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mercoledì, Settembre 28, 2022
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Mi piacerebbe una giornata dell’orgoglio montepaschino

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Luca Fiorito, docente universitario a Palermo. Ma anche senese. Con incarichi di prestigio svolti in città, a cominciare dall’aver ricoperto la carica di consigliere di CdA in un Monte dei Paschi, molto diverso dall’attuale. Sua costante guida il professor Piero Barucci che della banca è stato lungamente presidente e naturalmente il compianto padre Antonio che ne aveva scalato i vertici direttoriali.

Cresciuto alla scuola dei Popolari, una volta a Firenze si è sdoganato dai consigli troppo paterni dei capicorrente e con altri giovani, intellettualmente impegnati e capaci di dar sostanza alle istanze di rinnovamento – leggasi Lapo Pistelli e Enrico Letta – si sono creati percorsi e mai hanno trascurato la ricerca e l’approfondimento universitario. Luca partiva con una laurea di economia in tasca e un fermento interno che ha conservato nel crescere.

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Ciaccineria

Luca ciao, o se preferisci ben risentito caro professore. Permetti per una volta che le domande te le facciamo noi? Quanto ti senti realizzato dalla tua vita odierna che supponiamo passi in buona parte fuori da Siena?

Luca Fiorito

“Innanzitutto ben ritrovato. È bene che i lettori sappiano che la nostra amicizia, ancorché un po’ logorata dal tempo, ha radici antiche. Facendo il pendolare tra Siena e Palermo, ma anche Roma (LUISS) e Milano (Cattolica), ho il privilegio di vivere molte vite parallele. Questo mio girovagare mi consegna una visione dell’Italia e delle sue stupende contraddizioni che mi ha aiutato molto in questi anni. Così come mi ha aiutato il confronto con gli studenti; studenti molto diversi tra di loro. Il nostro è un Paese straordinario, e non lo dico per ripetere un mantra ormai stanco. Abbiamo delle potenzialità a livello di capitale umano di cui non sempre ci rendiamo conto, ma a penalizzarci è la nostra inefficienza cronica a livello istituzionale. E di questa inefficienza soffrono, certamente in misura diversa, tanto i miei studenti pariolini della LUISS quanto quelli che vengono dalle zone più difficili di Palermo. Il PNRR rappresenta un’occasione unica per ripensare il nostro modello di scuola e di formazione in generale. A questo riguardo si è scritto molto e non vorrei ripetere cose già dette. Vorrei solo porre l’accento sulla necessità di riscoprire i mestieri. Da anni studio l’economia della moda e mai come adesso il mercato del lusso richiede prodotti unici, non seriali, frutto della manualità e dell’esperienza di abili artigiani. Un buon sarto oggi può tranquillamente guadagnare quanto un quadro direttivo di un istituto di credito, e mi sento di aggiungere, con una qualità di vita quasi sicuramente migliore. Eppure i grandi sarti italiani, Caraceni, Crimi, Liverano e via dicendo, fanno fatica a trovare apprendisti e manodopera qualificata. Credo che una riflessione su questo, che poi di fatto è un tema più ampio, vada fatta. Non possiamo formare soltanto organizzatori di eventi ed influencers…”

Con queste Suppletive il tuo nome è stato primo sussurrato dai bene informati e poi di colpo è stato associato al ruolo di guida su Siena di Enrico Letta in queste elezioni per la Camera. Permetti che vi si riconosca che il progetto politico “estensivo” è stato ben realizzato, oltre che premiato da un voto inizialmente non scontato, ma che ha superato di molto quello di Padoan alla fine?

“La candidatura di Letta mi ha obbligato al risveglio politico dopo un letargo di quindici anni. Enrico ha deciso di presentarsi senza il fardello del simbolo del PD, e ha da subito capito che la partita si giocava al di fuori del perimetro dei partiti tradizionali. Il mio ruolo si è limitato a favorire incontri con chi si è reso disponibile. Le varie componenti civiche hanno risposto con una serietà ed una responsabilità politica straordinarie. E vorrei fare i nomi e cognomi per ringraziare gli amici che abbiamo incontrato e che si sono adoperati per questa campagna difficile ma mi limito ad un ringraziamento collettivo. Credo che al di là delle idiosincrasie personali, che a Siena come noto ci nutrono, si sia formato un consenso ampissimo su quattro direttive di sviluppo per la Siena del futuro: infrastrutture, biotecnologie, cultura e prodotti del territorio. Su questi temi, Letta si è offerto come garante per un patto tra la nostra città, il governo centrale e l’Europa. Enrico ha l’autorità e l’autorevolezza per svolgere questo ruolo e mi sembra che una buona fetta dell’elettorato lo abbia capito. Chi lo ha preceduto come candidato, ma questa è una mia opinione, non è riuscito a trasmettere questa sensazione. Forse, dico forse, aveva già la testa altrove”.

Senti, in futuro, e già si stanno scaldando i motori per le Amministrative del 2023, dobbiamo vederti come rappresentante di Enrico su un territorio a cui siamo certi continuerà a fare attenzione ma che non potrà frequentare che di rado?

“Temo che almeno a livello informale molti tra coloro che fanno politica a Siena mi considerino già un luogotenente di Enrico in città. Questo sarebbe un errore. Il PD cittadino ha una sua struttura ed è giusto che a questa si faccia riferimento per dialogare con Letta. Sarebbe però sciocco se i democratici senesi si chiudessero a riccio e non continuassero nel processo di apertura a cerchi concentrici verso le forze civiche che è stato avviato con queste elezioni politiche. Sciocco e suicida. Da parte mia tornerò a fare il docente, ma reputo che queste elezioni abbiano impartito una lezione importante. Le sfide che ci attendono, si pensi solo al consolidamento sempre più in chiave internazionale di un polo delle biotecnologie, richiedono una nuova classe dirigente. Per anni la classe di governo di questa città l’ha fornita la banca. Si pensi solo a quanti dei politici storici senesi lavoravano e si erano formati nelle prossimità di “babbo Monte”, ma questo ora non è più possibile. L’attualità apre scenari nuovi, non necessariamente negativi, e spero che chi dovrà occuparsi di nomine politiche da ora in poi lo comprenda. Avere riempito i consigli di amministrazione di classe diLigente (con la L, vassalli diligentemente fedeli al principe) ha provocato i danni che conosciamo. E’ ora di forgiare e scegliere classe diRigente (con la R)”.

In aula alla Luiss

Facciamo un po’ di gossip. Abbiamo capito momento e luogo della tua amicizia con Letta. Ma tu potresti darci qualche particolare sul momento in cui l’amico di partito e diventato l’amico del cuore…

“Con Enrico l’amicizia è antica e parte da quella esperienza straordinaria che è stato il movimento giovanile della DC assieme a Boccia, Alfano, Franceschini, Pistelli, Adinolfi, Russo e molti altri ancora. Una stagione difficile, con la balena bianca agonizzante e noi, irrequieti e ribelli, alla ricerca di una dimensione politica nuova, passando – alcuni ma non tutti – attraverso i Popolari, la Margherita, e poi il PD. Come spesso succede nella vita, poi, quando ho accantonato la vita politica i miei rapporti con Enrico si sono allentati, ancor di più dopo il suo esilio, dorato ma pur sempre esilio, parigino. Ritrovarsi è stato molto bello ma non credo che questo mi porterà nuovamente in politica”.

Luca Fiorito

Una domanda per divagare per te che sei stato anche a Eurispes. Sta tornando di moda il ritornello sui rettiliani, sui “goldmansachsini”, sulle “major” che dettano ritmi ai mercati e tolgono addirittura la parola all’uomo più potente della Terra. Seguite ora dalla preponderanza di Big Pharma. Aggiungiamo il Governo Draghi, la vastità della sua rappresentanza politica, la preponderanza delle risorse impiegabili. E la gente non vota. La domanda sarebbe “quanto sono solide le basi della Democrazia mondiale?”, ma se vuoi aggiungere qualche considerazione ci fa piacere…

“Domanda complessa su cui sinceramente ho poco da dire. La crisi delle democrazie europee è un fenomeno diffuso, così come è diffuso il calo di affluenza alle elezioni. Francia e Germania, in misura minore la Spagna, tutte mostrano tassi di partecipazione in declino. Credo che da un lato vi siano fattori contingenti: è indubbio che le misure legittime adottate dalle autorità nazionali per contrastare il Covid-19 hanno esacerbato la situazione. In numerosi casi, tuttavia, i problemi posti in luce già esistevano prima della pandemia. Cosa possiamo fare? Una ricetta univoca non esiste ma sono convinto che l’unica risposta possibile sia a livello europeo e che passi attraverso la lotta alle diseguaglianze, qualunque esse siano, e la ricerca di un nuovo senso di coesione sociale. Le forze progressiste non possono trovare la ragione del proprio successo nell’abbandono del campo politico da parte della componente più in crisi della società. L’euforia per lo scampato pericolo, e persino l’ottimismo per i risultati futuri, passano necessariamente per la rimozione del rifiuto di milioni di persone di considerare il processo democratico utile alla soluzione dei propri problemi”.

Una domanda obbligata. Sembra partito l’ultimo atto di Mps nel pieno del suo nome. Che Siena, ben aiutata, sia stata incapace a gestire la propria potenza economica è evidente… Quindi parliamo della gente e del posto di lavoro che verrà a mancare. E non scordiamoci di Fruendo, solo da poco riammessi tra i montepaschini ed ora uniti in quel che succederà all’intero comparto…

“Intanto ti rispondo mettendo in chiaro un punto. Le responsabilità sulla fine del Monte sono nazionali e locali. Le insidie nazionali dovevamo attendercele, MPS ha sempre suscitato appetiti poco nobili ed in più di un’occasione eravamo stati costretti a rintuzzare attacchi diretti a portarlo via da Siena. Il tradimento della politica locale lo trovo invece letteralmente ignobile. Pensiamo a Gabriello Mancini, colui che come presidente della Fondazione, e quindi come legale rappresentante della proprietà, detiene a mio avviso le responsabilità maggiori. L’inadeguatezza di Mancini a svolgere quel ruolo era palese. Quantomeno intuibile, se non da una occhiata del suo curriculum vitae, da una semplice scorsa a qualunque testo lombrosiano. Eppure, insisto, la politica aveva messo in mano a Mancini le chiavi della cassaforte e lui è riuscito nel mirabile intento di affossare banca e Fondazione. Faccia la politica una riflessione seria su questo. Ci si chieda come è stato possibile aver nominato nel CDA della banca individui i cui titoli di studio erano inferiori a quelli di un commesso, e lo dico con il rispetto più assoluto di tutti – e sono molti – gli amici che ho tra i commessi della banca. Ma cosa ci dovevamo attendere? Adesso la battaglia su MPS è in fase di stallo. Senza entrare nei tecnicismi, voglio mandare un messaggio chiaro. Anche laddove ottenessimo una deroga sui tempi da parte dell’Europa, se non si cambia il piano della trattativa siamo destinati ad avere altre delusioni. MPS può salvarsi solo se, con un pizzico di fantasia istituzionale, proviamo ad immaginare soluzioni alternative. Quella di una banca pubblica di investimenti, sul modello francese e – in parte – tedesco, è molto di più che una suggestione. Occorre lavorarci assieme, indipendentemente dalle casacche politiche che si indossano. Mi piacerebbe, in questo senso, che si organizzasse una giornata dell’orgoglio montepaschino. Ci servirebbe per raccontare a chi ha vent’anni oggi cosa è stata la banca per questa città e, soprattutto, per ricordare ai vertici nazionali che qui si sta giocando una partita sulla pelle di migliaia di lavoratori. Hai fatto bene a ricordare Fruendo, frutto di un’esternalizzazione indegna perpetrata – questo è il termine giusto – proprio da colei che avrebbe dovuto guidare il processo di integrazione delle risorse di MPS in Unicredit. Siamo oltre il grottesco. Fammi anche aggiungere due parole sul progetto di trasformare MPS in una banca locale. Per usare una metafora stile Bersani, mi sembra come proporre di curare un coccodrillo trasformandolo in lucertola. Sono battaglie di retroguardia, non mi appassionano”.

La Columbia University a New York

In ultimo vorremmo chiederti un aneddoto. Tu, a un certo punto della tua vita, eri ormai diventato americano. A contatto con alcuni dei migliori cervelli in economia del mondo e abbastanza deciso a crescere questa tua potenzialità. Da Siena ti richiamarono per entrare nella stanza dei bottoni di Mps. Provi rimpianti per quel che non sei diventato? Oppure…

“Più o meno interrottamente sono stato a NY dal 93 al 2003. Tornai a Siena per vari motivi, in primis per il privilegio di sedere nel CDA di quella che percepivo come la “mia” banca, quella che avevo respirato a casa fin da bambino. Ironia della sorte, vinsi poi un posto da ricercatore a Palermo… il percorso di Tommaso Buscetta al contrario. Ho un aneddoto sul mio ritorno a Siena. Arrivato in banca mi attendeva una busta gialla, di quelle usate per la corrispondenza interna della banca. C’era una vignetta di Emilio Giannelli in cui mi ritraeva che scendevo dall’aereo sorridente. Una sola parola accompagnava il disegno: “rifiorito”. Mai avuto rimpianti sul mio ritorno. A NY stavo bene e in quegli anni lavoravo alla Italian Academy di Columbia University. Oggi, a cinquantaquattro anni, non cambierei i miei quattro passi mattutini in Camollia con una passeggiata a Central Park”.

L’ultima domanda, è un classico. Dacci tutte le risposte alle domande che non ti abbiamo fatto per favore… Tra queste magari il futuro del Partito Democratico ora che si cominciamo a tirare le somme per l’esser stati chierici dei Cinquestelle…

“Rispondo sul futuro del PD. A livello nazionale sono molto ottimista, Enrico ha impresso una svolta radicale e moderata al tempo stesso. Lo stile è quello soft di un democristiano di lungo corso, alcuni dei contenuti programmatici sono indubbiamente radicali. Lo invito a maggiore chiarezza su alcuni temi, come lo ius soli, che mi vede favorevole solo se definito in modo da favorire realmente l’integrazione, evitando al contempo incentivi pericolosi all’immigrazione clandestina, di cui francamente non abbiamo bisogno. Sul futuro del PD locale sospendo il giudizio. Voglio vedere cosa succede ai prossimi congressi. A coloro che volessero riproporre le vecchie logiche, quelle di una Siena che non esiste più, posso solo rispondere con un monito che amava ripetere Mario Bernini, una delle intelligenze politiche più acute che questa città abbia mai avuto: Quando il sole è al tramonto, le ombre dei nani si allungano”.

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