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sabato, Ottobre 1, 2022
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Edifici abbandonati, far meglio si può

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Se tutto ciò che è stato messo di provvisorio in attesa di una riparazione definitiva potesse parlare… Transenne, ponteggi, palizzate, tubi e quant’altro… Veri e propri “altri edifici” posticci che stanno su perché non sono qualificati davvero come tali. E poi ci sono gli edifici abbandonati e fatiscenti, le opere, specialmente quelle pubbliche, spesso incompiute.

C’è anche una comunità – gli Urbexer (vedasi l’interessante testo di Jacopo Agostini su Il Manifesto: https://ilmanifesto.it/vita-eroica-degli-urbexer/ ) – che si dedica a questi edifici e li ricerca, ma la collettività nel suo insieme non sa che farsene e li giudica in base al loro degrado.

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Se potessero parlare questi edifici… Racconterebbero storie di abbandoni, pressapochismi, insipienze. Ma soprattutto sperpero. Si, dissipazione di risorse e prospettive.

Perché il provvisorio ha un costo in sé, diretto; e un costo differito, indiretto, sociale, relativo suo mancato o parziale utilizzo del bene. In ogni angolo del nostro Paese si trovano storie di manutenzioni rinviate a tempi migliori, abbandonate e anche processi quando il rinvio cronico ha prodotto crolli, drammi e disastri.

In attesa di progetti che mancano e di soldi che tardano a venire. Magari vicine a qualche “mostro” avviato e mai nato. In qualche modo possiamo permetterci l’incuria che ci circonda.

Dipenderà dal fatto che abbiamo un patrimonio vasto e inestimabile? Che non possiamo più permetterci? Può essere, se come spesso diciamo – anche per vantarci di cose che riguardano i nostri antenati, piuttosto che noi stessi – “quando a Roma c’era il Colosseo qualcuno abitava ancora nelle capanne”.

Ma senza esagerare. Le vestigia passate non ci giustificano. Anzi, prima si capisce che è venuto meno  il tempo dei rinvii meglio è. La Toscana, ma anche regioni come Lombardia (L.R. 11/2021) e Marche (schema di RET), preso a pretesto il piano di rigenerazione urbana, stanno operando per cambiare qualche situazione. Anche perché l’attendere è più costoso del fare.

Fare e ora è consigliabile. Il Mims, ieri ministero delle Infrastrutture, ha messo in calendario altre opere anche ciclopiche, buone per captare i fondi europei. Ma forse c’è spazio per altro, di più locale, di più utile, di più meditato quanto a recupero del provvisorio.

Guardiamoci intorno.

(Nella foto il Fortino delle Donne in via Montluc)

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