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giovedì, Aprile 18, 2024

Nel nome del Rosa

Costone e Mens Sana, ma non solo. Un affresco di luoghi e personaggi, gradito dono da una penna ispirata

Ero perplesso se parafrasare l’opera di Umberto Eco per titolare questo servizio, ma quando mi sono ricordato che il nome del protagonista interpretato da Sean Connery era Guglielmo da “Baskerville”, i dubbi sono finiti. Perché sicuramente i canestri c’entrano, ed è sicuramente un’opera, e narra di un lungo periodo e tutto sommato descrive un confronto con gli eretici. Ma non mi addentrerò a definire chi sono in questa storia gli eretici…

Ciao Roberto, grazie per la tua disponibilità. Tra l’altro sono sempre meno le persone a cui è possibile richiedere un ricordo del “DonVi”. Qual è la prima cosa che ti viene in mente di quei tempi? Tu preferivi il calcio, il basket o il tennis?

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“Ciao Duccio, grazie per aver pensato a me, ma devo ancora capire se questa intervista me la fai perché mi vuoi bene o perché mi vuoi male… (faccina che ride). Comunque cercherò di rispondere alle tue domande con la massima sincerità, con il giusto pizzico di faziosità, ma soprattutto con obiettività. Iniziamo dal DonVi si, da colui che mi ha fatto conoscere e amare il Costone. Fu lui nel 1968 a portarmi al Ricreatorio Pio II.

Monsignor Vittorio Bocci

Don Vittorio Bonci era il mio insegnante di Religione alla Jacopo della Quercia. Un giorno mi disse: “Vieni a trovarmi al Costone, vedrai ti piacerà!” Facevo 2^ media, i miei genitori da poco avevano comprato una casa in Via Franciosa, proprio d’angolo con Piazzetta della Selva, dove adesso abita il priore della Civetta, Marco Ricci; abitavamo all’ultimo piano e dalle finestre di casa vedevo i campi del Ricreatorio con tanti ragazzi che giocavano, ma non sapevo di cosa si trattasse.

Quel pomeriggio, quando varcai per la prima volta il portone del Costone, me lo ricordo benissimo.

Il tratto iniziale di via del Costone dopo la costruzione della risalita meccanizzata

Rimasi incredulo dalla bellezza di quel luogo che subito mi catturò. Sono passati 56 anni, e da quel giorno non sono più andato via dal Costone!

San Domenico e Fontebranda visti dal Costone

Il DonVi mi insegnò a giocare a tennis; lui era bravissimo. Facevo delle sfide infinite con Franco Moretti e con Andrea Causarano.

Il DonVi invece incrociava spesso la racchetta con Daniele Frignani, soprannominato ‘Manolo’ e con il compianto Alberto Ceccherini, partite a cui assistevano in religioso silenzio decine e decine di spettatori. Che matches!

Don Vittorio Bonci

A calcio posso dire di essere stato un ‘poco glorioso’ portiere della squadra del Costone che partecipava alla Coppa Usac; a dire la verità partii come mediano, in porta c’era il grande Sandro Rossi, che poi si è dato al giornalismo. Ci allenava Mauro Marzucchi (Polifemo) e Gianluca Tanganelli; che coppia! Momenti che ricordo con grande nostalgia.

A Basket sono stato un autodidatta. Purtroppo della mia classe (1955), non eravamo in molti e quindi non c’era squadra per me. Allora Carlino Bonelli e Roberto Burroni, miei compagni di classe, mi portarono con loro a giocare alla Virtus. Mi alleva il Mulinacci. Non ho fatto neanche una partita, o forse si, ma giocando pochissimo. Quando il DonVi seppe che ero alla Virtus, andò su tutte le furie! Allora in poco tempo chiamò un po’ di ragazzi della mia età, quasi tutti dell’Oca, per formare una squadra del ‘55: c’erano Pino Bonetto, Marco Carletti, Mariolino Feri, l’Amandolini e poi non ricordo. Non ho neanche una foto di quel gruppo, peccato. Allenatore: Pasquale Cappelli. Durammo poco, non ci dettero neanche le maglie. Era destino che il mio futuro non fosse come giocatore, bensì come dirigente.

Il Consiglio dei Giovani del Costone. Al centro, in basso, il mitico Toni Soldatini

Nel 1970 iniziai a mettere le locandine delle partite casalinghe del Costone in tutti i negozi di Siena; ho continuato a farlo anche da adulto; non so cosa mi spingeva, forse la voglia di attaccarle prima di quelle della Mens Sana e della Virtus. Non ci crederete, ma a quei tempi era una lotta sfrenata! Nel 1972 fui nominato, dall’allora Presidente Lido Vannozzi, segretario del Gruppo Sportivo. Sapevo usare bene la macchina da scrivere, mi aveva insegnato mio padre, e questo mi ha aiutato molto nella ‘carriera’ da dirigente e anche da giornalista. Nel 1973 già collaboravo con i Giganti del Basket e poi con Superbasket, oltre che con il settimanale Il Campo di Siena di Mario Celli. Poi arrivarono le collaborazioni con Mesesport e poi con La Nazione, con Antenna Radio Esse, Canale 3, Radio Siena e adesso RadioSiena Tv”.

Roberto, ma è vera quella cosa che ha sempre raccontato Paolo Maccherini? Oltre cinquant’anni fa, la notte in cui tornarono i tifosi della Mens Sana dopo la mancata promozione in A e trovarono i costoniani che facevano caroselli di giubilo… In particolare della retata fatta dalla Questura e delle successive prese a testimonianza. Quando fra i fermati ci trovarono don Vittorio che era sempre in tonaca, il dirigente mostrò sconforto e sorpresa: Donvi, ma che gli insegna ai suoi ragazzi? E il nostro, lapidario, “il Vangelo!” Ma come il Vangelo? Che c’entra? Chiesero ancora… “Certo, il Vangelo. Bussate e vi sarà aperto!”

Don Vittorio Bonci

“Allora, questa del DonVi è una leggenda metropolitana, in parte. Se ricordo bene, questo aneddoto si riferisce ai fatti con l’Onda Pavia, accaduti nel 1970, dove alla Palestra di Santo Spirito ci furono delle gravi turbolenze, con il campo del Costone squalificato per 4 giornate.

I Costoniani, dopo il 1967, anno in cui la Mens Sana salì in B dopo una frenetica stracittadina giocata alla Virtus che sancì la vittoria della Mens Sana per 1 punto, grazie a 2 tiri liberi messi a segno da Sandro Cappelli a tempo scaduto (al tavolo, ma anche in campo e sulle tribune (successe di tutto…!!!), rincorrevano il derby con i cugini biancoverdi.

Il Costone che fu promosso in Serie B nel campionato ’72-’73

Quando il Costone nella stagione 72/73 salì n B, la Mens Sana volò in A. Paolo Maccherini a quei tempi scrisse: ”La Mens Sana vola in A per evitare il derby.

Poi la storia della Mens Sana la conosciamo tutti: anni gloriosi in serie A, 8 scudetti vinti (sono vinti anche quelli cancellati, ci mancherebbe!), coppe prestigiose”.

Ci sono volute due cancellazioni della Fip, ma ora Costone e Mens Sana possono dirsi di nuovo “nemiche”. Il sentimento della gente è ancora quello di cinquant’anni fa oppure oggi quella rivalità non è più sentita e l’unica emozione è rappresentata dal risultato agonistico?

“Per i vecchi Costoniani la rivalità è rimasta inalterata. Le nuove generazioni forse la vivono in maniera diversa. Certo è che la nuova serie dei derby dal 2020 a oggi, ha contribuito a rinvigorire certe contrapposizioni. Anni fa Roberto Morrocchi, uno dei tanti ragazzi del DonVi, componente della mitica ‘squadra del panino’ di Giorgio Brenci (si chiamava così perché in trasferta i giocatori portavano con sé il panino preparato dalle loro mamme), mi chiese di scrivere un capitolo sulla rivalità tra queste due realtà cittadine.

Un altro mitico Costone, passato ai posteri anche grazie ai panini delle mamme

Quel Costone vinse tutto, anche il primo derby con la Mens Sana giocato nel vecchio campo del Ricreatorio nell’anno dell’alluvione (nov. 1966) e terminato 35-33 per il Costone.

Il Costone vinse in casa 35-33 con la Mens Sana. Partita all’aperto

Il Morrocchi a inizio anni ’70, fece il salto da una sponda all’altra e i Costoniani questo non glielo perdonarono. Solo adesso il buon Roberto è tornato all’ovile, ma Carla Paciotti, tifosa sfegatata, non lo avrebbe mai perdonato. Scrissi questa storia, intitolandola: “Quelle sane e mai sanate rivalità”. E continuo a considerarle sane finché le stesse rimarranno nei termini dovuti”.

Credo che sia il momento di dire a chi ci leggerà che il SienaPost è un po’ fazioso sulla Mens Sana e quindi quest’intervista è fatta a te in quanto figura storica e contemporanea del Costone che più volte ne è stata portavoce. Inoltre, in deroga al secondo dei nostri principi editoriali, ti è consentito di essere screanzato nelle risposte… E, fammi aggiungere, insieme ai complimenti al tuo essere ocaiolo, una curiosità… Ma se diamo una pennellata di rosso allo stemma della Mens Sana riusciamo a fartelo piacere?

“Perchè dare una pennellata di rosso al glorioso stemma della Mens Sana? Non ne vedo la necessità, sarebbe come storpiare la storia. Con i vertici della Mens Sana ho ottime relazioni; con il Presidente della Polisportiva Antonio Saccone c’è un rapporto confidenziale, stessa cosa con Francesco Frati, persona che stimo moltissimo.

Emanuele Montomoli, presidente del Costone e Francesco Frati, presidente della Mens Sana

La rivalità è una cosa, l’amicizia un’altra. Le mie farfalle preferite (si, perché sono anche un collezionista…) sono quella gialloverde e quella bianco-rosso-verde.

Roberto Rosa, accanto alla sua collezione di farfalle che una qualche invidia potrebbero suscitare al presidente mensanino che è uno scienziato entomologo di valore internazionale

Sono nato nell’Oca, nella casa dove adesso abito che ho acquistato a distanza di 25 anni, tanto era il mio attaccamento per quelle mura tra cui sono cresciuto. Ad agosto ho visto vincere la mia Contrada proprio chiuso in quelle mura che ho sfondato con urla disumane, unendomi alle grida dei miei figli e dei miei nipoti.

Un momento di gioia infinita che non dimenticherò mai, come non scorderò mai il mio primo derby vinto con la Mens Sana, al PalaSclavo, 12 dicembre 2021, dove ho pianto come per la vittoria di un Palio”.

Il 12 dicembre 2021 vince “in trasferta” al PalaEstra

Quest’anno presumiamo che tu abbia scelto un livello più ‘sottotraccia’ e apparentemente ti occupi solo di Basket Femminile, con l’Aymarà Costone impegnata nel Campionato di serie B. Quali emozioni si provano a veder giocare le Citte? E anche quali prospettive per lo sport con il canestro, dato che siete fra i pochi in Toscana che avete anche il Baskin?

“Che emozioni provo a veder giocare le ‘Citte’ del Costone? Le stesse che provavo da ragazzino seguendo le partite della Libertas Siena, squadra di basket femminile che fondò mio padre alla fine degli anni ’50.

Molte di quelle ragazze negli anni ’60/70 si sposarono con i giocatori del Costone, era proprio un segno: Claudia Pronti con Luciano Ghezzi, Lalla Sarchi con Piero Azzurrini, Daniela Rinoldi con Mario Brocchi, Giovanna Raveggi invece preferì il mensanino Di Simplicio, così come  Serena Vizia che si accasò con il compianto Raffaele Taglialatela che comunque da ragazzo veniva al Costone.

Raffaele Taglialatela in questo roster del Costone è il terzo in alto da sinistra

Fu il prof. Casini a portarlo a Sant’Agata. Posso dire di aver vissuto tutti questi fidanzamenti, in quanto seguivo sempre mio padre durante gli allenamenti e in occasione delle partite e se pur giovane, comprendevo certe dinamiche del cuore. E’ un coinvolgimento dunque il mio che va oltre al lapis e al taccuino, lo sento proprio come un impegno morale nei confronti di mio padre che ha dato l’anima per la Libertas, per l’Atletica e per il basket femminile senese, come io cerco di darla per il Costone. Il Baskin rappresenta per tutti noi un valore aggiunto e quando nell’ottobre del 2018 la squadra vinse la Coppa d’Europa per club (ero presente a Bassano del Grappa) fui inondato da una gioia inaspettata. Grandissimi i nostri ragazzi e ragazze!”

Costone Baskin primo in Europa nell’ottobre 2018

Da Patrizia a Tony. Siete passati da avere un grande manager senese come presidentessa a uno scienziato di levatura mondiale come presidente. Che nel Basket e nel Costone trova il suo modo per sentirsi un senese tra senesi. Mi dicono che vorreste precisare di come e perché i social di Montomoli si sono connessi a quelli del tifo biancoverde incrementando l’attività degli haters, vero?

“In sincerità devo confessarti che non seguo i dibattimenti dei tifosi sui social, di qualsiasi genere, non mi interessano proprio, li considero di basso profilo, non ho tempo da perdere per queste cose. Con Patrizia Morbidi mi lega un’amicizia fraterna, anche se lei è della Torre (altra faccina che ride!!!). Siamo cresciuti assieme al Costone; suo padre, Sandrino Morbidi, è stato uno dei miei tanti maestri costoniani, come Aldo Ricci, Neno Gasparri, Lido Vannozzi, Massimo Fabio, Alberto Bonci, Giorgio Centi, Mario Paciotti…

Vorrei nominarli tutti, ma capisco che non è possibile. Ho un ricordo bellissimo di tutti loro, a cui devo molto. Assieme a Patrizia abbiamo costruito l’era Montomoli. La nostra Presidente, dopo 12 anni, aveva maturato l’idea di cedere il testimone. Un giorno (gennaio del 2017), mi chiamò al suo negozio e mi disse: “Roberto, io mi fermo qui. Il presidente o lo fai tu, oppure lo chiediamo a Emanuele Montomoli”. A quei tempi, ero il suo vice, lo sono stato per 12 lunghi anni, ma non ci pensai neanche un attimo: “A Emanuele Montomoli, ovviamente!”  Due cene al ristorante con Tony sono bastate per gettare le basi per il futuro del Costone”.

Patrizia Morbidi ed Emanuele Montomoli

Considerando gli enormi passi avanti compiuti come Società e anche il fatto che avete valori parecchio superiori ai “cugini” quanto a ‘diritti sportivi’, ve l’aspettavate di iniziare la 2^ fase del campionato dietro la Mens Sana?

“Sinceramente no, non credevo che la Mens Sana potesse fare un exploit di questo genere. I risultati fin qui le hanno dato ragione e con pieno merito, ma adesso inizia una nuova fase, con  avversari diversi rispetto alla prima. Vivremo due accesissimi derby, dove con molte probabilità in palio non ci sarà solo il prestigio cittadino, bensì anche la promozione alla serie superiore”.

Ci dicono Bruttini e Pannini; ma, secondo te, quale giocatore rappresenta più l’essere costoniano e l’essere mensanino nei due roster?

“Credo che tu abbia fatto i nomi giusti. Luigi Bruttini, Gigi, l’ho visto nascere e crescere al Costone, è come se fosse un mio figlioccio. E’ 30 anni che veste la maglia gialloverde, cioè da sempre, solo e soltanto quella, capitano e bandiera indiscussa del Costone!”

E quali, secondo te, saranno i più determinanti nei prossimi derby?

“Difficile dirlo. I derby sono gare molto sentite che fanno storia a sé. Chi riuscirà ad avere i nervi più saldi, potrà risultare determinante. Noi abbiamo dei giocatori fuoriclasse per la categoria, ma anche la Mens Sana ha dimostrato di possedere tutti gli attributi per puntare alla promozione, grazie a un amalgama ben assortito e a un allenatore che sa il fatto suo.. Saranno delle sfide avvincenti”.

La tifoseria mensanina al momento ha grossi timori sulle squadre qualificate del girone A (nb: intervista fatto il 2/3): tutte compagini imprendibili. Sei d’accordo che tecnicamente il Girone A è stato per ora molto superiore al Girone B?

“Non sono pienamente d’accordo e comunque questo non è dimostrabile. Forse nel girone A c’è stato più equilibrio dalla cintura in su, ma alla fine certe situazioni si compensano. Sono giudizi tecnici che contano fino a un certo punto, staremo a vedere cosa succederà in campo con queste sfide incrociate”.

Ci sembrò di percepire anno scorso la tua frustrazione, giustificata dal minor tempo a disposizione, quando il presidente Emanuele Montomoli si buttò in politica. Ma quanto gli vuoi bene?

“Sono stato a fianco del nuovo Presidente all’inizio del suo mandato, non potevo lasciarlo da solo. Nel corso degli anni tra di noi è scaturita una grande amicizia; nel 2020 lui e Sara mi chiesero di sposarli.

Sara Pugliese ed Emanuele Montomoli in occasione del conferimento del Mangia d’Oro nel 2019

Mai avrei pensato che il giorno del Palio dell’Assunta, avrei unito una coppia con il matrimonio civile. Che emozione e che onore! In cuor mio comunque chiesi per loro anche la benedizione di Dio.

Roberto Rosa ha celebrato il 16 agosto 2020 il matrimonio fra Sara Pugliese ed Emanuele Montomoli

Certo che gli voglio bene, e non solo perché ha fatto tanto per il Costone, gettando nel progetto risorse economiche importanti. E proprio perché gli voglio bene, gli ho sempre consigliato di non correre per la poltrona di sindaco della nostra Città. Ma lui è un ambizioso, altrimenti non sarebbe arrivato così in alto, si è voluto mettere in gioco e si è divertito a giocare. Non ho condiviso il suo modo goliardico di impostare la campagna elettorale: la politica è un’altra cosa, a mio avviso lui è un grande scienziato e imprenditore ardito e tale deve rimanere, punto. Emanuele ha una grande capacità imprenditoriale che ha messo anche al servizio del Costone, la mia invece è più una concezione ancorata alle origini. Dopo 50 anni da dirigente, era giusto che facessi un passo indietro, anche se sono rimasto a dare una mano nel Comitato di Gestione del PalaOrlandi e del Ricreatorio dove sono un membro del CdA, attività queste assai impegnative”.

Il Costone oggi è intra ed extra moenia

Domanda intrigante: fra dieci anni come si potranno descrivere i meriti del Costone verso la città? O in altre parole con un presidentissimo come quello che avete che porta il vostro diggì a dire che gli incassi non sono determinanti, cosa farete di bello e grande da qui al 2034?

“Non ho la sfera di cristallo e non posso prevedere il futuro. Spero solo che Tony prosegua nel suo impegno a lungo. Vismederi è una sua creatura, siamo orgogliosi di portare questo logo sulle nostre maglie. Il nostro è un pubblico affezionato, composto dalla vecchia guardia e da tanti bambini e genitori.

In alto, una foto datata del pubblico del Costone al Dodecaedro-Giannelli, in basso l’esordio nella poule promozione al PalaOrlandi con la Sancat Firenze di domenica scorsa

Non abbiamo in tal senso mire faraoniche, anche se quando riusciamo a riempire la tribuna è sempre un piacere, ma giustamente il nostro budget non è basato sugli incassi. Lo sforzo che facciamo quotidianamente per mantenere in vita un impianto sportivo come il nostro, è impensabile. Molti di noi lo considerano come una seconda casa, è un bene prezioso per il Costone e per l’intero Territorio. Comunque il Costone, oltre allo Sport, esprime tanti altri valori che contribuiscono ad arricchire il tessuto cittadino da oltre un secolo”.

Alessandra e Roberto Rosa

“Vedo che non ci sono più domande… – dice Roberto che si avvia a concludere anche se vorremmo chiedergli altri particolari – allora procediamo con i saluti. Ti ringrazio Duccio per avermi dato la possibilità di raccontarmi e raccontare la storia del Costone su SienaPost, e del DonVi che ha battezzato i miei figli. Lui per me è stato come un secondo padre; mi ha cresciuto, mi ha educato, mi ha fatto diventare uomo. E Costoniano! Mi ha unito in matrimonio con Alessandra, la donna della mia vita. Lei è del Nicchio, ma questa è un’altra storia”.

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