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mercoledì, Settembre 28, 2022
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Il futuro della Versilia: scenari e prospettive tra maquillage e trasformazione!

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Il Carnevale porta felicità e spensieratezza. Dopo un periodo come quello che abbiamo vissuto negli ultimi due anni la voglia di stare insieme, di divertimento, di ritorno alla normalità è fortissima.

La manifestazione di apertura del Carnevale di domenica 20 febbraio a Viareggio è stata una positiva ventata di speranza, oltreché di felicità per tutta la città, per il lavoro degli organizzatori, di tutti gli artisti e i lavoranti che ci hanno creduto impegnandosi al massimo.

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Il Carnevale ha sempre rappresentato un periodo del tutto speciale e mi auguro che lo sia anche questa edizione del 2022. Però non vorrei attendere la Quaresima, al “crudo dell’inverno, quando i creditori aspettan che tu paghi” – come nella famosa canzonetta del 1924 di Curzio Caprili che divenne la colonna sonora del carro di Raffaello Tolomei “Risveglio dopo l’Orgia”- per riflettere sugli scenari futuri delle nostre zone: vorrei farlo ora, nel il clima pazzerello e scherzoso della festa.

Il manifesto del Carnevale 2022

Siamo ad un giro di boa alquanto importante e impegnativo: le strade che verranno seguite saranno infatti determinanti per stabilire il futuro del nostro territorio. In oltre cinquant’anni le crisi settoriali e le riorganizzazioni che ne sono seguite, anche sotto la spinta di un’urbanizzazione selvaggia – l’attività di costruzione navale, del calzaturiero, della floricoltura, dell’edilizia, del lapideo, i cambiamenti strutturali nel settore turistico- hanno ridisegnato in profondità la fisionomia e la morfologia politica economica e sociale versiliese.

La pandemia ha aggiunto poi un’ulteriore crisi che ha peggiorato e sta peggiorando le condizioni di vita e di lavoro di tante componenti sociali, con un declassamento di parte consistente della classe media artigiana e commerciale, per non parlare delle pesanti conseguenze sui giovani e sulle donne.

Le attività artigiane e commerciali sono state un’importante zattera di salvataggio per tanti lavoratori espulsi dalle produzioni aziendali durante le crisi e i cambiamenti avvenuti nel sistema produttivo locale. Questo tessuto di piccola impresa è stato importantissimo nella garanzia di qualità e qualificazione degli indotti produttivi e per il consolidamento di modelli e tradizioni storiche locali. Molte di queste imprese non sono riuscite a superare le difficoltà di questi ultimi due anni e hanno chiuso i battenti, stanno per farlo o si trovano in pessime situazioni.

Nel corso degli ultimi cinquant’anni la Versilia non ha saputo reagire con innovazioni strutturali ma solo con aggiustamenti, con risposte limitate e parziali, sfruttando intensivamente le rendite del passato. Le classi dirigenti politiche, sia di destra che di sinistra, non hanno saputo guardare lontano o non sono state in grado di dare corso ai loro più ambiziosi progetti: quando qualcuno ha provato ad alzare lo sguardo, il frazionismo e gli interessi corporativi di zona ne hanno tarpato le ali

La sinistra o le successive aggregazioni di centrosinistra, in effetti, hanno provato a spingersi un po’ più in là con la fantasia, ma sono rimaste purtroppo acquattate al suolo anche per le loro intrinseche debolezze: tra esse sicuramente una visione molto statalista basata sull’estensione dei servizi, sulla dilatazione della spesa pubblica oltre le possibilità, sul controllo diretto persino di attività tipicamente economiche e, in più, mostrando le proprie debolezze tecniche, la mancanza di una solida cultura di governo e le divisioni al loro interno, tra Pci e Psi e successivamente tra Pds, Margherita, Socialisti, Rifondazione etc…

La destra, o il centrodestra, ha governato sposando le varie corporazioni, assecondando i poteri economici di turno, entro una logica municipalistica mediata dai centri provinciali del potere lucchese, privilegiando le grandi imprese rispetto al complessivo mondo del lavoro: la Dc e i suoi alleati, il pentapartito e poi Forza Italia etc….

Giorgio Del Ghingaro, sindaco di Viareggio

Fatto sta che nessuna delle due opzioni politiche è riuscita ad andare oltre le affermazioni di principio, lasciando in eredità una Versilia ancorata ad un’impalcatura sostanzialmente primonovecentesca: nelle sue vene circola una sensazione da grandeur precipitata che la fa assomigliare al nobile ma desolante conte Mascetti nel film Amici miei.

Ci vorrebbe uno scatto e la capacità di guardare al futuro, di re-immaginare un futuro che possa prefigurare una Versilia in termini nuovi: per qualità della vita, per livelli di reddito, per equa redistribuzione delle risorse, per capacità di re-attirare i flussi turistici che si rianimeranno dopo che le emergenze sanitarie saranno riposte sotto controllo.

Il quadro non è però così esaltante: particolarismo, municipalismo deteriore, individualismo, boria del tempo che fu, costituiscono purtroppo una melassa che ostruisce la strada del cambiamento. L’oggi è l’orizzonte più lontano a cui si riesce a guardare: del doman non v’è certezza e, quindi, meglio stare ancorati all’esistente. La politica è presidiata da un microcosmo di interessi ad alta personalizzazione, da un nugolo di piccole tribù, isolate e ripiegate su se stesse a difesa dei sette Fort Alamo.

Come evolverà il quadro politico nazionale e che effetti avrà nei nostri territori? Sarà possibile evitare che la spinta inflazionistica si catapulti sui consumi e vada, come le previsioni fanno purtroppo presagire, a incidere ancora più drammaticamente sulle fasce più deboli e sui ceti produttivi, favorendo l’invasione dei grandi gruppi o delle costellazioni finanziarie? Reggerà il governo Draghi costretto a navigare tra amici di giorno e duellanti di notte o si andrà ad elezioni anticipate? Quali ripercussioni avranno le attuali vicende internazionali con le truppe russe che sono entrate in Ucraina?

Interrogativi tutt’ora aperti a diverse soluzioni che oggi non sono prevedibili, ma solo ipotizzabili a seconda dei diversificati scenari evolutivi. Turbolenza, incertezza saranno comunque costanti ancora per un lungo periodo.

Ritornando alla Versilia: cosa succederà nelle prossime elezioni a Camaiore e a Forte dei Marmi? Ma cos’è la destra e cos’è la sinistra ci avrebbe cantato Giorgio Gaber! Come potrà evolvere il quadro politico amministrativo locale? Comunque vadano le cose nessun schieramento o gruppo pare oggi in grado di spendersi per un progetto di rilancio e una prospettiva nuova e nessuno ha, fino ad oggi, illustrato e presentato i cardini su cui potrà bassarsi il nuovo futuro.

A Viareggio il Sindaco si diverte a sfogliare, meno male ancora per poco tempo, i petali della sua margherita: sarò candidato a Lucca o continuerò a restare in sella a Viareggio? Quella margherita è una sorta di talk show, che di sorpresa in sorpresa vorrebbe lasciare tutti col fiato sospeso, in attesa di un miracolo con la M maiuscola, o di un ciocco con la C maiuscola: un coup de théatre per sorprendere tutti e magari per collocare un’altra pupilla in una città condannata al demiurgo di turno per rinascere a nuova vita.

E’ il racconto che va e ci dice a quale livello sia precipitata la vita politica. Il demiurgo e il suo civismo sui generis: un’accozzaglia di gruppi e aggregati di interessi economici-professionali, di istanze centrifugate, compresi spezzoni politici e visioni oggettivamente alternative che dipendono direttamente dall’Essere Supremo.

In qualche altro Comune versiliese ci pensano gli anziani della Prima Repubblica che per spirito di servizio o per innata propensione al fascino discreto del potere si riciclano come diversamente utili a tappare buchi e spesso succede che facciano anche bene.

Non va meglio a livello di corpi intermedi: se la testa puzza il corpo non è sano per niente. Diverse e numerose organizzazioni di albergatori, di balneari rigorosamente municipalizzate, ciascuna a preservare e difendere i propri interessi.

Certo ci si può accontentare… in attesa degli eventi o sperando in tempi migliori: qualche strada, qualche pavimentazione, magari il titolo prestigioso di Città Capitale della Cultura. Meglio che nulla, sicuramente meglio di altri periodi che la Versilia ha conosciuto, di pantano, di stallo e immobilismo totale.

La spiaggia de La Lecciona

Nel frattempo: pinete e spazi verdi cadono come birilli in una gara di bowling, costituendo il più gigantesco ossario di guerra mai visto in Versilia; infrazione dei presunti tabù come quello dell’area protetta della Lecciona, La Via del Mare, un percorso turistico ciclabile europeo (Sir Ford nel Falstaff di Verdi “ …ma se voi l’espugnate, poi, posso anch’io sperar: da fallo nasce fallo e allor…”); qualche parco gioco in più alla Versiliana; qualche montagna da rapinare a favore dei guadagni aziendali. E la palla in tribuna!

Quando va bene il falso futuro lo si persegue con il riciclo di progetti pensati oltre cinquant’anni fa per rispondere alle mutazioni economiche e sociali di allora. I Centri storici sono diventati tutti uguali, espellendo, mano a mano, quel caratteristico e peculiare che c’era di culture locali, d’identità comunitaria dei luoghi, d’artigianato delle tradizioni…, come ci ha ricordato recentemente Roberto Bernabò.

E’ la contemporaneità… bellezza! C’è una alternativa a tutto questo? Ci sarebbe se si riuscisse a metter in movimento le città attualmente invisibili alla politica, le città che non sono Bellezze, le città della gente che lavora e tira affannosamente il carretto familiare, le città dei giovani il cui futuro è tutto avvolto nelle ombre del mistero, le città culturali abbandonate o lasciate deperire, gli straccioni dei quartieri, quegli intellettuali e artisti che si sono ritirati nel proprio convento.

Bisognerebbe però avere una visione progettuale e immaginare su cosa la Versilia si dovrebbe rigenerare, individuando quelle che una volta erano chiamate le “forze motrici”.

Io provo a elencare alcune priorità: l’ambiente e i beni naturali, il lavoro, i lavori e le attività sociali, la qualità della vita, l’organizzazione dell’accoglienza e dell’integrazione, la redditività e razionalità del sistema versiliese. Perché nessuno si cementa maieuticamente a sviluppare questi punti? A coniugarli diversamente dal passato, costruendo il puzzle del futuro?

In questo gioco si dovrebbero coinvolgere i lavoratori, i giovani, le donne, le associazioni, gli intellettuali e gli artisti, le organizzazioni sociali ed economiche, i saperi e le professionalità, le organizzazioni politiche. Chissà che non ne esca fuori una visione moderna e avanzata, un modello a cui tendere: rendere vivibile e attraente la Versilia; ricongiungere estate e inverno; rimodellare e riconvertire i contenitori culturali; creare centri di produzione; attivare un’ampia partecipazione.

Forse è solo un gioco astratto e inapplicabile se non si faranno avanti i veri giocatori, gli animatori. Ed allora sembra che non resti altro da fare che rituffarci nella consumata e anonima vita di tutti i giorni a rimasticare cose trite e iper-trite, trattate per decenni senza costrutto o senza che si veda la luce alla fine del tunnel, accontentandoci più o meno dell’ordinaria amministrazione o di qualche trovata estemporanea: ed in questa immensità, annegare il pensier nostro, perché il naufragar è dolce in questo mare.

E se invece provassimo ad attivarlo per davvero questo nuovo percorso?

(Le foto sono state prese a foto pubbliche di FB, in copertina un’opera di Jacopo Allegrucci)

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