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sabato, Luglio 20, 2024

La convinzione. Primo ingrediente della ricetta vincente

Prima che gli azzurri tornino in campo, con Paolo Benini discutiamo di calcio. Inorridito dalla “Spalletti Cam”

L’avvicendarsi degli eventi ci impone di anticipare di un paio di giorni il nuovo numero della rubrica #oltreognivittoria di Paolo Benini, quindi… in attesa di venir sorpresi d Paolo e ringraziandolo per la sincerità e competenza delle sue risposte, continuiamo a proporgli qualche domanda…

Qualcuno di recente ci ha detto che te eri uno sciatore provetto da giovane… Confermi?

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“Per la verità lo ero, e lo sono. Ho iniziato che avevo una decina d’anni e nel 2023/24 ho sciato trenta giornate”

E il calcio? Hai avuto anche te un’esperienza con i chiodi sotto le scarpette?

“Mai avuta e mai sentito il bisogno. Qualche calcio al campino di Fontegiusta con gli amici in estate mentre la Batina passeggiava su e giù sull’altro lato della strada”.

Ah, qui ti volevamo. Scusa ma oggi bisogna che tu ci parli di calcio. In Germania, l’Italia ha affrontato l’Albania che reputiamo un movimento interamente ispirato dalla nostra nazione e poi la Spagna che invece, almeno sulla crescita dei giovani, può dare lezioni a tutta l’Europa. Giovani, e non solo nel calcio, ma come piace a te, anche imprenditori, di successo. Considerazioni in tema sui diversi movimentismi?

“Beh, la partita con la Spagna si commenta da sola. Gap tecnico e mentale e l’uno rafforza l’altro. Non posso dire tanto di più. Certo in altri sport non si può mai fare quello che fanno i calciatori altrimenti non si sa nemmeno che esisti. Questo sport non mi pare più un gran modello che possa ispirare”.

Se Spagna-Italia venisse rigiocata finirebbe sempre nella stessa maniera?

“Direi di sì, forse peggio visto che abbiamo avuto anche fortuna a non prenderne molti di più di gol. Proprio per il diverso approccio in campo, la mentalità”.

Possiamo parlare di Spalletti? Come motivatore non parla di bandiera, appartenenza, fierezza e fedeltà, ma è gozzaniano, valori semplici, di una volta, spiegazioni lineari. Quali sono le sue tecniche e capacità di motivatore?

“I motivatori sono un’altra novella moderna. Spalletti a volte mi sembra che sia anche troppo semplice ma comunque sembrerebbe che porti avanti un lavoro che rispecchi coerentemente le sue idee. Tutti dovremmo avere una visione e seguirla, poi si può vincere o perdere perché ci sono altri fattori che hanno un ruolo”.

“Ma su Spalletti – riprende Paolo Benini – fammi aggiungere una cosa. Nella trasmissione serale dopo Olanda-Francia, venerdì sera, ho trovato incredibile il video di Spalletti che dà disposizioni continue ai giocatori che vengono puntualmente disattese (ndr, chiamata “Spalletti Cam” è rivedibile al link su RaiPlay tra i minuti 33 e 35). Volendo non pensare che la squadra sia contro il tecnico, fa credere che i giocatori fossero completamente in bambola e non all’altezza di quella situazione. Mi auguro che sia stato un totale black out occasionale e che non sia invece una convinzione più profonda e radicata di non essere in grado di competere a questi livelli. La convinzione è la precondizione di tutte le cose”.

Paolo Benini

Il calcio più di altri sport trasforma l’atleta in professionista quando ha solo sedici anni, forse anche solo quattordici. Basta a dire che non si tratta più di sport. Se si aggiunge l’interesse economico cambiano le regole dell’impegno sportivo?

“Non è cosi semplice. Il punto è che l’incentivo economico riduce la motivazione, paradossalmente. Solo se il giocatore o l’atleta o l’uomo sentono il vero piacere di “giocare” e vedono il guadagno come fattore collegato ma conseguente e non primario… solo allora ci sono le premesse per diventare bravo”.

Dicci di Charles Pierre de Frédy, barone di Coubertin. Le sue idee avrebbero capacità di attecchire anche oggi?

“Assolutamente si. Andrebbero spiegate differentemente, collegandole al funzionamento della mente. Quello che tratto nei miei libri”.

Etica e mentalità vincente sono un binomio sinergico o un ossimoro?

“Per essere un vincente devi avere una tua etica di approccio al lavoro”.

Sempre riferendosi alla mentalità: sport di squadra e sport individuali. Qual è la diversa problematica per sollecitare atteggiamenti positivi e mentalità vincenti in impegni che sono assolutamente differenti?

“Beh, un uomo è fatto di cellule e organi; e tutti lavorano per farlo funzionare al meglio. Le squadre sono fatte di donne o uomini che si considerano come cellule che devono funzionare coralmente. Anche gli sport individuali sono considerabili di squadra data la complessità degli staff degli atleti più importanti. Non vedo particolari differenze”.

Ci dicevi di quel tuo ragazzo di dodici anni che si arrabbia, quindi tu non credi che il furore e l’antagonismo sportivo servano ad andare oltreognivittoria?

“Un incursore che compie una missione deve trasformare la tensione in freddezza e lucidità non in rabbia”.

Eddai, capito. Grazie… quindi ora siamo alle designazioni e alle motivazioni per gli atleti “oltreognivittoria” di questa settimana…

“Oltre a Jacobs, anche Ali è un altro atleta italiano sotto i 10 secondi nei cento metri piani, la gara regina. Me c’è molto da dire anche su David Popovici che nei cento stile libero è tornato tranquillo sotto i 47 secondi”.

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