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mercoledì, Aprile 24, 2024

Il Suburbio, ingiusto scordare i luoghi della memoria

Cerchiaia non è più dov’era. La municipalità non ha rispetto per l’identità delle sue “Masse”

Tòpos, toponimo, luogo. Ieri ho percorso la strada che da Porta Romana conduce a Cerchiaia, una strada a me cara, da bambino la percorrevo in bicicletta, per andare a trovare mio nonno.

Camminando, ho ritrovato vecchi segni: uno mi indicava che ero vicino alla meta, quasi alla fine di via Enea Silvio Piccolomini. Là dove il toponimo si dissolve nella consolare Cassia, in alto sulla facciata d’una vecchia casa, una pietra incisa indica ancora il limite del suburbio; lì cominciava l’antico comune delle Masse di Siena.

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Prima del Novecento, il Comune di Siena si limitava alle mura, l’esterno erano le Masse. Ricordo ancora “la mi” mamma dire “che sei delle masse”. Lo adoperava in un modo scherzoso, per prendermi in giro, quando sbagliavo qualche congiuntivo: era un modo per rimarcare il linguaggio del cittadino da colui che veniva dalla campagna.

Sulla stessa casa, se la memoria non mi inganna, era dipinto il cartello “Masse di Siena” ormai scomparso. Proseguendo oltre, camminando nella memoria, trovavo la ciminiera delle Fornaci del Semplici, il forno Hoffmann, le piccole tettoie dove asciugavano i mattoni d’argilla prima della cottura. Mi fermavo sul ciglio, appoggiavo la bicicletta nel fosso e appiccicavo la faccia alla rete, guardavo gli operai chini sugli stampi, lisciavano con le mani le mezzane, ancora oggi si chiamano così.

I sottili mattoni (mezzane), che formano l’impalcato degli antichi solai, hanno un dritto e un rovescio, proprio su questo è impressa l’impronta della quotidiana fatica, i segni di nodose mani distrutte dall’umida argilla.

Oggi una brutta lottizzazione copre tutta l’area senza alcun segno che ricordi il sudore di povera gente; forse poteva essere lasciata la ciminiera o il grande fontone dove andavo a pescare ranocchie. Poco più là, sul brutto incrocio coi semafori gialli, proprio dove “principia” la strada d’Istieto, inizia Cerchiaia.

Alzo gli occhi, il grande edificio che ha marcato la mia infanzia è stato ristrutturato, la grande Casa Bianca è ora giallina, dalla facciata e stata cancellata la grande scritta nera CERCHIAIA, un altro tòpos, toponimo, luogo perduto.

Emblema del Terzo di San Martino

Ho cercato Cerchiaia su Google, la mappa impietosa si piazza sulla zona artigianale. Che per me sono i campi dove andavo a giocare, sotto la grande quercia, al limitare del fosso, unico punto di fresca ombra nelle assolate estati.

Credo che non sia giusto dimenticare, cancellare luoghi, per fare spazio a smarginate periferie: è troppo facile tutelare il Duomo o il Campo, mentre è più complesso avere rispetto dei piccoli toponimi, ristoro della memoria.

Ps. Per chi ama la storia della nostra città il Comune di Siena anticamente finiva sulle mura ed esternamente c’erano i Comuni delle Masse (“Masse del Terzo di Città”, “Masse del Terzo di San Martino” e “Masse del Terzo di Camollia”) che nel tempo furono accorpati sino a confluire in un unico comune detto Masse di Siena che aveva come stemma quello del terzo di San Martino. Il territorio prese la conformazione attuale solo nel 1904.

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