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lunedì, Giugno 17, 2024

Mens Sana e il lento scivolare verso l’oblio

Senti Luca, secondo te, fra quanti anni ci metteranno il chip di riconoscimento sottocute? E sarà una cosa che davvero ci interessa, a noi del pueblo “jamas vencido”, o sarà un passetto in più nel nostro asservimento a big pharma, rettiliani e poteri occulti?

“Se ti riferisci alla notizia relativa all’autorizzazione della Food and Drug Administration americana alla società Neuralink di Elon Musk, credo che oramai l’impianto sia quasi realtà, la sperimentazione avanzata permetterà a molte persone disabili di comunicare con il pensiero, farli tornare per quanto possibile a relazioni sociali più strutturate… Questo lo reputo un grande traguardo a portata di mano. Se la tua è una riflessione più generale, io sono più romantico. Vorrei qualcosa alla Johnny Mnemonic, qualcosa che possa allargare la capacità del cervello di memorizzare senza fatica grosse quantità di dati, lingue, musica e qualsiasi cosa che ti possa arricchire culturalmente, che possa espandere le relazioni con le persone e disintegrare le barriere del linguaggio, qualcosa che ci possa mettere in concorrenza con l’AI per essere alla pari di un processo che se non gestito stravolgerà il mondo”.

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Keanu Reeves che interpreta Johnny Mnemonic

“Vorrei – mi insidia Luca Gentili – con un esempio ribaltare a te la domanda: visto che hai assunto il ruolo di nuovo direttore della Gazzetta di Siena come ti relazionerai con cose come ChatGTP che è già l’oggi e non il domani? Userai l’AI per produrre articoli o almeno il telaio dell’articolo? La vedi come una cassetta degli attrezzi per giornalisti o pensi che distruggerà il lavoro di molte persone, credo che su questo argomento sia necessaria una profonda riflessione, siamo un mondo in evoluzione e a breve vedremo sviluppi impensabili”.

Scusa se ti abbiamo preso alla sprovvista, ma ti immaginiamo sempre con un piede oltre il metaverso, e così… Anzi, come sta andando l’app per cicloturisti che ci presentasti – https://sienapost.it/voci-dal-territorio/la-mobilita-dolce-diventa-hi-tech/ -, ha preso piede o ti è toccato imprecare per qualche bug?

“È un settore complesso dove in molti si sbattono e competono per offrire prodotti più o meno avanzati, senza che alcuno in questo momento prevalga sull’altro. La nostra infrastruttura software riporta al centro il territorio, le Amministrazioni proprietarie di un immenso patrimonio di strade secondarie che potrebbero, se gestite bene, essere usate come rete cicloturistica. C’è bisogno però di segnaletica, manutenzione e valorizzazione della tipicità dei luoghi. Per non prendere a riferimento sempre la Toscana, dove stiamo lavorando, lo scorso mese ho completato i rilievi in Sicilia per un bellissimo distretto cicloturistico nominato SMART Land Iblei, vicino a Siracusa – Monti Iblei – Wikipedia -, luoghi fantastici che possono generare circuiti turistici usati in qualsiasi periodo dell’anno, come stiamo cercando di fare anche da noi del resto”.

“Sono convinto – continua il nostro intervistato – che al centro di questi progetti ci debbano essere le Amministrazioni proprietarie delle piccole dimenticate strade da valorizzare: il nostro progetto cerca di fare proprio questo. Guarda, vorrei farti un esempio per farti capire cosa intendo. A febbraio ero in Nuova Zelanda: ho percorso tutta l’isola del sud, Aotearoa, la parte più selvaggia della nazione, lì si sono specializzati in percorsi di trekking all’interno di scenari strepitosi, sembrerebbe impossibile portare turisti in zone lontane, disabitate, complesse tra montagne altissime, ghiacciai o all’interno della foresta pluviale. Ecco, credo che loro con un grande sforzo collettivo ci siano riusciti: l’approccio ai luoghi che ho visitato è sempre stato su strade perfette se pur sterrate, le hut (capanne) per la sosta degli escursionisti ben spaziate e con tracce perfettamente segnalate, i ranger presenti sul luogo che ti aiutano quando ti approcci ai percorsi e verificano anche se hai l’adatta attrezzatura, pannelli informativi che spiegano per filo e per segno la tipicità dei luoghi. Credo che la valorizzazione turistica sia una questione sistemica, di approccio, occorre lavorare come una collettività con uno scopo comune di valorizzazione”.

“Vi voglio raccontare – propone Luca Gentili – un aneddoto capitatomi laggiù: in ogni albergo che ho frequentato all’arrivo alla reception mi è sempre stata offerta una bottiglia di latte fresco, il primo giorno l’ho presa come una stranezza, al secondo albergo sono rimasto sorpreso, al terzo mi sono informato ed ho scoperto che la Nuova Zelanda è uno dei maggiori produttori di latte al mondo, era marketing territoriale, forse ora comprenderai cosa cerco di dire la promozione di un territorio non è qualcosa che si può fare con singole iniziative se pur di successo, ma occorre un approccio sistemico”.

O fermiamoci. Le nostre curiosità ci precedono, ma Luca Gentili, imprenditore senese, alla guida della LDP Progetti dei Due Ponti, noto centauro, oltre ad autore ed editore di libri di viaggio, oggi l’abbiamo contattato per parlare di spin-off alla Mens Sana.

Dopo il disastro dell’esclusione, la Mens Sana ripartì su quel modello di società sperimentato a Varese dal figlio di Giangastone Brogi. Tu in quell’occasione hai dato sostanza al Consorzio di imprenditori a sostegno; e anche se non furono tutte rose e fiori il Consorzio Basket e Sport a Siena cominciò a funzionare ed esprimere le figure dirigenziali della società sportiva… Tutto ok? Hai ricordi del tempo che vuoi mettere a nostra conoscenza?

“Cercai di fare del mio meglio in una situazione molto confusa, dove tutti si sono dimenticati la cosa più importante: servivano imprenditori che avessero a cuore il territorio e che attraverso questa iniziativa potessero valorizzare i loro marchi, detto questo la sento ancora come una sconfitta, tuttora faccio una piccola sponsorizzazione al poco che è risorto e lo faccio solo per attaccamento alla maglia. Occorre dire che all’epoca molti si sono girati dall’altra parte, che qualcuno c’era solo per fare presenza, forse la colpa è anche di chi, io per primo, non ha creato i presupposti per essere più attrattivo, su un progetto nato forse con presupposti sbagliati, con troppe ambizioni, che il territorio, la città in quel momento non si potevano già più permettere, soprattutto dove nessuno voleva mettere una lira e solo pochi – leggi Consorzio e tutti i tifosi – in maniera commovente fecero un grande gesto di amore salvando prima e rispettando poi tutti gli impegni assunti”.

“Mi addolora ancora parlarne – dice Luca dopo una pausa -, quando vado a vedere qualche partita e alzo gli occhi verso gli spalti io li vedo ancora gremiti, poi mi sveglio e mi rendo conto di quelli che oggi non ci sono più, si sono dimenticati completamente della Mens Sana e di quello che ha rappresentato per la città”.

Luca Gentili a Aotearoa

Bene, oggi risiamo allo spin-off, deciso quasi in sordina nel post elezioni. Si parla di una Polisportiva Mens Sana al 90-100 per cento delle quote che venderà gradualmente, di una ipotetica quota di tifosi sostenitori, di monitoraggi ad aziende interessate all’investimento su quote o pubblicità, di squadre giovanili che resteranno alla Polisportiva, ma verranno date in uso alla nuova società, di un “cip” per l’uso del PalaEstra che sarà pagato al Comune ma resterà ancora alto. Secondo te sono le giuste premesse per lo spin off?

“Ho avuto qualche contatto, credo che servirebbe un imprenditore bandiera, qualcuno di sicuro successo che possa fare da traino ad un’iniziativa sostenuta almeno da altri 10-20 imprenditori, che riescano a dare gambe per almeno tre anni alla società e poi vedere come va, se il territorio riesce a venire dietro e a supportare il progetto, anche accontentandosi solo di galleggiare in serie B; e nel frattempo ricostruire un rapporto con il tifo che sono sicuro tornerebbe a gremire le scalinate del palasport. Quello che ci vuole è sicuramente un gesto di amore e ci sarà sicuramente un grande lavoro da fare, ma non sono ottimista vista la situazione”.

Tu che uno spin-off l’hai fatto hai dei consigli da dare? Oppure, se ti imbarazza di meno, puoi dirci quello che non faresti mai e poi mai in uno spin off?

“Non ho consigli da dare, io ho agito di istinto prima di tutto come tifoso. Iniziai mettendo a disposizione la mia azienda, i miei ingegneri per la costruzione del crowdfunding, che fu un sicuro successo e permise la raccolta dei fondi che salvarono la Mens Sana con un incredibile slancio di generosità dei tifosi, poi la costruzione del Consorzio, dove io fui fra le dieci aziende che firmarono l’atto dal notaio. Se vai su facebook c’è ancora la storia completa di IoTifoMensSana (https://www.facebook.com/iotifomenssana/), di tutto il sostegno ricevuto anche dai vecchi giocatori, dell’eccezionale lavoro di marketing che facemmo con la mia società. Prova a scorrere tutto il log degli eventi e vedrai la splendida cavalcata, fino al momento in cui volentieri lasciai la mano ad altri con l’ultima news. Lo sport, il basket in particolare, non è certo in un grande momento: Siena è divisa in molte società che non sono mai riuscite a fare quadrato intorno all’amato sport. Questa è invece quella che ritengo sia la strada maestra. Cosa non farei? Oggi posso solo dare un consiglio: non siamo più sull’onda dell’emozione, il brand non è più attrattivo come in quel momento, bisogna agire con molto pragmatismo”.

Senti, ma… una curiosità… Stosa, Felsina, DHL ma non è che tutto il Consorzio di sponsor ora si è accasato alla Virtus. C’è una miglior ragione per comprendere o diamo voce a chi grida al tradimento con il presidente Bruttini?

“Bruttini è un imprenditore di successo attrattivo e che ha sempre fatto il passo per la gamba della sua Virtus. Non dimenticare che aderì al progetto Consorzio sin dall’inizio e dette il suo importantissimo contributo. Lo stimo e non lo chiamerei tradimento: è lui in persona che ha saputo attrarre imprenditori e li ha fatti credere in un progetto che coltiva da anni”.

La Mens Sana del 2020, è l’ultima partita prima dell’inizio del lock-down

Parlando di persone, o di cose, o di simboli. Quali sono i cinque che riterresti indispensabili in una vera ripartenza della Mens Sana?

“In parte ho già risposto, un imprenditore attrattivo che funga da coagulo, ricostruire un rapporto con i tifosi soprattutto quelli che non vengono più al palazzo, un progetto almeno triennale su cui pianificare, un proprio settore giovanile, lascio per ultima la cosa che più mi preme e che vedo anche la più difficile: un rapporto costruttivo sinergico con le altre società che operano nel basket a Siena”.

Ecco, ora per chiudere, tu che hai dato vita con altri alla “Io tifo Mens Sana”, non ti sembra che i tifosi stiano un po’ per rinunciare, che le istituzioni della città soppesino la Mens Sana alla pari di Costone e Virtus e che la cappa di mediocrità sia calata. Ne sia esempio il cinquantennio della promozione in serie A che al massimo ha contato per qualche strenna di ricordi…

“Io sono vecchio, ho giocato a basket a Sant’Agata, ho ancora negli orecchi il suono del pallone che rimbalza sotto le volte, ho avuto la fortuna di assistere a tutta la cavalcata del basket senese e ho gioito e pianto, pertanto non posso dimenticare nulla, sono altri che oggi hanno dimenticato, fanno finta di nulla, non hanno capito il tesoro costruito dalla passione da tutti noi senesi e che ora si sta per disperdere quello che è stato orgoglio della città. Purtroppo, devo amaramente ammettere che ho anche io questa sensazione, di un lento scivolare verso l’oblio”.

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