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sabato, Ottobre 1, 2022
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Solo in edilizia il vecchio non si butta

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Viviamo in una società dominata dall’apparenza. Una società che ci vuole giovani, belli ed efficienti. E se non lo fossimo, o al momento in cui non lo dovessimo essere più, saremo invitati a farci da parte. Semplicemente. 

Cultura dello scarto, la chiama Papa Francesco, nel suo libro “La mia idea di arte”. Sostiene il Pontefice che quando un elemento presente nella nostra vita non è più in grado di assolvere la sua funzione, siamo portati a liberarcene e a sostituirlo con altro che sia di nuovo giovane, bello, efficiente. E così via, senza soluzione di continuità.

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Questa visione è valida per tutti tutti gli aspetti della vita: dagli oggetti che possediamo fino alle relazioni, senza riguardo né per gli uni né per le altre.

Eppure c’è un ambito in cui questo atteggiamento diffuso sembra non trovare applicazione: l’edilizia.

Se abbiamo di fronte un edificio datato, malgrado non abbia alcun valore architettonico o monumentale, malgrado sia stato edificato per mere ragioni di utilità, con tecnologie e materiali ormai superati, per il solo fatto di esistere da un lungo periodo di tempo, diventa automaticamente di valore storico testimoniale.

E questo obbliga a trattarlo con particolari cure e cautele, spesso con aggravi economici a carico dei cittadini e con risultati di dubbia qualità.

Storicamente, gli architetti delle diverse epoche effettuavano gli interventi necessari che rifunzionalizzare le strutture e adeguarle al gusto rinnovato dell’epoca in cui vivevano, senza eccessivo timore reverenziale rispetto alla preesistenza. L’idea di preservare la valenza storica degli edifici è infatti relativamente recente e risale alla fine del settecento. Anche quando la preesistenza era stata progettata e realizzata da Bramante, come nel caso dell’arrivo di Michelangelo alla fabbrica di San Pietro. 

Può diventare complesso mettere a sistema le esigenze del vivere contemporaneo, e le legittime istanze di miglioramento delle prestazioni antisismiche o energetiche, con tanta rigidità. Preme precisare che non ci riferiamo all’architettura sottoposta a tutela dagli enti preposti, ma di quella spontanea che caratterizza il nostro territorio, a volte con esiti discutibili.

Se domattina, guardandovi alla specchio, doveste contare più rughe, più capelli bianchi, se vi doveste sentire improvvisamente inutili o vecchi, sappiate che in edilizia sareste preziosi. E meritereste solo attenzioni. E cure. E rispetto.

Consolatevi.

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