposizioni, spettacoli alternativi, mentre un altro gruppo, quello dei Burlamatti, si cimenta con la costruzione di un piccolo carro in cartapesta che sfilerà durante il periodo del Carnevale, sempre che la pandemia conceda un qualche attimo di respiro.

Proprio la pandemia ha aggravato le situazioni, reso più difficile la vita a tanta gente che ha perso il lavoro, che non ha residenza, che è stata sfrattata o è in cerca di casa. Si è incrementato così il lavoro dei volontari al servizio dei vari sportelli e delle attività sociali : lo sportello del lavoro dedicato ad assistere i lavoratori dai vari e sempre più frequenti casi di prepotenza padronale bella e buona che si materializza sulle buste paga, o su salari non convenzionali né contrattuali applicati o con condizioni, di fatto, da para schiavitù; lo sportello casa è collegato alla Brigata mutuo-sociale che interviene quando famiglie intere sono buttate fuori casa e non hanno nessun appoggio e nessuna soluzione alternativa; lo sportello sanità che tenta di dare risposte e soluzioni al popolo degli invisibili che stanno per le strade senza nessuna copertura né per le cure e le medicine , né per un lavoro, né per un pasto al giorno e neppure per dormire in un luogo riparato, coperto e caldo.

All’interno del Cantiere operano poi un Collettivo Femminista anch’esso impegnato su un fronte ancora insidioso e delicato, ovvero quello delle malattie endemiche, che lungi dallo scomparire si sono aggravate e cronicizzate: la diseguaglianza di genere che si manifesta a tutti i livelli e le violenze subite dalle donne, sia quelle piccole – e ce ne sono tante che non fanno scalpore perché restano sottocoperta -, sia quelle più gravi che spesso assurgono alle pagine delle cronache cittadine.

Il Cantiere è stato costituito nel 2009 e attraverso una convenzione con la Provincia, proprietaria dello stabile dove c’era la scuola di formazione professionale Inapli, ha avviato le proprie diversificate attività. Nel 2015 la convenzione non è stata più rinnovata, senza motivi plausibili né spiegazioni verosimili.

Il Cantiere ha continuato e continua a fare la propria attività ma non è più coperto da un contratto formale e quindi viene lasciato in una sorta di assurdo precariato: da un momento all’altro, per volere di un Consiglio Provinciale o di un Presidente intransigente potrebbe calare la spada, che negli gli ultimi 6 anni è stata sospesa sulla testa, come quella di Damocle.

Solo il fatto che un bene comune come l’Ex Inapli sia stato amorevolmente curato, pulito, tenuto in funzione con tanti lavori di manutenzione fatti direttamente dai volontari, l’ultimo dei quali è stata l’installazione di nuove canalette di scolo dell’acqua piovana per impedire infiltrazioni e deterioramenti, dovrebbe essere considerato e sostenuto. Poi c’è il carico di interventi sociali che hanno salvato dal baratro tanta gente, hanno offerto più di una stampella a situazioni traballanti, hanno dato una speranza a tante famiglie disperate che, proprio per questo andrebbe valorizzato, riconosciuto e supportato.

Ed invece niente! Sarebbe più corretto che ci fosse magari una contrapposizione, una contestazione su come si fa volontariato, sugli eccessi e radicalità del lavoro svolto al Cantiere.

Sarebbe troppo chiedere all’attuale Amministrazione Comunale il coraggio di metterci la faccia. Invece laggiù si preferisce il silenzio, il voltarsi dall’altra parte, il non considerare, tirare dritto con il solito ritornello che le cose vere si fanno qui, che il resto sono chiacchiere, che quaggiù c’è la vera e assoluta consistenza della realtà e del fare.

Ecco questo è l’ordine impartito. Troppo umiliante sarebbe confrontarsi con la realtà dell’altra città… ma sempre della città! Nemmeno si mette in attuazione la cosa più semplice e senza costo: il coordinamento tra il Comune, il sistema socio sanitario pubblico, le varie associazioni di volontariato, le imprese sociali e i gruppi di volontari come questo!

Solo al Varignano, oltre al Cantiere, alla Chiesa e alla Caritas ci sono numerose altre associazioni di volontariato che svolgono funzioni analoghe più specifiche: la Scuola popolare Pancho Villa che, ad esempio, si occupa di garantire il doposcuola ai ragazzi che hanno difficoltà e rischiano di finire tra quelli che a scuola non andranno più, o a famiglie che non hanno mezzi economici né tempo da dedicare all’istruzione dei figli perché devono pensare a garantire il reddito necessario per tenere a galla il nucleo familiare. Poi ci sono quelle sportive e tante altre ancora.

Lavorano senza collegamenti, ognuno dà risposte come può, con il sacrificio di tanti che si dedicano gratuitamente a questi scopi e mettono le loro conoscenze, le loro professionalità a servizio di una comunità, di quella città che i cannocchiali ufficiali e la politica non riesce e non vuole vedere, considerare, inserire nei propri progetti.

Qui al cantiere è tutto un pullulare di idee: si sta già pensando a come organizzare la festa dei bambini del Varignano il 6 gennaio, in occasione della ricorrenza della Befana. Il Cantiere è dotato inoltre di una ludoteca, di una biblioteca, di spazi per attività culturali varie, e non trascura nemmeno l’estro o le capacità di chi non può permettersi la scuola di ballo, di esporre i propri lavori artistici, o di perfezionare le proprie abilità.

Visito le varie stanze e in tutte respiro un’aria di forte tensione ideale, di laboriosità, di grande civismo, di quell’altruismo e quella reciprocità che non si trova più nelle strade commerciali che oramai si somigliano tutte o nel salotto buono della passeggiata. Ritrovo una modalità di essere comunità che la politica ha mandato in esilio da tempo.

Quelli del Cantiere Sociale non sono i soli a combattere per la solidarietà e l’emancipazione dalle situazioni di difficoltà: il giorno prima ero stato a colloquio con il dottor Salvati presso gli ambulatori della Misericordia dove 15 medici volontari versiliesi, tra cui dentisti, mettono a disposizione le loro competenze e la loro professionalità per assistere gli invisibili, per curarli, per dare medicine nel momento del bisogno, che devono ricorrere alle amicizie con i medici di famiglia per fornire assistenza fuori dalle regole formali o, ancor peggio dalle odiose interpretazioni limitative di alcune amministrazioni e di qualche dirigente che non consentono di dare la residenza nemmeno nei conclamati casi di bisogno che la legge di riferimento, invece, mette bene in evidenza.

“(…) Che vuole che io faccia del suo latinorum sbottò Renzo Tramaglino, il popolano promesso sposo, allo sproloquio farcito di latino di Don Abbondio. Renzo poi sotto i fumi dell’alcol all’osteria della Luna trovò il modo di essere più chiaro: … quando vogliono imbrogliare un povero figliolo, che non abbia studiato, ma che abbia un po’ di… so io quel che voglio dire… e s’accorgono che comincia a capire l’imbroglio, taffete, buttan dentro nel discorso qualche parola in latino, per fargli perdere il filo, per confondergli la testa. Basta; se ne deve smetter dell’usanze!” E questa storiella dell’anagrafe non è un’altra delle usanze che dovrebbero aver fine per non imbrogliare la povera gente?

La politica è assente, pensa solo a riprodursi nel vago orizzonte dell’effimero o nella speranza dei singoli astanti di ricollocarsi, ma non presta né cuore, né orecchie a quello che succede nell’altra città, in quella che non si vorrebbe che esistesse, che non si vorrebbe guardare, che non si vorrebbe avere accanto.

Non sarebbero necessarie nemmeno risorse eccezionali: intanto basterebbe una volontà, un progetto complessivo, un piano d’azione e di coordinamento, una precisa mappa dei bisogni e delle necessità sulla base della quale individuare strutture e servizi di riferimento.

Viareggio e la Versilia non sono stati in grado nemmeno di far questo. Cos’è e a cosa serve la cultura? La cultura è se apre le porte a questa società, se si impegna a ridurre le distanze, a formare la gente, a istruirla, a coinvolgerla, a farla partecipare.

La cultura è quella che si fa trecentosessantacinque giorni all’anno e non solo a Carnevale o d’estate, è quella che serve a promuovere una società equa e non vergognosamente iniqua. La cultura è farsi carico della questione sociale. Poi c’è anche spazio per il di più, per la nicchia, per i progetti nazionali. Ma se manca la cultura primaria mancano le basi per tutto il resto.

Qui al Cantiere Sociale si fa teatro, si fanno corsi di ballo, si tenta di fare lettura, istruzione: senza mezzi, senza soldi, tutto attraverso il sacrificio di tanti giovani, di tante donne e di tanti lavoratori, si fa quella cultura senza la quale una città non evolve, non si qualifica, non si rende presentabile.

Nell’opera Andrea Chenier alla festa dei nobili in casa della duchessa di Coigny c’era lo sfarzo e l’esibizione delle vanità, l’evocazione del bello, poi però, improvvisamente il servo Gerard fece entrare il popolo dei pezzenti, degli affamati, dei poveracci, dei Jaques Bonhomme e allora tutti gli ansimanti aristocratici caddero in uno sconforto generale: da lì a poco ci fu la Rivoluzione Francese.

Non siamo certamente in quella situazione ma in quella, comunque, di un grande disagio per una città che avrebbe bisogno di essere rappresentata e aiutata a risolvere i numerosissimi problemi che ogni giorno si trova davanti. In quella città ci sono risorse importanti che si muovono spinte da solidarietà e associazionismo volontario: potrebbero essere un motore importante non solo per un quartiere ma per tutto il territorio … se solo si volesse, se effettivamente si volesse costruire la città della cultura e non giocare alla nomination di Città Capitale della Cultura con progetti che stanno custoditi segretamente in uno scrigno e che verranno esibiti solo alla Commissione nazionale, alla faccia dei percorsi partecipativi e di ascolto.

Di quelli se ne parlerà, se del caso, dopo! Dispiace solo che vengano coinvolti artisti importanti e amici di Viareggio come testimonial ma senza fargli la descrizione esatta della Capitale: manca un teatro, tra poco mancheranno i cinema e, se le risorse pubbliche nazionali e regionali venissero usate con la scala di priorità e sulla qualità, avremmo immediatamente la sofferenza o il venir meno di molte di quelle manifestazioni storiche che sono sopravvissute all’usura del tempo e al cambio di interessi, di stili e di modelli.

Si può vantare solo un libro di memorie della cultura che fu e di residuati bellici del novecento tenuti in vita come zombie, resilienza forzata di rottami comunicativi fuori uso il cui contatto col pubblico è sempre più aleatorio, che continuano a vagare nello spazio randomicamente… che come stelle morte continuano a mandare sempre più flebili fasci di luce.

Sarebbe stato mille volte più vitale, azzeccato, rivoluzionario, presentare al Fienile – qualcuno, per favore, spieghi a qualche assessore cos’è il Fienile per evitare che vada a cercare nella campagna un covone di frumento e granaglie – tutte le associazioni e i volontari che fanno promozione sociale e culturale a Viareggio, far illustrare il loro lavoro e i loro progetti, ascoltare le loro esperienze che costituiscono le cellule vere e di base di una moderna Città della Cultura, dell’inclusione, della reciprocità e della partecipazione.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Exit mobile version