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lunedì, Maggio 27, 2024

Fine settimana in Sicilia

Gianni Cuperlo, Da facebook 15 aprile 2024

Vorrei raccontarvi un fine settimana, per come so farlo, ma un po’ ci conosciamo e sarete pazienti e forse capirete anche i sentimenti non detti.

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Sono arrivato in Sicilia, a Messina, la sera sul tardi di giovedì. Volevo essere lì la mattina puntuale. E così è stato. Abbiamo iniziato il nostro giro siciliano dalla libreria Feltrinelli, poi Catania nel pomeriggio di venerdì, Agrigento e Enna sabato e stamane Palermo.

Massimo mi ha accompagnato in ogni tappa. Cioè, non è che mi ha solo accompagnato (per inciso guida come un irresponsabile!), ha costruito queste tre giornate con passione e intelligenza e di questo lo ringrazio col cuore.

E con lui grazie a chi ha costruito cinque iniziative dove ho ascoltato esperienze e testimonianze di una Sicilia che costruisce, propone, progetta, “fa squadra” come ha spiegato stamane Ottavio a Palermo.

E allora grazie a Lucia, Luigi, Giacomo, Nino, Maurizio, Lillo, Ottavio (già l’ho detto), Valentina, Giuseppina, Roberto (tutti i cognomi in fondo al post, ma per me contano i nomi!).

Poi, dopo una bellissima mattinata palermitana, ancora Massimo mi ha accompagnato a Punta Raisi (e passi sempre lì, a Capaci, nel mezzo a quei due totem che ricordano il 23 maggio del ‘92) e siamo arrivati all’aeroporto intitolato a Falcone e Borsellino. Mi sono imbarcato sul volo per Fiumicino.

Partiti e atterrati ci siamo preparati a scendere. Non c’era il tunnel, ma la scala per salire sul pullman che ci doveva portare al terminal. Ho preso il mio trolley e atteso il mio turno, ho fatto passare un ragazzo e mi sono messo dietro a lui.

Solo che lui, appena uscito dall’aereo e messo piede sulla piattaforma della scala, all’improvviso davanti a me ha scavalcato il parapetto. E io l’ho visto e non capivo che stesse facendo e mi sono gettato su di lui afferrandogli un polso mentre stava sospeso lì e non sono riuscito a trattenerlo. E lui è caduto a terra.

Allora, l’autista del pullman è sceso e corso e così l’hostess che avevo appena salutato. E ci siamo precipitati da questo ragazzo che non pareva avere traumi o fratture. Però hanno chiamato l’ambulanza e sono arrivati i poliziotti dello scalo.

E poi altre cose che è inutile stia qui a dirvi.

Sono risalito sull’aereo e parlato col comandante che mi ha detto di non avere mai avuto un simile episodio nella sua esperienza professionale. Gli ho detto che non avevo mai avuto un’esperienza simile nella vita.

Perché poi le cose stanno davvero così sapete: che passi mesi e anni a ricamare con le parole sulle difficoltà o disagi o sofferenze delle persone e poi quando te le trovi davanti ti chiedi se qualcosa avevi capito. E tutto sommato ti rispondi di no, che fino a quando non lo vedi quel disagio, le cose che contano non le avevi capite.

Bon, me ne sono venuto col treno a Termini a prendere il mio motorino e domani si ricomincia. Col bagaglio di tre giornate siciliane di “Promessa Democratica” che mi hanno fatto capire perché la nostra opposizione all’autonomia di Calderoli dirà chi siamo davvero. E soprattutto, nel cuore, il mio braccio teso e fermare il polso di un ragazzo di cui non so nulla e che mi è scivolato due metri più giù.

Non so che nome abbia e come stia ora (spero bene, almeno nel fisico), ma questa sera il pensiero e l’affetto è tutto per lui e per quei suoi occhi.

Un abbraccio Ps. Massimo Ingiaimo, Lucia Tarro, Luigi Beninati, Giacomo Torrisi, Maurizio Masone, Lillo Colaleo, Ottavio Navarra, Valentina Chinnici, Giuseppina Altamore, Roberto Zampardi.

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