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lunedì, Febbraio 26, 2024

Due riformiste in carcere: prima volta a Ranza

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una serie di reportage intitolati “Il nostro agosto in carcere 2023”. La prima puntata è stata scritta su “Il carcere di San Gimignano a Ranza”. Le autrici sono Claudia Cardone, Esperto di Sistemi Qualità (ANVUR) e di Politiche d’Innovazione (OCSE) e Giulia Simi, Membro del Consiglio Generale del Partito Radicale.

L’iniziativa Agosto in carcere 2023, promossa dal Partito Radicale e autorizzata dal Ministero della Giustizia, ha interessato più di 55 carceri in tutta Italia; in Toscana sono state visitate la casa circondariale di Siena, il carcere di alta sicurezza di San Gimignano, il carcere di media sicurezza di Volterra, le case circondariali di Arezzo, Pistoia e Grosseto.

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Le situazioni nei penitenziari del nostro Paese sono diverse e, a volte, non cattive, ma in genere si registra un peggioramento abbastanza grave per l’aumento dei detenuti extracomunitari, tossicodipendenti e detenuti con gravi problemi psichiatrici. Il dramma non è solo dei detenuti, ma anche degli agenti di Polizia Penitenziaria, costretti a lavorare in un numero inferiore a quello stabilito e con risorse scarse. Lo stesso si può dire per gli operatori sanitari.

Ricordiamo che le carceri sono il punto finale del malfunzionamento della giustizia italiana. Secondo il Partito Radicale senza una vera riforma della giustizia, da tutti evocata, ma mai realizzata, in questo Paese non sarà mai possibile pensare che venga rispettato l’ art. 27 della Costituzione (“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità”).

Si pensi solo all’abuso della carcerazione preventiva e alla consistente presenza nelle nostre prigioni di detenuti innocenti.

Il carcere di Ranza a San Gimignano

In seno a ciò, come delegazione del Partito Radicale, Lunedì 7 agosto 2023 abbiamo visitato la casa di reclusione di San Gimignano: un carcere di alta sicurezza.

La prima cosa che si nota riguarda l’atmosfera, completamente diversa rispetto agli anni passati, grazie alla direttrice Maria Grazia Giampiccolo che ha preso servizio da marzo; ovviamente, molti problemi legati alla struttura, di cui parleremo più avanti, non sono cambiati.

Durante la visita siamo state accompagnate dalla direttrice e dal comandante Paolo Iantosca; già di per sé questa è stata una novità, come del resto colpisce la perfetta sintonia e l’evidente stima reciproca tra la direttrice e il comandante; ciò crea un ambiente positivo sia per chi ci lavora sia per gli stessi detenuti, con ricadute in termini di allegria, empatia e progettualità. Si respira veramente un’aria nuova.

L’orto del carcere di Ranza

I detenuti presenti sono 318 per una capienza regolamentare di 243. Sembra che la situazione sia gestibile, per il momento. La nota dolente riguarda invece il numero di agenti penitenziari, effettivi 189 su una pianta organica di 229. Questo crea difficoltà per qualsiasi nuovo progetto o iniziativa. Inoltre, la mancanza degli agenti penitenziari non è solo una questione di numeri, ma di preparazione e di veri corsi di aggiornamento; e non si tratta di lavori semplici, sopratutto se non esiste l’entusiasmo e l’empatia verso le persone, oltre a una buona preparazione.

Gli educatori presenti sono 5 su una pianta organica di 6; purtroppo, il prossimo anno saranno in 4 perché la capo area andrà in pensione.

Non ci sono mediatori linguistici perché essendo un carcere di alta sicurezza i detenuti sono quasi tutti italiani. Gli stranieri presenti sono solo 18.

Camminando lungo il carcere, per passare da una sezione all’altra, nei corridoi, che in genere sono tristi e cupi, siamo stati accompagnati dai bellissimi murales dipinti dai detenuti di alta sicurezza; il tutto ci lasciava una sensazione di stupore e meraviglia soprattutto grazie all’opportunità di incontrare alcuni detenuti con il pennello o il lapis al lavoro e concentrati sui loro dipinti. Alcuni molti belli ed espressivi tanto da indurci a riflettere su quanta capacità e arte fossero state perse e distrutte a causa della mancanza di sostegno adeguato da parte della società così detta civile.

Grande l’orgoglio dei detenuti per il lavoro fatto per le cucine

Dei 243 detenuti 49 sono studenti; alcuni devono completare gli studi scolastici, altri sono studenti del Polo Universitario di Siena, ed hanno tutti una cella singola. La direttrice ha in programma di rendere più efficiente la piattaforma di studio, implementandola sia a livello di proposte corsuali sia a livello di capienza studenti, cercando, quindi, una più ampia collaborazione con l’Università di Siena, che offre già un apporto straordinario.

I detenuti non studenti, invece, sono in due per cella in spazi che non sono il massimo per grandezza e comodità.

Le iniziative e gli eventi promossi nei confronti dei detenuti sono diverse, come la pizza il sabato sera con i parenti e famigliari, la partita di calcio tra babbo e figli, i pranzi e le cene durante le festività, supportate dalla presenza di una imponente cucina professionale acquistata di recente per gli studenti detenuti della scuola alberghiera.

Inoltre, rispetto all’area sportiva, l’intenzione è di cambiare e rinnovare completamente, con opportuno sostegno finanziario, la palestra perché la maggior parte degli attrezzi sono obsoleti, vecchi e arrugginiti. E’ noto come in spazi così piccoli sia importante la pratica dello sport, sia a livello fisico sia come supporto psicologico. Oltre a ciò i detenuti si dedicano con successo alla cura dell’orto, che oltre a fornire loro ottimi prodotti freschi a km 0, è uno strumento educativo e di autodeterminazione, di cui i detenuti sono molto orgogliosi.

La linea della direttrice e del comandante è infatti quella di garantire il rispetto delle persone, elemento imprescindibile per qualsiasi percorso detentivo che porti a una diversa comprensione di sé.

Ciò che rimane non risolto del carcere di San Gimignano è la sua struttura; costruito negli anni Ottanta ne il periodo delle carceri d’oro in una buca a Ranza.

Ma come è stato possibile pensare a una tale struttura?

In una zona vicinissima a San Gimignano sono stati capaci di scegliere uno dei posti più infelici e brutti di tutta la bellissima campagna senese; e poiché è in una buca, d’inverno è freddissimo e d’estate è caldissimo. Per fortuna d’estate ai detenuti è permesso comprare un ventilatore.

Ovviamente hanno anche pensato di costruire il carcere dove non c’è l’acqua potabile. Anche se adesso è stato prodotto un quinto pozzo, si va avanti con le bottiglie di acqua minerale e l’acqua calda è presente solo nelle docce. Le celle sono piene di pacchi di bottiglie: viva la plastica! Anche queste a spese dei detenuti.

Inoltre, cosa che dimostra un certo grado di malignità, fra Ranza e il resto del mondo non ci sono collegamenti. Ricordiamoci che quando ci fu l’amnistia i detenuti erano costretti, con tutte le loro cose raccolte in sacchi della spazzatura, a camminare 8km a piedi per arrivare a San Gimignano.

Infine, i detenuti di San Gimignano provengono da regioni lontane, Campania, Sicilia e altre. Significa che i familiari per trovare il proprio caro sono costretti a fare un viaggio lungo con collegamenti inesistenti, nonostante ciò avvenga nei pressi di una delle zone più turistiche e care della Toscana.

Rispetto a ciò sarebbe auspicabile avere uno sguardo ampio, rivolto a tutto il mondo carcerario, che consideri nel suo complesso i detenuti, ma anche i detenenti, perché le condizioni di scarsa umanità, di intolleranza e di nessun fine rieducativo a supporto del diritto al reinserimento sociale e al principio di eguaglianza sostanziale aumenta la probabilità di incomprensioni, di comportamenti violenti e suicidi.

(1 – Continua)

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