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domenica, Settembre 24, 2023

Palio, bene davvero Bruco, Istrice e Chiocciola

Accoppiate… Chi sale e chi scende. Mamma mia quant’è complesso. Salgono il Bruco, la Chiocciola, l’Istrice, molto ma molto piano salgono anche la Torre, la Tartuca, l’Oca.

Giudizio sospeso per il Drago che le cose migliori le fa quando corre da solo. Ancora tutto da ragionare su Pantera e Giraffa, decisamente in ribasso l’Aquila.

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Cosa abbiamo in più rispetto la prova di ieri?

Una notte, in cui capitan Lorenzini ha dovuto concedere una straordinaria al popolo. Cosa avanzavamo da Bartoletti? Cosa c’entra Bighino con noi? E che idea sarebbe quella di sostituirlo con un 55enne?

Boh, non è che la contrada facendolo – qualunque contrada – aiuti molto: il mestiere del capitano è di natura dispotica, certamente non democratica e dura da 4 a 8 giorni l’anno. L’Aquila è una delle nostre belle diciassette contrade e il detto e ridetto di ieri sera non ci deve interessare. Quello che in analisi vogliamo sottolineare è però il “non detto” che c’è fra il fantino scelto e la dirigenza.

Ipotizziamo che gli sia stato chiesto di mostrare la capacità di far correre a vincere quel cavallo… E per due volte è rimasto ultimo al canape, né in seguito ha mostrato reale interesse a mettere la testa avanti. Bighino però non disdegna la ricerca della rissa come unica assorbente finalità della sua corsa (ma la Pantera non è rimasta così danneggiata). Per completare non troviamo come la rude scuola di Bighino si armonizzi al tasso di nobiltà di Viso d’Angelo nella cui linfa vitale fluisce ancora qualche goccia del mitico War Admiral. Comprendiamo come i contradaioli della “nonna” di Piazza si sentano avviliti dalla prospettiva di correre in difesa con un cavallo che solo qualche ora fa hanno salutato come bombolone. Ci fosse ancora Aladì, non lo farebbe scordare.

C’era una volta il grande Menichetti. Altri tempi. L’uomo che faceva volare Brandano. Su Viso d’Angelo qualcuno dice che due palii l’anno possano esser troppi e che dal primo ne esce troppo debilitato. Ma ce lo mette per iscritto qualcuno? Il resto su di lui sono solo meriti che potrebbero anche preoccupare la gente di Stalloreggi.

Pensiamo a capitan Maggi. Ci mancava solo il “piccinino santo” quando ha detto all’intervistatore Pagliai che la Chiocciola con la fame di Palio che ha, la Tartuca non la guarderà più di tanto. Che è cosa completamente diversa da quello che avviene sotto la lupa di Vangi. Così facendo Maggi toglie grande peso dal cuore di Gingillo che tali angosce l’ha sempre portate a fatica. Alla Tartuca poi ci guarderà, anche se obbiettivamente la ipotizza partecipe di un palio diverso, forse a sostegno di un “monte” che potrebbe tornare a formarsi dopo anni. La Chiocciola sale perché ha un percorso chiaro.

Non ce l’ha del tutto la Pantera che mette più passione di quanto sia richiesto nell’attricassi ai canapi con l’Aquila e mostra così come il Palio della Pantera sia per ora avulso dal tutto.

Altre novità: la prova di stamani. Sceneggiata gratuita di Aquila e Pantera, Carburo che prende la sufficienza giacché approfitta di una distrazione dell’Oca, partenza all’unisono di Tartuca, Chiocciola e Giraffa che ci sembra un giusto aperitivo di quello che potrà avvenire la sera del Palio, cioè 3-4 contrade che arrivano su San Martino, senza che nessuno alzi il piede… come non è avvenuto stamani con la Chiocciola che ha scurvato prima, seguita dalla Tartuca e più in là c’è stato il Drago che ha corso per vincere ancora, mentre le altre spigolavano pezzetti di pista. Ma piano, c’è il titolo che regge il tutto: Tittia che è caduto e ha subito rimontato.

Intanto perché è caduto? Perché era molto, forse troppo all’interno. Anche se quella curva è una grande “mamma”, capace di accogliere anche sei contrade che girano insieme, ci sono cose assolutamente da evitare. L’incertezza iniziale su una traiettoria perché “toccare” in bocca il cavallo in quel momento lo mette a rischio di “toccarsi” e il cambio di approccio se non si ha la certezza che nessuno ci segue e quindi certezza che nessuno ti galoppi addosso. E siamo nel momento in cui Abbasantesa non deve aver traumi mentre impara. Stavolta lo ha avuto perché l’Istrice corre per sé, indipendentemente da quello che fanno gli altri; Guglielmi voleva il “viottolo di Beppe” e lo ha fatto determinando la toccatura di cavalla e fantino della Giraffa sugli steccati. Ci immaginiamo scuse rituali di capitan Testa e accettazione immediata in via delle Vergini. Complimenti a Tittia che nel cadere e rialzarsi mostra di tenere allenati anche muscoli apparentemente meno utili, cosa che sanno bene quelli del fitness Mens Sana quando lo vedono da vicino.

Tuttavia il nostro giudizio della Giraffa è per ora equivalente a quello della Pantera.

Ancora sull’euforia di Tamuré: mostra cose che non possono non piacere in Kamullia. Il suo correre è coraggioso fino all’incoscienza, ma ora che il Palio sta maturando vedremmo se la contrada lo vorrà correggere in omaggio alle funzionalità di un “monte” che se è tornato a rendersi percepibile, di certo comprende l’Istrice.

Vai Bruschellino non ti far confondere da chi dice che babbo potrebbe montare anche stavolta. Ieri pomeriggio sembrava che la dirigenza del Bruco ti avesse fatto un piacere in amicizia a farti montare e, a cena nei Giardini, dopo la tua prova, hai fatto sembrare quella stessa dirigenza brillante e illuminata. E magari è così. Di certo la gente del Bruco, toltasi il secolo scorso un peso incredibile, si è trasformata tutta in millennial e ha insegnato a tutta Siena come si può godere di solo Palio, indipendentemente dal fatto che ce l’hai in cappella. Molto bene quest’accoppiata.

Di Torre e Oca ieri abbiamo parlato di scelte d’arrocco. L’arrocco è una mossa “strana e doppia” degli scacchi che rafforza le difese, ma di fatto chi lo compie per primo rinuncia all’iniziativa per darla all’altro. Quindi… aspettare. Forse proprio nell’attesa che il Palio maturi, stanno le potenzialità di Oca e Torre. Sempre interessante fare un Palio alla zitta, anche se Brigante per ora ne ha sciupati alcuni: la sua tecnica è incredibile, la sua trasformazione delle idee di dirigenza in concretezza è come minimo intaccata dalla sorte non favorevole. Però che ci sia lavorio sotto sotto è una certezza, come Carburo che arriva in Salicotto come unica scelta e la contrada prende di buon grado che sia l’unto del capitano.

Rimangono il Drago e la Tartuca. Il primo ha vinto entrambi le prove, galoppa bene e sembra crescere il feeling nell’accoppiata. Ma le cose migliori le ha mostrate nei secondi e terzi giri: dai canapi bisogna uscire.

L’effervescenza della Chiocciola rende Castelvecchio più visibile di quanto la dirigenza vorrebbe: Grandine ha palese istruzioni di lasciar stare la Chiocciola anche se la sorte l’ha messi 4 volte su sei accanto. Non guasta che la “femminilità” di Schietta la renda meno soggetta a quei calcioni che Reo Confesso piacerebbe dare tra i canapi. L’impressione è di tanto lavoro fra un fantino e una dirigenza che si stimano, ma probabilmente fino alla sera del Palio sarà difficile misurare il valore di ciò che creano.

Ovvia, finito. Attenzione però… dire che il Bruco e l’Istrice crescono mentre la Pantera e la Giraffa magari non lo fanno, non vuol dire 1.Bruco, 2.Istrice, 3.Pantera, 4.Giraffa. Sono semplici variazioni che vanno a modificare i valori iniziali… e quelli della Giraffa, ad esempio, erano davvero tanto tanto alti.

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