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lunedì, Settembre 26, 2022
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L’unica donna a capo di una formazione politica

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Fiorella Mariotti è una persona mite e appassionata al contempo. Soprattutto per il Circolo Sena Civitas di cui è la Presidente, unica donna a guidare una formazione politica a Siena. Consulente del lavoro, ora pensionatasi, mitiga le varie anime di quello che può essere considerato il più tradizionale dei movimenti civici. Una visione della città che rimane orientata sui senesi e i loro bisogni, in particolar modo giovani e terza età.

Ciao Fiorella, la tua conoscenza del sistema imprenditoriale e del mondo del lavoro, ci dà il “la” per la prima domanda. Che giudizio dai di questa fase storica in cui declino e rinascita sembrano andare a braccetto, in cui ci sono problemi di organizzazione del lavoro e carenza di proposte, in cui infine c’è voglia/esigenza di ridiscutere i diritti acquisiti e non si hanno risposte certe sulla stabilità futura?

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“La pandemia ha messo in discussione tante cose. Tante certezze. L’idea di far realizzare i prodotti manifatturieri lontano… così l’inquinamento era problema di altri. Oppure non preoccuparsi degli andamenti demografici, per poi scoprire che interi settori non trovano addetti. Per non parlare della formazione. Prima il numero chiuso per poi scoprire che mancano medici e infermieri. Il problema, ridotto all’osso, e sta qui una delle ragioni della nostra scelta civica, è che ha vinto la visione che spinge per occuparsi semplicemente del tran tran quotidiano. Lo avessero fatto i nostri avi… non avremmo nulla di cui oggi ci facciamo tanto vanto”.

Donna e capo di una formazione politica sostanzialmente moderata, ci teniamo a questa tua peculiarità nel momento in cui senza troppi successi la questione delle donne viene riproposta a Sinistra. Come ci si sente?

“A mio agio. L’ambiente di Sena Civitas è una comunità. Si la politica avrebbe bisogno di più presenza femminile. E’ uno stereotipo ma le donne sono più concrete… si perdono meno dietro astrattezze e mirano al sodo. Non si perdono in divagazioni”.

Sena Civitas si è mostrata più pronta di altri a fare politica in tempi di pandemia e resta una delle associazioni più organizzate e strutturate. Pagina su Fb, giornale, interventi continui sui media, attenzione pubblica: quanto è difficile tenere questo impegno volontario?

“La comunità appunto. Abbiamo ragionato sulla pandemia e ci siamo fatti subito la convinzione che avremmo dovuto conviverci per un lungo periodo. La sede fisica è stata sostituita con una virtuale, la riunione settimanale con una chat. Certo anche noi sentiamo il bisogno di ritornare in presenza magari con un’iniziativa come quella “anticipatrice” che facemmo sulla sanità”.

Visti dall’esterno apparite un po’ come degli incontentabili. Siete convinti che questo sia lo spirito giusto?

“Può essere, in realtà guardiamo alle cose, ci facciamo un’idea, e prima di alzare la voce cerchiamo il confronto, diamo il tempo del contraddittorio. Solo se troviamo il muro di gomma traiamo le conseguenze. Così abbiamo fatto nel rapporto con De Mossi. Non ti nascondo che qualcuno ha pensato che ci siamo presi troppo tempo. Che gli amici Marignani, Traballesi, Staderini e altri, abbiano tentato oltre l’impossibile che la rottura fosse evitabile…”

Rispetto alla giunta De Mossi… Voi l’avete prima sostenuta fornendogli uno degli assessori che sta lavorando in un settore estremamente esposto come quello della Sanità e poi, oggi, la osteggiate apertamente. Come si concilia questo dietrofront verso l’Istituzione conquistata dopo settant’anni?

“Se la Appolloni sapesse farsi valere ne saremmo lieti per la città. Dobbiamo però prendere atto che finite le idee di Sena Civitas di cui si è appropriata, sono rimaste solo prese di posizione di facciata. Poi i suoi legami sempre più stretti con chi ha fatto nel recente passato politica a sinistra e una serie di operazioni e decisioni discutibili politicamente, sapute a posteriori, sono state la conferma di un distacco meditato. Per il resto le domande inevase sono molte. Perché Sportelli è stato “sostituito”? Silenzio… Perché certe nomine a Siena Parcheggi? Silenzio… Muro di gomma appunto. E poi non un dibattito, una discussione anche franca. Occasioni perse come il Piano operativo, che è risultato solo un insieme di cose senza un’idea di città”.

Quindi un giudizio molto negativo della maggioranza a guida De Mossi?

“Il giudizio negativo è della città e noi con lei. Qui non si tratta di destra o sinistra. Si parla di Siena e perdere decine di milioni di euro per non aver presentato progetti sugli stanziamenti a fondo perduto del PNRR, è un fatto politicamente gravissimo. Per non parlare dello “sfratto” alla Rinaldo Franci, del Siena Jazz alle cronache mondiali solo per questioni di nomine, dell’Agenzia del Welfare rinnegata dalla Consulta del Volontariato. Un filotto di errori, solo in un paio di mesi, e una decadenza generale che Siena non si merita. La degna continuità con le amministrazioni di sinistra. Del resto ormai sono evidenti, non solo dalle nomine, i legami di amicizia del Sindaco De Mossi e la valorizzazione di personaggi che fanno politica da decenni e che provengono da sinistra. Che aggiungere? Penso possa bastare…”

Visti sempre dal di fuori sembrate unica forza veramente convinta di costruire sul fronte civico, un’efficace alternativa a De Mossi. A che punto è la ricerca?

“Hai visto bene. Si ci siamo convinti che vada trovata una alternativa a De Mossi. Per questo siamo al lavoro con altre forze civiche. Una grande coalizione civica, svincolata da interessi e pressioni fiorentini e romani. Senesi che pensano solo agli interessi di Siena. Proposte e idee non mancano. Al momento opportuno i nomi saranno fatti. Ora ci preme mettere insieme il profilo di una città che guarda al futuro.

Comunque prima di arrivare al 2023 ci sono le Suppletive per la Camera, la nomina della deputazione generale della Fondazione e soprattutto c’è in campo la necessità di avere un’idea di città per gli anni futuri in grado di raccontare una storia che attragga i finanziamenti europei…

“Le supplettive… La piega che hanno preso non ci piace. Mettere la banca Mps in campagna elettorale, da parte di tutti, mi sembra propaganda mentre per Siena la permanenza di MPS resta vitale. Sulla Fondazione, se le notizie che trapelano sulle intenzioni del Sindaco sul nome del Presidente fossero vere, sarà difficile accettare lezioni sul rinnovamento e il cambiamento. Sulla progettazione ho visto che il sindaco ha fatto un appello alla partecipazione. Che dire, meglio tardi che mai? Ma non spetterebbe a chi governa proporre e aprire un confronto? Ci aspettiamo qualcosa più di un annuncio; magari qualche tavolo di discussione aperto”.

Vi diamo atto che voi siete la forza politica che con più coerenza e continuità avete chiesto a De Mossi un confronto. In particolare il vostro consigliere Pietro Staderini appare tra i più attivi. Per ora tuttavia non è venuta fuori la vostra idea della città: Banca, Santa Maria, Servizi, Istituzioni, nomine di secondo livello…Che puoi dirci?

“Grazie della domanda. E’ vero noi non ci preoccupiamo del potere, delle sue stanze. Ci interessa molto di più guardare alla vita dei cittadini. E neppure soltanto al degrado di parti della città. Veniamo alle idee. Intanto bisogna guardare a ciò che rappresenta la città ospedaliera e universitaria e alla tecnologia che ruota al Santa Maria alle Scotte. Li c’è il centro motore del futuro dell’eccellenza ospedaliera del sud della toscana. Della Città della Scienza della Vita parlano tutti: bisogna riportare a Siena anche la produzione di vaccini e farmaci, oltre alla ricerca. Le due università dovrebbero marciare più in sintonia ed avere un ruolo più marcato nel confronto e nel dibattito cittadino. Per la Città delle musiche, bisognerebbe andare davvero oltre le logiche di potere per mettere a rete permanente e in sinergia continua Chigiana, Rinaldo Franci, Siena jazz. Santa Maria e Duomo se oltre ad essere uno di fronte all’altro, viaggiassero all’unisono sarebbe un altro andare. Per noi insomma innovazione e futuro non è semplicemente rompere gli schemi è invece costruire processi duraturi di fiducia. E soprattutto, non a parole, saper indicare spazi e occasioni per rinnovare la classe dirigente. E’ vero che far comprendere e comunicare le proposte è più complicato di rendere chiare le contrarietà. Eppure noi cerchiamo sempre di fare uno sforzo. Ad esempio sul Monte dei Paschi, in epoca non sospetta abbiamo indicato la necessità di un tavolo unitario Comune, Provincia, Regione, Fondazione, Curia… per impostare un dialogo con il Governo. Fossimo stati ascoltati probabilmente saremmo più avanti invece di proseguire con proposte provocatorie alternate al piagnucolio di chi non viene preso in considerazione”.

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