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venerdì, Aprile 12, 2024

Confermo: ho detto no all’A1 per lavorare alla nuova Mens Sana

Riccardo Caliani, ogni tanto ci prende il dubbio che manifestiamo un po’ troppo la nostra ammirazione nei tuoi confronti. Che ne dici di render pubblico un dato oggettivo sulla considerazione che hai ancora nel mondo del basket nazionale? E’ vero o non è vero che, all’inizio della stagione appena conclusa, hai avuto una concreta opportunità di tornare nel basket professionistico con una squadra impegnata anche nelle coppe europee?

“Beh, non male per essere la prima domanda… Si, la scorsa estate ho avuto un paio di colloqui con una società di alto livello. Anche se poi la cosa non si è concretizzata per vari motivi: non posso negare che mi ha fatto moto piacere che un amico con il quale ho lavorato 6 anni a Siena – Alessandro Magro, coach della Germani Brescia, ndr -, mi abbia suggerito alla dirigenza della sua società. E’ stata una bella iniezione di fiducia per me che da quei palcoscenici sono distante ormai da diversi anni”.

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Ricardo Caliani con PiEffe Binella

Hai un nuovo coach, Pieffe che rimane in gruppo e si dedicherà ai giovani e una nuova società tutta da costruire dopo lo spin-off deciso dalla Polisportiva. Ti va di dirci quale sarà l’ulteriore approccio a questa C unica a 192 squadre? E confermaci che sarà competitiva più o meno quanto quella appena finita per il fatto che si potrà anche retrocedere, no?

“La prossima serie C sarà un vero terno all’otto. Sinceramente non so cosa aspettarmi. A differenza della stagione appena conclusa, dove in tante salivano in serie B – sei su sedici in totale, ndr -, la prossima sarà una stagione dove salire sarà difficilissimo, mentre elevatissimo sarà il rischio di essere riposizionati in serie D. Ma purtroppo quando ci sono le riforme dei campionati è così. Cercheremo di fare tutto il possibile per mantenere la categoria”.

L’attuale Mens Sana crediamo che quanto a fondi Nas riceva gli spiccioli. Quindi la C Unica comporterà versamenti di 2500 a giocatore per un roster da dodici elementi. Di nuovo trentamila euro, allora, poi ci sarà da trattare con il Gestore Comune di Siena l’uso di spogliatoi e ore di parquet per gioco e allenamenti che finora sono costati cinquantamila euro l’anno. Più, ipotizziamo, altrettanto per una quindicina di dirigenti e tecnici, fisioterapisti, pulmini, rimborsi ai giocatori, qualche pranzo al sacco, etc. Allora ti chiedo: che budget serve per fare bella figura nel prossimo campionato e per valorizzare tutte le categorie giovanili?

“Il budget è soggettivo, nel senso che dipende molto da società a società. Noi abbiamo costi fissi molto alti e pertanto una grande parte del budget viene drenata da quelli. Dare i numeri ha poco senso. Quello che ha senso dire è che come sempre cercheremo di fare il massimo con quello che abbiamo, sapendo che ci saranno squadre con budget di spesa per la parte tecnica molto superiori al nostro, almeno inizialmente. Ma accade praticamente ogni anno, quindi ci siamo abituati. Il rammarico più grande che ho è non poter investire quanto riterrei giusto per elevare ogni anno la qualità del nostro lavoro e per premiare e ampliare il nostro staff. Devo ringraziare tutti i nostri tecnici, accompagnatori e tutte le figure che ruotano attorno alla società – molte delle quali sono dei volontari – perché fanno il massimo, pur senza avere ritorni economici rilevanti”.

Il roster dell’Academy Mens Sana della stagione 2022-23

Per la parte dei ricavi immaginiamo che tocchi a te far emergere il necessario. Tu che contratti con i tifosi abbonamenti e biglietti singoli, tu che vai a cercarti sponsor… Ma ora che l’Italia è in piena ripresa il brand della Mens Sana si torna a venderlo bene? E, curiosità, alla fine della prossima stagione entrerà in vigore questa famosa Riforma Spadafora. Bruttini sembra lamentarsi per la Virtus, ma che ricadute avrà sulla Mens Sana?

“Beh. Messa così sembra che faccia tutto io, ma invece non è così. Ci sono diverse persone che si sbattono per provare a rendere migliore il futuro della società. E credo che serva in questo senso una strutturazione ancora più organizzata. Il brand Mens Sana ed il seguito di persone, hanno di sicuro un valore storico rilevante, ma purtroppo in questi quattro anni abbiamo visto come la storicità non sia l’unica voce che gli investitori tengono d’occhio. La continuità aziendale, per esempio, è una cosa che ha un grande valore e noi onestamente su questo aspetto ci stiamo costruendo una nuova verginità dopo due fallimenti in cinque anni. Poi ci sono il tema palasport ed i potenziali business collegati alla città, due asset ai quali, chi investe, guarda con grande attenzione. Dobbiamo trovare altro, oltre alla nostra storia, per essere più appetibili. Anche perché il concetto del “ritorno di immagine”, grazie al basket, è abbastanza superato. Serve offrire altro. Non è semplice, ma ci stiamo provando. Per quanto riguarda il tema della riforma, di certo impatterà. Si tratta solo di capire in che termini. Ho partecipato a varie riunioni su questo argomento, tutte le società sono molto preoccupate. Non sarà un passaggio facile”.

Scusa, fermiamoci qui. Non ti abbiamo chiesto se te resti ancora. Hai una famiglia, una prole ed un ruolo importante nel basket biancoverde che però, a differenza di qualche anno fa, non è più il tuo “unico” lavoro. Non cominci a romperti le scatole tu che sei sì nato a Siena, ma non vivi sulle lastre e non ci risulta tu sia neppure così legato al mondo delle contrade?

“La passione per il basket c’è ancora, anche se gli anni passano. Le delusioni degli anni scorsi non mi hanno lasciato indifferente e questo è uno dei motivi che mi ha spinto a pensare anche ad altro oltre alla pallacanestro. Mi sono ripromesso all’inizio del nostro progetto, nel 2019, di provare con tutto me stesso ad essere un “valore” per la Mens Sana e provare a farla crescere. Ritengo che quanto abbiamo fatto insieme alla Polisportiva, allo staff ed a tutti coloro che hanno creduto in noi, sia stato pregevole. Adesso c’è bisogno che questa società compia un ulteriore passo in avanti. Spero che le prossime evoluzioni possano aiutare in questo senso, indipendentemente dal fatto che tali evoluzioni contemplino o meno la mia presenza”.

Riccardo Caliani, direttore sezione basket della Polisportiva Mens Sana

Non c’è stata comunicazione su questo spin-off. Si sapeva che avvicinandosi alla serie B sarebbe dovuto avvenire, ma le voci che si sentono è che sia stato anticipato per provare a rendere la Mens Sana più appetibile per possibili investitori. Più che uno sviluppo a noi ci sembra per ora un togliere la rete di protezione agli acrobati del circo…

“Lo spin off della sezione basket è un passaggio che già all’inizio del progetto era stato previsto in tempi e modi che sarebbero stati da valutare. Non ci sono scadenze o obblighi che impongano alla società di staccarsi adesso, ma semplicemente è stato ritenuto dalla Polisportiva e dai suoi soci, che questo fosse comunque il momento giusto, anche per rendere più semplice una eventuale cessione di quote a possibili investitori. Altri dettagli al momento non ci sono ed è questo il motivo per cui non è stata fatta alcuna comunicazione. I dirigenti della Polisportiva stanno facendo i vari passaggi necessari, ma ripeto che non ci sono particolari urgenze. Di certo se qualcuno fosse interessato a dare nuovo slancio alla società, oggi è il momento di presentarsi alla Polisportiva”.

Ok. Speriamo che ci sia qualcosa di migliore e diverso – qualche indiscrezione c’è stata – che state per tirare fuori… Tu che sei qualificato anche per questo puoi anticiparci a cominciare dal nome e le regole di comunicazione della nuova società?

“No, su questo devo puntualizzare. Non sono io la persona che può parlare di queste cose. Gli interlocutori a cui chiedere sono i dirigenti della Polisportiva. A me al massimo possono essere chieste da parte loro informazioni circa le questioni di cui mi occupo direttamente o, al massimo, consigli o suggerimenti. Tutti i passaggi burocratici e strategici competono al Presidente ed alla Giunta della Polisportiva. Una volta che sarà stabilito il nuovo assetto societario ed il nuovo cda, saranno loro a dettare le linee guida”.

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