Un consiglio alle sette tribù: cominciate con gli alberi

Ambiente e futuro: la difficoltà di passare dalle parole ai fatti! La Versilia dovrebbe prendere in mano la bandiera verde!!

E’ sempre stato in effetti difficile passare dalle parole ai fatti: figuriamoci oggi che si deve mettere riparo ai danni che questo sviluppo capitalistico, soprattutto nella sua fase suprema ha prodotto all’ambiente in cui viviamo: ferite mortali non piccoli graffi!

- Advertisement -

Ma ora non è facile cambiare e convincere tutti, anche quelli che sono stati depauperati, colonizzati, sfruttati brutalmente e poi lasciati nella miseria e nell’indigenza più assoluta, che si devono allineare alle misure proposte dai vecchi colonizzatori!

Ci sono, è vero, tante risorse che verrebbero messe a disposizione ma, a giudicare da quello che è successo nel decennio precedente, non c’è nessuna certezza che vengano spese e vengano spese bene. Poi c’è il tema di chi dovrà pagare i costi di questa trasformazione.

Non se ne sta parlando granché, ma invece è un nodo che sarebbe necessario affrontare di petto. I costi non possono e non debbono essere scaricati sui più deboli, né come al solito sui lavoratori, sui giovani, sulle donne, sul ceto medio laborioso, né su paesi poveri.

Bisognerebbe che i giovani fossero in grado di una mobilitazione mondiale: non bastano più manifestazioni isolate o in occasione dei vertici internazionali. Ci vorrebbe che si mettessero alla testa di una vera Rivoluzione.

Non con le armi ma con la mobilitazione, con i blocchi, con i sit-in davanti ai cancelli delle fabbriche dove escono le porcate, a convincere gli operai a stoppare quelle produzioni, con le iniziative concrete nelle singole realtà per coinvolgere ceti sociali e popolazioni e impegnarle in obiettivi concreti.

Dovrebbe essere proclamato uno sciopero generale internazionale ad oltranza nelle fabbriche dove si produce il carbone, dove le linee produttive non si trasformano in filiere ecologiche. Sarebbe il contributo vero per impedire di restare al alle frasi fatte e negli ormai tediosi luoghi comuni.

Ed ogni organizzazione sindacale, associazione, volontariato, cooperazione dovrebbe avere un ruolo attivo in questa mobilitazione. Solo con una mobilitazione continuativa e con una iniziativa sistematica di popolo quegli impegni presi e sottoscritti nei convegni e nelle conferenze, molti dei quali invero alquanto generici, potranno essere trasformati in obiettivi e in realizzazioni tenendoli saldamente legati al versante sociale.

Bisognerebbe che ogni volta che qualcuno parla di ambiente dimostrasse concretamente, nel suo piccolo confine di vita, di essere dalla parte giusta: mangia cibi prodotti da processi inquinanti? Prende l’auto per andare a lavorare invece che i mezzi pubblici? Si compra i vestiti che sono il prodotto di uno sfruttamento selvaggio della mano d’opera?

Se è un amministratore locale o regionale cosa fa nel suo lavoro? Fa costruire ancora di più assorbendo territorio? Fa scelte in contraddizione con la protezione dei siti ad alto valore naturalistico e ambientale? Non protegge adeguatamente il patrimonio boschivo e forestale? Affida lavori a ditte che sfruttano il lavoro o non sono in regola?

Servirebbe un Green Pass obbligatorio per l’ambiente! E chi si metterà alla testa di un movimento così ampio, articolato e complesso? E quale organizzazione prenderà la guida di una lotta e di una mobilitazione di questo tipo per vigilare, incalzare e imporre la svolta green?

Senza questa, finiti i convegni si ritorna nel tran tran giornaliero dove ciascuno, a partire dalle grandi imprese, evita di mettersi davvero in discussione e di cambiare i propri comportamenti; si guarda bene dal riconvertire la propria vita, a rinunciare a quello che gli hanno fatto credere che sia benessere, agio, felicità, necessità; si rifiuta di cambiare le finalità della produzione, di trasformare parte consistente dell’accumulazione di capitale in equa redistribuzione.

E’ più facile ed estremamente più comodo fare spallucce pensando che altri debbano dare l’esempio. “Bisogna cambiare tutto affinché nulla cambi”.

Questo era lo spirito degli aristocratici siciliani di secoli fa ma non è molto dissimile da quello dei produttori di veleni, delle grandi multinazionali, della grande finanza di oggi che vorrebbe una transizione dove non cambi il meccanismo essenziale della loro accumulazione e della loro distribuzione di ricchezza.

Ognuno quindi dovrà fare la propria parte, ogni territorio, ogni entità piccola e grande dovrà dare esempi, mettere in campo azioni ma senza dimenticare mai questa questione generale e fondamentale: la rotta e la direzione della trasformazione.

Torniamo al nostro piccolo territorio versiliese. Qui c’era una natura da sogno, una volta, tanto tempo fa. Ora si è ridotta ma è ancora apprezzabile e un bene da cui ripartire.

Ci vorrebbe un giuramento solenne tra le sette piccole tribù ovvero i sette Comuni: unirsi e fare dell’ambiente il nuovo brand della Versilia.

Che significa tutto questo? Intanto conservare e preservare i beni che ci sono rimasti: le pinete e le aree verdi. L’urbanizzazione che si è sviluppata tutt’intorno ne ha peggiorato i sottosistemi e gli ecosistemi riferimento.

Se poi ci mettiamo la negligenza, l’approssimazione, la scarsa preparazione professionale, l’assenza di manutenzione e di interventi specifici anche per toglier l’acqua che ristagna, per il controllo dei canali di scolo e dei fossi allora il quadro è completo.

Gli scoli e il deflusso delle acque piovane non è stato adeguatamente aggredito e tanta parte della vegetazione, come nelle pinete di Viareggio per esempio, si ammala o si indebolisce e cade sotto il peso degli eventi meteo, anche quando non sono di particolare intensità.

Su quest’aspetto gli esperti dovrebbero farci un quadro dei rischi futuri, una precisa mappatura di quelle piante che sono più deboli, che hanno meno possibilità di adattamento al clima che cambia.

Perché le sette tribù non nominano esperti e professionisti del settore, una sorta di grande consulto che coinvolga anche tutti gli enti che a diversa ragione hanno delle competenze in materia (Parchi, Consorzi di Bonifica, corpi forestali etc) per  fare un punto complessivo su questa risorsa fondamentale?

Pineta di Viareggio alle case popolari di via Indipendenza

Chi deve fare la prima mossa? Dobbiamo avere prima possibile una mappatura delle varie vegetazioni; un loro curriculum vitae; una indicazione delle manutenzioni e degli interventi di cura e assistenza; l’organizzazione delle pulizie stabilendo, tra i vari enti e i sette nani chi e come è responsabile; un organigramma di comando, di responsabilità e di operatività.

Le acque sono l’altro elemento fondamentale del nostro ambiente ed anche qui occorrerebbe stabilire con precisione e con uno studio complessivo: le fonti di inquinamento; le loro tipologie; le azioni da fare per impedire gli scarichi abusivi; per controllare i collegamenti tra fiumi e fossi, il lago e il mare; gli impianti che devono essere messi in funzione e se quelli che ci sono, sono sufficienti, adeguati, funzionanti e approvare un organigramma preciso dei compiti e delle responsabilità. Servirebbe anche qui un consulto di esperti per presiedere a questo lavoro e per avere idee chiare sui processi che potranno modificare i confini fra mare e terraferma in virtù delle proiezioni climatiche.

Liberare la Versilia dal traffico. Via le auto da tutti i centri storici, creazione parcheggi scambiatori e bus elettrici. Progettazione e realizzazione di percorso- tranvia di collegamento tra i vari comuni.

Se questo lavoro fosse per davvero avviato, si potrebbe concordare con i cittadini di tutte le sette tribù che ognuno, anche economicamente, potrà essere chiamato a concorrere alla tutela di parti di questi beni ed alla loro sorveglianza attiva e, se necessario, anche a  concorrere al  reperimento delle risorse necessarie ( tassa pro ambiente per chi viene in Versilia (non solo per chi ci soggiorna per turismo), tasse locali progressive, proventi derivanti dai ritorni delle attività turistico-balneari-commerciali).

Proposta immediata: le sette tribù decidano di piantare sui propri territori un totale di 10.000 nuove piante.  A tal proposito, come affermano gli esperti, bisogna tener conto che “ricostruire gli ecosistemi di boschi e foreste è un lavoro complesso, che si basa su pianificazione e progettazione di lunga durata. Bisogna partire dallo studio dei terreni e degli ambienti, per scegliere le giuste specie da piantare, e passare poi dai vivai, perché devono essere preparate le quantità di tali specie per essere piantate”. Bisognerebbe promuovere un progetto del tipo “Adotta un albero” attraverso il quale coinvolgere tutte le scuole versiliesi, circoscrizioni e quartieri per farne protagonisti diretti e attivi della cura e conservazione.

Si dovrebbe infine lavorare per promuovere, in collaborazione con le associazioni e il volontariato, le Comunità Energetiche e promuovere la costituzione di cooperative di comunità a livello di quartieri, di frazioni e lavorando sulle fonti pulite, sulle attività di riciclo e di riutilizzo e puntare sul lavoro giovanile.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Exit mobile version