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sabato, Ottobre 1, 2022
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Vent’anni in prima linea per l’IVV

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Simone Carresi è il presidente e amministratore delegato della IVV, storica cooperativa di produzione e lavorazione del vetro di San Giovanni Valdarno. Con lui apriamo una nuova rubrica di SienaPost sulla “Gente di Toscana”, donne e uomini che tramite il lavoro e il loro impegno si guadagnano onore e rispetto nella comunità e sul territorio.

Lo troviamo in un momento particolare. Di estrema attenzione per tutte le aziende che si sono proiettate nel rilancio del Pil italiano con il Next Generation Eu e ora rischiano di bloccarsi con il caro-materiali. Il suo pensiero?

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“La parola resilienza, oramai diventata di attualità e presente anche nell’acronimo del PNRR, noi all’IVV l’attuiamo da molti anni. Anche quest’anno, in cui stiamo assistendo ad un forte aumento della domanda dei nostri prodotti, soprattutto dall’estero, imputabile anche ad una riscoperta dello Spazio Casa a seguito della pandemia, non mancano le criticità dovute al difficile reperimento delle materie prime ma soprattutto ad un aumento incontrollato del prezzo del gas metano che rappresenta per noi la seconda voce di costo, dopo il personale, in quanto tale combustibile alimenta i forni fusori necessari per la preparazione del vetro. Il prezzo è passato da 0,27/al metro cubo di gennaio agli 0,90 attuali, con un’accelerazione in queste ultime settimane che ha visto quotazioni anche a 1,40. Per IVV significa passare da una spesa mensile di euro 40.000 ad euro 100.000 che su base annua significa un aumento di 720.000 euro: impossibile da sostenere!”

In attesa di un promesso intervento governativo, come state reagendo?

“Come molte altre aziende del nostro settore, a decorrere da ottobre, abbiamo aumentato i listini del 10% ben consci che questa mossa, peraltro insufficiente, porterà ad una contrazione dei consumi, che come sopra evidenziato, stavano riprendendo dopo un lungo periodo”.

Facciamo un passo indietro, comunque. Volevamo parlare di Lei e di come si è formato negli anni fino a raggiungere la posizione che occupa…

“Sono nato a Piombino nel 1970, mio babbo Carlo, che è venuto a mancare nel 2015, è stato per me un esempio. Aveva una formazione abbastanza rigida, che però riusciva a mitigare spesso. Dopo l’ultimo conflitto mondiale, aveva fatto l’ufficiale di complemento 10 anni. L’istruzione, l’educazione ed il rispetto erano per lui basilari. Come molti valdarnesi dell’epoca, dopo il diploma, trovò impiego all’Italsider – la “Ferriera” per i sangiovannesi – ed ha colto questa opportunità lavorativa che gli ha permesso di trasferirsi in centri del nostro Paese – Genova, Marghera e Taranto – in cui era allora presente l’azienda statale dell’acciaio. Purtroppo il rientro a San Giovanni Valdarno avvenne nel 1977 per la prematura morte di mia mamma. Da allora, io e mio fratello Paolo, di 7 anni più grande di me, abbiamo vissuto un po’ dai nonni fino a che mio padre ha trovato una compagna – una persona che mi è carissima e oggi ha 82 anni – e si è sposato di nuovo. A San Giovanni Valdarno (AR) ho frequentato tutte le scuole ad eccezione dell’università svolta a Firenze. Da piccolo ho giocato anche a basket per qualche anno ma probabilmente, oltre alle limitate capacità, non avevo la giusta determinazione e così ho abbandonato lo sport agonistico”.

Simone Carresi, presidente di IVV

Il passaggio dall’istruzione alla professione a quei tempi era abbastanza veloce?

“E lo fu anche per me. Appena laureato ho avuto la fortuna di iniziare l’attività lavorativa in una società di ingegneria (Aicom) strutturata su più sedi. Questa esperienza è stata per me molto formativa, soprattutto la vicinanza all’amministratore delegato mi ha permesso di capire alcune regole basilari del mondo del lavoro di cui ho fatto tesoro anche successivamente. Dopo 3 anni, a fine 2000, l’allora responsabile amministrativo della cooperativa IVV (Industria Vetraria Valdarnese), che aveva la prospettiva di andare in pensione da lì a qualche anno, mi ha contattato ed ho deciso, inizialmente con qualche perplessità, di lanciarmi in questa avventura che dopo oltre 20 anni mi vede ancora in prima linea”.

Lavorare in una grossa cooperativa espone un giovane a dover digerire una formazione più articolata che in un’azienda normale. Ci sono principi come il cooperativismo e la mutualità da apprendere…

“La cooperativa mi ha dato – e mi sta dando ancora – la possibilità di crescere professionalmente ed umanamente. Devo dire che nel mio caso è stato un vero e proprio “ascensore sociale” in cui ho percorso tutti gli step. Iniziai andando a ritirare la posta la mattina perché allora più che adesso era fondamentale all’interno di una cooperativa svolgere anche le attività più umili, anche se laureati. Ricordo che inizialmente soffrivo molto per questo, ma poi ho capito che la mia responsabile – Vanna Valli – voleva che svolgessi anche questi compiti al fine di ottenere la stima dei soci in vista del ruolo di responsabile amministrativo che mi fu fin dall’inizio prospettato ma che mi dovevo guadagnare sul campo. Con gli anni sono passato da responsabile amministrativo a direttore, prima amministrativo e poi generale, ed infine Presidente dal maggio 2014”.

La IVV che la accolse aveva dimensioni probabilmente molto diverse da adesso…

“I primi anni, a parte le difficoltà di ambientamento in una nuova realtà sono passati velocemente. IVV aveva oltre 170 lavoratori (quasi tutti soci), vi erano prospettive di ulteriore espansione. A inizio 2000 fu acquistato un terreno, sempre a San Giovanni Valdarno, per costruire una nuova fabbrica che poi, per la crisi degli anni successivi, non fu mai realizzata. Comunque andavi incontro al futuro con speranza. Ricordo molto bene la festa dei 50 anni della cooperativa avvenuta nel 2002, con la partecipazione dei clienti e delle famiglie dei lavoratori, nonché le iniziative sociali svolte (tombole, gite ecc.). Anche la formazione  che l’azienda mi ha permesso di svolgere è stata fondamentale, sia quella più tecnica sia quella manageriale. Quest’ultima avendo sempre come riferimento i valori della cooperazione; ricordo come molto formativo il corso svolto presso la scuola Coop di Montelupo Fiorentino nel 2006-2007 intitolato “una nuova leva di dirigenti in Toscana”.

Simone Carresi nella sala esposizioni di IVV

E poi come apicale dell’azienda è stato costretto a vivere il periodo in cui i morsi della congiuntura hanno fatto male…

“Le difficoltà sono iniziate a partire dal 2006, o forse anche prima: il cambiamento dei consumi, la concorrenza dei Paesi (allora) emergenti, la perdita del potere di acquisto (anche a causa della conversione lira/euro), hanno avuto effetti profondamente negativi per le aziende del settore casa ed articoli da regalo, soprattutto quelle che avevano deciso di continuare a produrre in Italia. Vi fu un forte scontro su questo tema anche all’interno della cooperativa. Gran parte del settore commerciale e marketing, che di lì a poco abbandonò l’azienda, optava per un aumento dei prodotti commercializzati a scapito di quelli prodotti internamente. Queste criticità mi hanno accompagnato per gli ultimi 15 anni della mia vita lavorativa, e sono state sempre maggiori col crescere delle responsabilità, riverberandosi sulla vita personale anche se non mi hanno impedito di essere sempre vicino ai miei due figli ed alla mia compagna che mi sopportano e mi supportano. Quando hai ruoli di responsabilità diventa difficile poter scindere i due momenti, la tua azienda, ancor più se cooperativa, non ti lascia mai. Senti che da te dipende molto del destino dei lavoratori e delle loro famiglie, ed alcune decisioni prese nel corso di questi anni, come la riduzione del personale che abbiamo dovuto attuare, ti accompagnano anche la notte e ti impediscono di riposare serenamente. Anche la mie passioni, il vino ed i viaggi, ho dovuto un po’ accantonarli già prima della pandemia. Mi piacerebbe fare il corso per sommelier che spero di poter svolgere in futuro”.

Cos’è oggi l’IVV e cosa programma nel breve?

“IVV ha attualmente 57 dipendenti di cui 55 soci lavoratori. Vende i propri prodotti in oltre 90 Paesi del mondo dove sviluppa circa il 50% del fatturato. Vorremmo festeggiare il prossimo anno, nel 2022, i 70 anni dalla nascita della cooperativa, ma per far ciò è indispensabile, proprio per le considerazioni appena svolte, un immediato intervento a favore di aziende (energivore) come la nostra, pena il venir meno di un intero settore manifatturiero che proprio la pandemia ha fatto capire come sia fondamentale per la ripresa economica e la crescita del PIL, quest’ultimo essenziale, come più volte enunciato dal nostro Presidente del Consiglio, per diminuire il rapporto con l’ingente debito pubblico del nostro Paese”.

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