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lunedì, Maggio 27, 2024

Basket senese, sviluppi sostenibili o rissa tra gangs?

Un derby che fa il bene del movimento sportivo? Una rivalità che ha importanza solo per i diretti coinvolti?

Metafore e chiacchiere. A volte le prime sono illuminanti, a volte le altre sono rivelanti. Il più delle volte potremmo farne a meno delle une e delle altre.

Un amico ci racconta una chiacchiera… “Sai questo derby di finale tra Costone e Mens Sana sta rivitalizzando il basket senese“. E’ un’affermazione – penso a ragione – di sponda costoniana perché ancora, non avendone uno proprio condiviso e collettivo, il tormentone secolare di battere cinque volte in una stagione la MENS SANA vale ancora il colpo.

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Ma, ci chiediamo, vale perché prima, in cinquant’anni Costone e Mens Sana si saranno affrontate due volte, e pure in amichevole, o vale in prospettiva perché le due società si contendono davvero qualcosa di buono per entrambe?

Emanuele Montomoli e Maurizio Tozzi prima di Gara1

Il Costone ha fatto molto e bene. Perlopiù – non ce ne vogliano gli amici gialloverdi – emulando e ripetendo. Lo hanno fatto usando energie e risorse che non possono colpevolizzarli perché non l’hanno sottratte ad alcuno. Ma in fondo al corridoio c’è l’essere come il San Giobbe. Ed è un progetto che può funzionare – dando la stura ai fondi Nas – solo se raggiungi una delle prime due categorie del basket italiano, quindi continuativamente metti dentro fra ricavi vari e proprie tasche 1,2-1,5 milioni l’anno. Essendo le tasche, nel caso del Costone, essenzialmente una, va detto che il Costone di oggi è un progetto di successo ma si chiama Toni “Brugnaro” Montomoli. Nel momento che perderà interesse la “prima tasca” il progetto tornerà a dimensione di famiglia, cioè di quelli che 40-60 anni fa vennero battezzati nel nome del Costone e che questa linfa hanno saputo passarla ai propri eredi insieme a un parametro di esclusività.

Al Palavivaldi, l’altra realtà cestistica senese, la sponda Virtus ha obbiettivi simili che persegue come chi non si dichiara sconfitto a Risiko perché ha ancora cinquantadue “carrarmatini” in Giappone. Noi apprezziamo sicuramente l’organizzazione della Virtus e anche quell’appartenenza che infonde ai suoi tesserati. E’ la via comunque di Cento, Cantù, Casale… Perseguibile nel basket perché non ha i numeri del calcio e finché tutto scivola via per come lo avevi pensato. Ma non sempre è così, per esempio l’ingresso della Us Pianese 1930 tra i professionisti che porta il calcio che conta sull’Amiata era evento previsto e gradito?

Per la sponda mensanina il derby, i derby, è solo un girarsi inutilmente i così detti. Sono solo momenti di maggior ansia che vanno a ridurre le energie e la resistenza di quei due-tre dirigenti che permettono oggi alla tifoseria biancoverde di perseguire un futuro di sviluppo e di ritorno in alto della Mens Sana. I biancoverdi hanno fatto un campionato luccicante, grazie alla capacità di lavorare dello spogliatoio e l’integrità fisicopsichica dei suoi giovani giocatori. Ma i suoi veri obbiettivi la Mens Sana li sta perseguendo da un’altra parte. Riequilibrare le quote della Polisportiva, far maturare percorsi condivisi con le imprese, crescere bene i giovani – che non sono del tutto suoi! – e trovare sostegno da una comunità che per ora non riesce neanche a capire che farti spendere 25 euro per quattro o più partite di finale di stagione non è una pretesa esosa.

Cos’è un derby per la Mens Sana? Per questa Mens Sana che comunque si ispira a un’altra che c’era e che gli tramanda i titoli e i lustri che dominano il Palazzo? Idealmente il territorio di richiamo della Mens Sana sfiorava Firenze, si prendeva Chianti e Valdarno, tutto il Grossetano, tutta l’Umbria e qualcos’altro qua e là. Un milione potenziale di spettatori. Su cui instaurare percorsi commerciali e collaborazioni tecniche. A parte quando Livorno o Pistoia frequentavano occasionalmente l’A1, le PARTITE erano con Roma che aveva per noi un complesso di inferiorità, con le Vu nere per le quali avevamo una stima atavica e con Milano che era un sodalizio impossibile da non… odiare.

La metafora, offerta da un altro amico. Gangs of New York… “Sai mi sembra che queste squadre senesi che combattono fra loro in serie zeta sembrino come gli attori nel film”. Cosa voleva dirmi?

Donazione straordinaria di sangue alla Virtus

Allora, rifacendo mente al Kolossal di Scorsese… Per Five Points, il più degradato quartiere della città, Conigli Morti e Nativi si affrontano per più generazioni declamando onori e tradizioni. Quando le loro faide e rivolte – motivate anche dalla tassa anti coscrizione – sconfinano nel caos più completo, il governo Unionista manda le cannoniere e bombarda indifferentemente il quartiere. Non rimane nulla, e in quel nulla ci sono anche tutti quegli elementi di rivalità e orgoglio delle Gangs. All’anima del giudizio pubblico sui valori conclamati.

Dove va il basket senese? Mens Sana, Costone e Virtus. Tre società che fra un anno possono finire nella stessa categoria – la B Interregionale -, a lottare per la stessa promozione, la serie B Nazionale, terzo campionato italiano.

Potrà succedere? Vedremo… la Virtus senz’altro sì, insieme a chi vincerà i playoff – senz’altro il Costone – di cui oggi si gioca la gara2 di finalissima, insieme a chi ha ogni parametro per chiedere e ottenere un ripescaggio, la Mens Sana.

Ma, se accadrà questo sarà un bene o un male? Una rivitalizzazione del basket senese o un preludio dell’arrivo delle cannoniere? Una somma o una sottrazione? Una ricchezza o una dispersione di energie?

Di certo ciascuna delle tre società senesi dovrà buttar dentro fra tre e quattrocentomila euro. In pratica un milione tondo tondo. Di certo ci saranno alcune gare in cui il PalaEstra si riempirà di quasi duemila persone; ed altre in cui il PalaCorsoni – soprattutto se il Comune aumenterà i costi d’uso del PalaEstra come sembra più che prevedibile – sarà più conveniente.

Perché è accaduto che tre società senesi, uguali in nulla, neanche paragonabili, siano insieme a giocare? Difficile non affidare per intero la responsabilità alle gestioni che hanno presieduto i crac della Mens Sana. Nella sua retrocessione, le altre due hanno ben poche responsabilità. Anzi, nessuna.

Riccardo Caliani e Francesco Frati prima di Gara1

E’ allora? C’è qualcuno che sogna l’unione delle forze? Una squadra unica per tornare a competere ai più alti livelli? A chiacchiere lo si sente dire, ma è assai improbabile che qualcuno metta la testa fuori… Ed anche che le società si mettano a discutere tranquillamente di cose che sarà possibile fare insieme. Non c’è una lettura condivisa delle potenzialità di ciascuna. Le altre due se si mettono a sedere con la Mens Sana ragionano come fa la Lega Salvini al tavolo del centrodestra senese, cioè pensa di avere sempre il 39% dei consensi… E dove si va?

Eppure… in tre divise e l’una contro l’altra armate dove potranno arrivare? Se non a farsi male nei derby? Ma poi c’è davvero bisogno di una crociata per il basket e una santa unione? E perché ognuna non dovrebbe tentare la propria sorte?

Chiudiamo offrendovi un ricordo di un terzo amico con il quale ho discusso di quest’argomento. Concordiamo con lui che il rischio è che questi derby, che somigliano ad una guerra civile tra poveri o “poco ricchi”, siano divisivi in una città che già di per sé vive più di rivalità storiche che di sacre alleanze. Dove conta più che non vinca l’altro che vincere in proprio.

Nell’età dell’oro della Mens Sana, anche prima dell’avvento della banca, c’era una gerarchia che univa più che dividere. Non c’era rivalità di campo e capitava di vedere costoniani sulle tribune dell’allora PalaSclavo a vedere – e forse sostenere – la Mens Sana e mensanini su quelle del Dodecaedro – dove all’epoca giocava il Costone -. E la Virtus che investiva sul settore giovanile giocando con la prima squadra la massima categoria che le proprie risorse umane intese come giovani giocatori prodotti gli consentiva…”

Come concludere? Questioni legittime così come le risposte conseguenti… Orgoglio. Identità. Sono importanti ma bastano, basteranno, saranno convertibili in un modello di sviluppo della città che coinvolge anche le società sportive?

Questo per noi è un dibattito importante da fare apertamente, a meno di andare a trincerarsi in… Madagascar.

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