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mercoledì, Aprile 24, 2024

Perché devono aumentare i salari

Gianni Cuperlo

Facebook, 12 febbraio 2024

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Ok, adesso l’ha detto con parole chiare anche il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta (non un pericoloso estremista).

L’altro ieri ha spiegato perché è necessario che in Italia aumentino i salari.

C’è chi lo ripete da anni spiegando l’errore di considerare l’alta inflazione il frutto di una spirale messa in moto dai salari: quell’inflazione casomai era spinta dai profitti delle imprese.

Il governatore Panetta ha spiegato perché è “fisiologico” che i salari salgano dal momento che un recupero del potere d’acquisto perso avrebbe il merito di sostenere una ripresa dei consumi interni e di rafforzare per quella via una crescita oggi penalizzata dal calo degli investimenti e da un export che non gode di buona salute. Tradotto: salari più alti equivale a maggiori consumi in un meccanismo che dovrebbe consentire anche alle imprese di guadagnare di più (dovendo comunque vendere a qualcuno i loro prodotti).

Doppia traduzione: il 70 per cento delle imprese produce per il mercato interno: se non si aumentano salari e consumi si rischia la recessione. Ovviamente rimettere al centro dell’azione di governo e parti sociali la questione salariale implica altre due conseguenze: il rinnovo dei contratti scaduti e una legge sulla rappresentanza.

Sul primo punto.Nel complesso le lavoratrici e i lavoratori che hanno un contratto scaduto ammontano a 12 milioni. Come illustrato stamane da Flippo Santelli su Repubblica, il contratto del commercio (più di 3 milioni di lavoratori e lavoratrici) è scaduto il 31 dicembre 2019. Vuol dire che 3 milioni di persone non sono coperte da un contratto rinnovato l’ultima volta prima della pandemia, della guerra in Ucraina e di una inflazione senza precedenti che ha colpito il potere d’acquisto dei loro salari. Il negoziato tra sindacati e parti imprenditoriali dovrebbe riprendere a breve anche se le posizioni rimangono distanti. Da una parte c’è la richiesta di recuperare pienamente il costo dell’inflazione mentre le aziende rispondono che l’aumento deve risultare compatibile con la crisi dell’economia in atto. Ancora Santelli spiega come il comparto del commercio sia solo uno degli esempi, ma non certo l’unico.

L’Istat certifica che su 73 accordi più rappresentativi, 29 sono in attesa di rinnovo lasciando scoperto il 52,4 per cento dei dipendenti pubblici e privati. I dati del Cnel completano la fotografia: allo scorso luglio c’erano 553 contratti scaduti su un totale di 976 per il solo settore privato, l’equivalente di quasi 8 milioni di lavoratori. Il tempo medio tra scadenza e rinnovo di un contratto e di 32 mesi, oltre due anni e mezzo. Nel pubblico tutti i contratti sono scaduti. Nel privato esiste un divario profondo tra industria e servizi. Nell’industria a dicembre 2023 risultavano in attesa di rinnovo il 7,5 per cento dei contratti, nei servizi questa percentuale sale al 63. Adesso il governo, spaventato dalla marcia dei trattori, vuole di nuovo azzerare l’Irpef agli agricoltori, ma chiude la porta alla richiesta di detassare gli aumenti contrattuali per tutti.Infine, la legge sulla rappresentanza darebbe finalmente valore ai sindacati capaci di raccogliere e aggregare il consenso sulle loro piattaforme di rivendicazione sfoltendo una volta per tutte la giungla di contratti pirata scritti solamente per aggirare regole e tutele del mondo del lavoro. Le proposte per verificare l’effettiva rappresentanza delle sigle (anche con un election day in tutte le imprese, comprese quelle sotto i 15 dipendenti) sono da tempo in campo. Quella che manca è la volontà politica di farle camminare spedite.

Bon, archiviato il Festival di Sanremo, oltre a tutto il resto (ed è molto, a partire dalla guerra e dalla strage di civili in atto da mesi a Gaza) rimettere al centro una questione salariale oramai divenuta drammatica è il solo modo giusto e serio di occuparsi della vita e del futuro di milioni di famiglie.

Penso che come si è fatto sul salario minimo, questa debba diventare la battaglia unitaria di tutte le opposizioni a un governo silente e paralizzato dai reciproci veti interni alla sua maggioranza.

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