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mercoledì, Settembre 28, 2022
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Girolamo Bellarmati, colui che venne da “Siena l’invincibile”

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Nobile senese, architetto, Girolamo Bellarmati si dedicò anche alla politica e fu di parte novesca; per questo egli fu costretto all’esilio e, dopo varie peripezie, riparò in Francia, cercandovi quel successo che non aveva potuto ottenere in patria, e trovandovelo clamoroso. Girolamo Bellarmati nacque a Siena il 24 agosto 1493, da Ippolito e da Margherita Piccolomini. In gioventù studiò a Urbino, e poi ebbe, nella Università di Siena, la cattedra di matematica ed architettura militare. Ma nel frattempo, a Siena, la famiglia Bellarmati, di parte novesca e imparentata con Pandolfo Petrucci, ebbe un ruolo attivo nei tumultuosi avvenimenti politici del primo ‘500. Girolamo, nel 1520, si sposò con Laura Verdelli dalla quale, negli anni immediatamente seguenti, ebbe i figli Lelio, Fulvia e Claudio Giovanni Battista. Nel 1525 i popolari presero il potere, ed i Bellarmati furono banditi da Siena.

Mentre era fuoruscito, Girolamo sfuggì miracolosamente ad un agguato teso dal governo senese a Montebenichi, presso Castelnuovo Berardenga; in tale scontro morirono i suoi fratelli Scipione e Giulio. Un altro fratello, Marcantonio, sarà giurista insigne, professore in varie università italiane. Dopo la battaglia di Camollia (1526), che segnò la fine della speranza dei noveschi di tornare in città, Girolamo cominciò a girovagare per l’Italia, approfondendo i suoi studi di architettura, matematica, cosmografia, cartografia, mentre la moglie e i figli riuscivano a far ritorno a Siena.

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In questi anni il Bellarmati realizzò una pregevole “Chorographia Tusciae”, pubblicata a Roma nel 1536, uno dei primissimi esempi di cartografia moderna. Dal 1538 comincia, da Venezia, i suoi contatti con la Francia, e riesce da subito a farsi apprezzare. Per le sue alte qualità di architetto, Francesco I (1494-1547) lo nominò ingegnere soprintendente di corte per tutte le opere di fortificazione dello stato.

Nel 1540 Girolamo iniziò i lavori di rafforzamento del porto di Le Havre, alla foce della Senna, e l’espansione del relativo centro abitato e quindi fortificò altri porti, come Dieppe nel 1544, e Rouen. Nello stesso anno, preferito a Benvenuto Cellini, il Bellarmati costruì parte della cinta fortificata di Parigi, rafforzandola con terrapieni, fossati ed altri accorgimenti difensivi. In seguito lavorò anche in numerose altre città francesi.

Nel 1547 costruiva nuove cinte murarie a Digione e a Chalons sur Saone, in Borgogna. Nello stesso anno ebbe notizia della revoca del bando che lo aveva colpito da parte della Repubblica di Siena, e sembra che abbia fatto un breve ritorno nella città natale. Memorabile resta il suo ruolo nello sviluppo di Le Havre, per il quale il Bellarmati aveva avuto pieni poteri dal re di Francia; con una serie di privilegi concessi agli immigrati, riuscì rapidamente a popolare i nuovi “quartieri modello” della città. Lavorò anche per il re Enrico II (1519-1559). Come valente cosmografo e matematico, lasciò interessanti trattati.

Girolamo morì a Chalon sur Saone il 28 aprile 1555, e fu sepolto nella cattedrale di Saint Vincent. Sulla sua tomba, è scolpito un epitaffio che la dice lunga sulla considerazione che tutta la nazione francese nutriva per l’architetto senese. La scritta, tradotta dal francese, recita più o meno così: “Qui riposa colui che conobbe perfettamente la terra, il mare e tutto l’insieme delle scienze matematiche, e che aprì una strada ai veneziani tra il pericolo delle onde; colui che apparteneva a un’illustre famiglia di Siena l’invincibile, e che venne in Francia dove fu accolto sotto il tetto dei sovrani; colui che divenuto amico del re ne accrebbe la potenza con lode universale, nel medesimo tempo ch’era per lui un consigliere di prudenza; colui che ricevette per ultima missione di proteggere questa terra costruendo ponti, fortificazioni, spianate, torri, boulevards, come lo attestano con orgoglio mille piazzeforti pericolose, e Chalon capace ormai di affrontare gli assalti dei potenti… Qui riposa Girolamo Bellarmati”.

Nella foto: interno della Cattedrale di Saint Vincent a Chalons sur Saone.

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