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lunedì, Settembre 26, 2022
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Renzi interpreta “Io vorrei, non vorrei ma se vuoi”

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Dunque Renzi e il suo partito Italia Viva non sarà mai alleato in coalizioni politiche in cui ci saranno La Lega e Fratelli d’Italia, tanto meno il Movimento 5 stelle.
Detta così sembra che il Matteo fiorentino sia pronto a far uscire i suoi dal governo Draghi.
Invece è un ragionamento per il dopo. Quando l’emergenza sarà finita. 
Per allora, Renzi si presenta con una decisione chiara, netta, cristallina. 
Sarà davvero così?
Vero è che Renzi ci ha abituato a tutto e al contrario di tutto. 
Alla manovra politica fulminea. 
Qualcuno ha detto che Machiavelli se rinascesse potrebbe andarci a scuola…
Ma tant’è che dobbiamo pur prenderlo in parola. 
Intanto così facendo “facilita” le cose a Letta, che viceversa dovendo impostare il ragionamento per una coalizione che punti a battere il centrodestra non può certo permettersi di escludere un dialogo con Conte e il M5S.
Ma in qualche modo gli complica la vita, a Letta, perché così facendo Renzi apre un forno per gli elettori, ancora nel Pd, ma scontenti e che guardano ai  Grillini con raccapriccio.
Renzi, ovviamente, escludendo di stare insieme alla destra di Salvini e Meloni si autoesclude anche dal centrodestra che senza Lega e Fratelli d’Italia non esisterebbe. Del resto se strizzasse l’occhio al centrodestra non potrebbe mietere nel campo del Pd.
E allora la domanda sorge spontanea: dove è finito il manovratore? Così facendo si autoesclude dal contesto politico.
In realtà non sarà così. 
Tattica. Si chiama tattica.
La spiegazione è semplice, oggi si mantiene equidistante in modo tale da massimizzare la raccolta degli scontenti sui due fronti per poi, quando sarà il momento opportuno, utilizzare al meglio il capitale politico raccolto.
Ecco la strategia: legarsi le mani da solo per poi averle libere al momento opportuno, per utilizzare lo spazio politico che gli si presenterà.
All’impronta, come sempre. 
E sarà sempre coerente con se stesso. Come lo è stato quando ha spinto Zingaretti a fare l’accordo con Conte; così come, saltato Conte, è stato pronto a intestarsi l’ascesa di Draghi.
La coerenza a ben vedere c’è sempre. 
Sta nella capacità di restare dalla parte del campo che fa politica. Intesa come potere.
E sarà proprio questo che gli chiederà il suo elettorato: essere pronto per rompere o costruire qualunque gioco.
La politica come gioco? 
No, la politica come arte. Di dividere, tenere insieme, scomporre, ricomporre.
E’ un’arte che può essere imputata a lui.
Non soltanto a lui… basta fare il conto degli anni della Repubblica Italiana e dividerlo per il numero dei governi succedutisi per capire quanto la politica sia stata considerata un gioco…
Quindi vedrete che nessuno si stupirà se lo ritroverete in un governo di centrodestra anche quando lo spirito di emergenza sarà terminato. 
Ma viceversa nessuno si potrà stupire se dovesse assumere un ruolo di cerniera tra Pd e 5 Stelle.
Sì perché la strategia è la politica come arte del possibile.

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