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sabato, Ottobre 1, 2022
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Cronista di un’Italia misconosciuta: l’Assedio Invisibile

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Conosco Andrea Angeli, da non meno di quindici anni. E trovo che scriva racconti interessanti di uno spaccato della nostra società che tende a uscire dall’attenzione della moltitudine, ma che è parte del nostro essere italiani. Quello che cioè avviene nel contesto degli interventi delle nostre Forze Armate all’estero. Missioni che coinvolgono i nostri soldati in compiti di peacekeeping, che a volte li espongono al pericolo, ma che finiscono sempre per rendersi ricche di umanità e storie avvincenti sul nostro contatto con popoli in reale difficoltà.

Andrea non ha la prosa di Oriana Fallaci, ma è tra i pochi che ha continuato sul suo percorso di testimonianza di questo patrimonio di umanità globale che spesso non è pubblicizzato oltre le caserme e le famiglie dei militari in missione. In genere l’annuncio di un suo nuovo libro, è sempre collegato a una promessa – “Sarà l’ultimo” -, poi il bel rapporto instaurato con l’editore Rubettino, lo spinge sempre a raccontare un’altra storia. E per questo lo ringraziamo.

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Di lui, giornalista, il web racconta: “nasce a Macerata il 6 dicembre 1956. Laureato in Giurisprudenza e Scienze Politiche, agisce, come funzionario italiano delle Nazioni Unite, in numerosi teatri di guerra tra cui Cile (durante il regime di Pinochet), Iraq, Namibia e Cambogia”.  Un altro brano lo prendiamo dalla Onlus  Giardino virtuale dei “Giusti del Monte Stella” che l’ha incluso nel marzo del 2019 tra i nuovi “Giusti” con questa menzione: “In particolare, nella Sarajevo assediata durante il conflitto balcanico, si è adoperato sotto i bombardamenti per ritrovare e mettere in salvo Rosaria Bartoletti, ultima italiana rimasta nella città bosniaca. Per questa ed altre azioni meritorie, ha ricevuto numerosi riconoscimenti”. Ed ancora, grazie a Tony Capuozzo, autore della prefazione: “Angeli è sempre stato se stesso: avventuroso, elegante e per bene, capace di farsi benvolere anche dai nemici, che lui tradurrebbe “le parti”. Di farsi rispettare da colleghi anglosassoni convinti che tutti gli italiani siano dei pasticcioni, tranne Angeli, lui è dei nostri.  Di farsi benvolere da colleghi dell’ex terzo mondo sospettosi delle attitudini postcoloniali di ogni bianco, tranne Angeli, lui è come noi. Di farsi considerare collega da militari di ogni bandiera e colore, e perfino da quelli che diffidano per principio dei funzionari civili.  È amico, infine, di ogni giornalista, perché ha sempre avuto chiaro quali notizie si debbano passare, quali si possano passare, quali si possano mormorare facendo finta che non si debbano sapere, e ha sempre taciuto su quelle che stavano oltre la linea rossa”.

Ho ordinato “L’Assedio Invisibile” (Rubettino, 2021) questa mattina; quindi non l’ho letto ma ho buone sensazioni. L’autore annuncia una storia di una missione di pace in tempo di pandemia. Chi l’ha letto in anteprima così lo commenta:

“Gli alpini non mollano mai, dall’Ortigara al Kosovo, sempre pronti alle missioni impossibili in pace e in guerra, che diventano realtà con l’aiuto dei diplomatici più tosti, che fanno sistema e rendono grande l’Italia”. Fausto Biloslavo (giornalista di guerra triestino)

“La storia di una missione bloccata, di un frozen conflict, che grazie a due italiani – un diplomatico e un alpino – fa intravedere un po’ di luce alla fine del lungo tunnel”. Stella Pende (giornalista e autrice romana)

“Una missione, la Kosovo Force (Kfor), nella quale l’Italia fa ancora la differenza, L’Assedio Invisibile ci aiuta a capire perché”. Lao Petrilli (fondatore e direttore di WikiLao.it)

“La Diplomazia culturale italiana in prima linea per preservare un prezioso patrimonio a rischio: capacità di dialogo, tenacia negoziale, alta competenza e una buona dose di coraggio”. Francesco Rutelli (già ministro Cultura e Sindaco di Roma)

Come detto, il libro ha una prefazione “doc” grazie alla penna di Tony Capuozzo, ma va aggiunto che i precedenti tre libri non sono stati da meno: “Professione peacekeeper – da Sarajevo a Nassiriyah, storie in prima linea” (Rubettino, 2005) con prefazione di Gianni Riotta; “Senza pace – da Nassiriyah a Kabul, storie in prima linea” (Rubettino, 2011) con prefazione di Enrico Mentana; “Kabul-Roma, andata e ritorno (via Delhi)” (Rubettino, 2016) con prefazione di Bernardo Valli.

Che aggiungere? A me e a quanti saranno interessati: buona lettura.

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