15 C
Siena
lunedì, Settembre 26, 2022
spot_img

Sempre in ascolto della miglior idea per una nuova collezione

- Advertisement -

Alessandro Alberti, cinquantino fresco fresco, è il responsabile dell’Ufficio Progettazione dell’IVV di San Giovanni Valdarno. Nell’organizzazione aziendale, ha incarichi non banali, relativi agli sviluppi iniziali del prodotto, ma per sussidiarietà è anche il creativo di maggior importanza.

Serio, puntuale, a volte trasognato a evidenziare il tratto artistico della sua personalità. L’ingresso in Vetreria a 24 anni lo deve solo a se stesso; e per questo se ne fece una ragione nuova e un obbiettivo. Perché i suoi sogni giovanili si erano bruscamente interrotti solo quale anno prima. Faceva il calciatore, mezzapunta e rifinitore, diciottenne era già aggregato al ritiro dell’Aquila Montevarchi che partecipava al campionato di C1. Qualche talent-scout l’aveva già visto, ma i ginocchi lo tradirono. Quando le lesioni si rimarginarono il calcio che conta era sfumato e si divertì a militare nel Resco Reggello, nel Castelfranco e nella Traiana prima di appendere le scarpette.

Alessandro Alberti
- Advertisement -
Ciaccineria

“Ero diplomato geometra – ci racconta -, facevo le pratiche di tirocinio in uno studio di Geometra, cercavo di capire cosa sarebbe stato di me, ero insoddisfatto, forse l’Università forse la professione, quando uscì il concorso dell’Ufficio Tecnico dell’Ivv: provai a partecipare ed entrai con altri due. Prima del concorso ho lavorato per circa un anno nello scatolificio di mio padre. A mio padre Anelio che conosceva l’IVV per la quale lavorava, testimoniai che ero in grado di prender in mano la mia vita”.

I termini calcistici tuttavia li usa ancora. A proposito dell’attuale momento che la grande industria vetraria di San Giovanni Valdarno sta vivendo. “Al momento non ci si passa sempre bene la palla: bisogna recuperare il concetto che la squadra vince quando gioca insieme. Quando entrai, mutualità e cooperativismo erano concetti abbastanza forti e il grande senso di famiglia che si viveva rendeva tutto più facile. A Natale arrivava il pacco-dono, ed era sempre un’emozione portarlo a casa. Lavoravamo assieme e c’era tanta collaborazione. Quando sono iniziate le difficoltà il timore e l’incertezza hanno avuto la meglio. Capisco che la prima reazione sia proteggersi e qualche volta scaricare sugli altri. Ma è pericolosissimo. Dobbiamo far di tutto per cambiare l’inerzia… della nostra partita più importante”.

Torniamo ad Alessandro, appena assunto all’IVV, che ci regala anche immagini di grandezza: “La mia assunzione all’inizio era tesa a trovare qualcuno che si occupasse di qualità e di Iso 9001, ma dopo qualche anno sono divenuto il responsabile del materiale fieristico, quindi anche preposto a montaggio e smontaggio. L’IVV negli anni ‘90 è stata una presenza importante nei contesti fieristici. Il Macef a Milano, il Gift a Firenze, Ambiente a Francoforte. Pensate che a Milano il nostro stand era più di duecento metri quadri e ci voleva quasi una settimana per allestirlo”.

Ma quando scatta la vena creativa in Alessandro? Quando mostra all’esterno le sue qualità che gli valgono l’attuale incarico alla direzione della Progettazione IVV? “Si può dire che fosse latente – ci racconta -. Ancor prima di entrare in azienda creavo per hobby cose con il cartone, anche mobili, per esempio una libreria. Era il mio sfogo in un momento che mi sentivo scontento e l’idea di creare cose mi dava soddisfazione. Poi, in azienda, nel periodo di gavetta, ho trovato veri maestri, istituzioni per l’IVV, persone da cui ho imparato tutto e che posso solo ringraziare di cuore perché mi hanno dato un’identità più matura anche professionalmente. Quando nel 2004 hanno fatto altre scelte professionali, mi sono ritrovato da solo e ho dovuto rimboccarmi le maniche e provare e riprovare a disegnare e far bene per esser davvero un creativo per l’IVV. Per fortuna in tutti questi anni ho avuto la fortuna di lavorare all’interno dell’ufficio Progettazione a fianco di persone molto preparate con le quali mi sono trovato bene”.

Alessandro Alberti

Così Alessandro Alberti si pone oggi all’ascolto e alla ricerca della miglior idea. “Mi ha facilitato essere un grafomane fin dalla scuola: sono sempre pronto a scrivere o disegnare. E questo aiuta perché l’idea buona può nascere in qualsiasi istante o momento della giornata. Arriva quando arriva: un tratto importante del mio lavoro è la curiosità. E le intuizioni le devo alla mia passione di viaggiare insieme alla mia famiglia – purtroppo non esercitata negli ultimi due anni -; vedere mostre, ogni rappresentazione di ingegno moderna e antica, ma anche una raccolta di castagne o la cerca dei funghi danno stimoli. Ho una passione maniacale per lo studio delle superfici: una corteccia d’albero come un fondale marino mi entusiasmano. Anche perché la texture è nostra continua attenzione di ricerca e analisi”.

IVV produce qualche volta pezzi unici e più spesso serie coordinate. Cosa è meglio? “Dipende. Il pezzo unico può arrivare dall’estro e da una rimanenza, mentre l’obbiettivo è sempre una nuova collezione. La progettazione, pur importante, secondo i nostri orientamenti è il 2% del lavoro; il resto è rappresentato dalla creazione della giusta mescola, dalla fattibilità, dalla capacità cui contribuisco di ingegnerizzare le fasi successive. L’idea di primo impatto è la scintilla poi diventano importanti i costi dell’oggetto e la sua lavorazione… e possono esser adottate della variabili. Io mi ritengo un progettista per la massa, non di pezzi unici. Anche se spesso si parte da un oggetto ben fatto e intorno ad esso nasce la collezione: bicchiere, calice, piatto, sottopiatto, tutto coordinato”.

Il varo di un nuova collezione è un successo condiviso all’IVV; purtroppo è anche esigenza, perché solo con le nuove idee – supportate dall’identità e dalla credibilità di IVV sui mercati mondiali – l’azienda si difende da plagi e contraffazioni. Tuttavia ci sono dei “must” che reggono nel tempo, grazie a qualche ritocco new-age. “Beh – ci dice Alessandro – ci sono prodotti che ci continuano a rendere quelli che siamo. Penso alla collezione Alibaba, oggi denominata Bombay, che è nata nel ’99, alla Diamantè che ha quindici anni e alla stessa Multicolor che c’è da moltissimo tempo. Talvolta inseriamo qualche ritocco sulla riproduzione per far riprendere quota a un prodotto, ma sono sostanzialmente fedeli agli originali”.

Alessandro Alberti nella sala espositiva dei prodotti IVV

“Noi siamo molto portati per la ricerca senza tempo – dice Alessandro che aggiunge la sua ammirazione per il mestiere di vetraio -. Più che un lavoro è un’arte, antichissima e affascinante che sta andando a scomparire. Per i giovani, scuole di questo tipo non ci sono, e comunque un apprendista deve avere nel proprio Dna propensioni per la tradizione e la manualità. Sono cose innate ma che si possono anche imparare con il sacrificio”.

Un direttore dell’Ufficio Progettazione che tipo di contributo dà quando si trova a confrontarsi con affermati designer – https://www.ivvnet.it/design/ ­ che spesso la IVV recluta per le sue nuove collezioni? “In genere vesto i panni del progettista e mi accingo a illustrare loro le problematiche per trasporre nella produzione un oggetto solo disegnato. E’ comunque un piacere confrontarsi con un creativo puro, scambiarsi idee, avere un contatto con un esterno che ha la testa libera da procedimenti che per noi sono diventati dogmi assoluti. Quindi si lavora sulla loro idea e si tenta di avvicinarsi il più possibile all’oggetto che hanno in mente. La soluzione presto o tardi arriva”.

Alessandro ha un sogno da raggiungere? “Se mi guardo alle spalle, dovrei dire che il sogno lo realizzo ogni giorno: qui all’IVV la mia vita è stata un crescendo di esperienze e maturità di cui godono, insieme a qualche preoccupazione, mia moglie e mia figlia Angelica. Non cerco altro se non il loro benessere e il poter continuare un domani all’IVV con la passione e l’interesse che ci metto ogni giorno. Non sono alla ricerca di altre cose particolari, se non che questa attesa serenità torni a esser vissuta da tutte le persone dell’Azienda in cui lavoro e che vorrei tornare a sentire profondamente vicine”.

Related Articles

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

- Advertisement -

ULTIMI ARTICOLI