Green-Pass, ragionamenti sulla minoranza anticonformista

Una parte del Paese, una minoranza probabilmente, non sta sopportando il “Governo dei Migliori” rifuggendo le ammucchiate di emergenza o convenienza. Come mal digerisce il politicamente corretto e peggio sopporta le “moral-suasion” delle istituzioni.

E allora? Allora non trova di meglio che fare il bastian contrario sulle vaccinazioni e soprattutto sulla misura conseguente del Green-Pass.

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Non si spinge fino a negare l’esistenza del virus ma trova mille distinguo, dal desiderio di libertà all’impossibilità di raggiungere l’immunità di gregge, per evidenziare la propria distanza dall’establishment.

Dalla loro hanno il fatto che non esiste un governo mondiale della pandemia. Che c’è un OMS debole, incapace di intervenire a favore dei deboli della terra. Dalla loro hanno che la pandemia, dopo la “prima ondata” non unisce; ma divide fra chi può “conviverci” – perché ha cure, possibilità di organizzare quarantene e distanziamenti – e chi non ha alternative.

La barca non è la stessa per tutti. E la pandemia divide anche culturalmente tra chi si pone il problema pratico dell’oggi e chi filosoficamente ha occhio per quelli del domani.

Ancor più facile è il ragionamento sulla pandemia che non ci renderà più buoni ma probabilmente più egoisti, comunque peggiori. Ha provocato uno stress-test all’intera umanità facendogli riconsiderare i molti propositi di “invincibilità”. Con molto meno, in altre epoche, furono riempiti i manicomi.

Gli esiti finali della vicenda non sono affatto scontati e comunque non sono scritti. Anzi, per ora non si è messo neppure in “certezza” l’inizio della vicenda…

Gioco ancora più facile è dimostrare che nella conduzione della pandemia i ceti politico, tecnico-scientifico ed economico cercheranno di trarne il massimo profitto. E che questo “autorizzerà” i superstiti ad intentare cause risarcitorie anche se massacreranno gli “eroi” – la classe medica in particolare – dei giorni terribili.

Questi moderni anticonformisti pensano di poterla fare franca, e che il tempo lavori per loro. Scommettono sul fatto che la pandemia durerà ancora e che sia sostanzialmente indifferente conviverci da vaccinati o meno. Tolto ovviamente di mezzo il Green-Pass.

Quello però che manca nella loro riflessione è un principio di realtà: che la pandemia non è un’invenzione dei media o dei potenti, che i morti sono veri, che le evidenze statistiche e diagnostiche vengono acquisite minuto per minuto e, senza quelle, la politica brancola nel buio, come la scienza prima di essa.

Il punto è che bisogna affrontare il tema del male minore. Che bisogna contemplare l’ipotesi dell’errore da entrambe le parti.

Vedasi in tema: https://www.doppiozero.com/materiali/quale-etica-lemergenza

Vuol dire introiettare la cultura del dubbio, al posto di quella della certezza assoluta. Sempre e non soltanto quando fa comodo.

Anche qui suggeriamo: http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/cultura-e-filosofia/filosofia/8032-mettere-in-dubbio-tutto e https://www.nonsprecare.it/importanza-dubbio-per-prendere-decisioni-giuste?refresh_cens

(Nella foto, il c.d. filosofo del dubbio: Norberto Bobbio – da Fb)

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