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sabato, Luglio 20, 2024

Ora c’è l’obbligo di ridare il vecchio volto alla Terra

Luca Gentili spiega cosa significa l’approvazione della Nature Restoration Law

Su nostra insistente richiesta Luca Gentili ci ha regalato il suo pensiero su un inatteso sviluppo normativo a livello continentale. Leggiamo quel che ci racconta della Nature Restoration Law…

Lunedì scorso, 17 giugno, è stata approvata dal Consiglio Europeo la Nature Restoration Law.

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Conoscevo il difficile percorso di questa legge che enuncia negli obbiettivi il ripristino di almeno il 20% degli ecosistemi danneggiati del territorio comunitario entro il 2030, il 60% entro il 2040 e il 90% entro il 2050.

Su Repubblica ho letto che l’Italia ha votato contro. Noi, cioè, che siamo il Paese europeo più esposto ai rischi idrogeologici, ci dichiariamo in qualche maniera contrari a:

  • mitigare i cambiamenti climatici e gli effetti dei disastri naturali,
  • invertire il declino delle popolazioni di impollinatori,
  • garantire che non vi siano perdite nette di spazi verdi urbani,
  • riforestare,
  • trasformare almeno 25mila chilometri di fiumi in fiumi liberi a livello europeo.

Capisco tutte le preoccupazioni che tali cambiamenti possano ingenerare e del resto anche quello che spesso sembrava un vantaggio come la meccanizzazione dell’agricoltura ha avuto un impatto significativo sull’ambiente. L’uso di macchinari agricoli e fertilizzanti ha contribuito all’inquinamento dell’aria e dell’acqua. Inoltre, la deforestazione per creare nuove aree agricole ha portato alla perdita di biodiversità e ha contribuito al cambiamento climatico.

Quello che mi aspettavo in questi mesi era un acceso dibattito, uno studio approfondito di come sfruttare quest’occasione di rigenerazione, perché di occasione si tratta, di come ripensare in maniera organica ai nostri territori. Ora il dibattito c’è, ma avviene a cose avvenute fra chi è contro e chi è a favore.

Vorrei aggiungere come effetto negativo la presa in giro e forse lo sperpero di denaro con quello che in provincia di Siena si è chiamato “Siena Carbon Neutral”. Questo progetto servi soltanto a registrare che con la quantità di boschi nella nostra provincia bilanciavano le emissioni. Credo, però, che nessuno ebbe il coraggio di dirlo così chiaramente.

E soprattutto va ricordato che gli effetti non si misurano su scala locale. Su fenomeni di questa portata non ha senso. Come è un controsenso pensare che è un problema che non ci riguarda restaurare quello che abbiamo deturpato, se non addirittura violentato.

Ora comprendere come restituire salute ai nostri pronipoti deve divenire un impegno civico che non ha colore né confessione, solo partecipazione.

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