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sabato, Ottobre 1, 2022
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Futura, progetto per rifondare la cultura politica

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Non è stata una cosa per giovani. Anche se il pensiero di “quelli che sono stati giovani” è costantemente puntato su chi lo è oggi. A sentire Pietro Folena alla Tuberosa, c’era un buon numero di persone, tutte accomunate da una radice comune. Aver fatto parte della Fgci in un momento in cui il dialogo era solo diretto, mai mediato da piattaforme tecnologiche, men che meno da polarismi immeditati.

Quest’incontro aveva molte finalità, alcune non espresse, altre evidenti. In sostanza era il primo decisivo passo pubblico dell’Associazione Futura Siena, un sodalizio presieduto dall’oggi microbiologa Stefania Cresti e che vede componente irrinunciabile Ivano Zeppi, uno che non desidera bucare l’obbiettivo, che le sue fortune l’ha costruite fuori, ma che a Siena è sempre tornato. Nella circostanza la sua ammissione è chiara: “Senza quei trent’anni, nei successivi trenta non sarei diventato nulla”.

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In quei trent’anni, il movimentismo senese che si ispirava al comunismo, fece cose rilevanti. Si impose dialetticamente e criticamente all’attenzione nazionale. Parliamo per esempio di cinquemila giovani che sfilarono a Rapolano per impedire l’installazione di missili Cruise alla Polveriera; per l’allora segretario Natta che aveva un patto con il ministro Lagorio fu sforzo inutile, ma ne dovette prendere atto politicamente.

Celebrare quel che avvenne quarant’anni fa, e conseguentemente creare l’Associazione Futura, fu desiderio e stimolo di Luana Garzia, la compagna avvocato, indefessa paladina di molte battaglie di libertà, pianta da poco, oltre che degnamente celebrata, al Circolo di San Rocco. Il Covid un anno fa ha tuttavia impedito di radunare ancora i “giovani comunisti di ieri” a Rapolano, così Futura si è presentata solo nello scorso fine settimana, come un’occasione di finir di dire la propria. Esprimere suggestioni e giudizi, non congelati, ma maturati in svariati anni, per ripartire oggi con un progetto di coscienza sociale, anzi di cultura politica, che punta ad appoggiarsi a una rete intellettuale nazionale varata da Pietro Folena e riproporre una chiave attuale di valori che l’irreparabile passaggio del tempo minaccia di cancellare.

Sarà un percorso difficile. Il vissuto che si percepisce di questa Sinistra territoriale, probabilmente frammentata oggi in rivoli e correnti che contemplano anche il non voto, è tutto da ragionare. Di certo non dà l’impressione di sentirsi partito decisivo della coalizione di governo. I leader locali dei partiti di Sinistra ci sono ma non parlano, oppure dicono ovvietà tese a ricondurre dall’astrazione alla militanza. Comunque Futura ha in mente un percorso e tornerà di sicuro a trovarsi a gennaio per un incontro che ricordi e discuta dell’eredità intellettuale lasciata dal senatore Francesco Nerli, un leader che ha inciso sul cambiamento.

L’astrazione dialettica, l’uso di raffinate metafore tuttavia piegate a un percorso razionale di coscienza è stato il contributo iniziale di Pietro Folena, figura elegante di politico che per conservare la sua identità si è creato percorsi diversi nella sua attuale stagione di impegno sociale e professionale. Arte e cultura sono parte di questa sua stagione e più d’uno ricorderà il suo impegno all’allestimento dell’esposizione di Michelangelo al Santa Maria della Scala con il suo progetto Metamorfosi. Partendo dall’Uomo vitruviano di Leonardo per giungere al Giudizio Universale di Michelangelo, transitando per il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo per arrivare alla Venere di Sandro Botticelli e chiudere con la Ragazza con il Palloncino di Banksy…

Citando insomma tutto questo… egli ha parlato di un momento storico della Sinistra in cui si distacca dal confortante abbraccio della cultura – che le masse fanno spesso fatica a capire – per indirizzarsi verso la compromissoria stretta di mano con l’economia; parla di ricadute sulla scuola oggi costruita prevalentemente sulla competizione e il trinomio d’altro colore basato su inglese, informatica e impresa; parla di una nuova Sinistra che deve perdere la sua tradizione di politiche maschili… Ed infine definisce i suoi futuri campi di interesse, oltre a Metamorfosi, che sono il sostegno all’Università dell’Uguaglianza, un progetto teso a “contribuire a raccogliere, elaborare e trasmettere gli elementi di un nuovo pensiero politico e culturale fondato sui grandi valori di libertà, di solidarietà e di uguaglianza e in una moderna critica al capitalismo” e al progetto di OraTv che si propone di dare voce ai lavoratori delle fabbriche con una rete di contributi filmati su smartphone. Tutte direttrici sulle quali i compagni senesi potranno aggiungersi e fare rete.

Stefania Cresti, Ivano Zeppi, Pietro Folena

Il dibattito che ne esce doveva appurare se l’incontro alla Tuberosa è stato capace di far “scattare qualcosa”. Con una platea di soggetti che in passato hanno tutti esercitato le loro cariche con la dialettica, sono emersi molti aspetti, da capire se aggreganti. Un tema comune è stato quello di come riproporre un dialogo, una comunicazione con i giovani e gli “altri” in senso lato, quali strumenti privilegiare. E mentre il concetto del “campo sguarnito” si fa strada insieme al “senso di vergogna”, per l’abbandono progressivo dei presidi democratici e l’avanzamento, anche sul territorio, di istanze diverse mosse dal populismo e non certo dalla necessaria “competenza”, cresce il “senso di responsabilità” unito alla consapevolezza che l’arretramento delle Sinistre ha creato isolamento tra i militanti, o semplicemente tra coloro che non rinunciano oggi alla loro storica sensibilità e che ritengono che è ancora un dovere battersi per denunciare, per esempio, l’attacco a una istituzione democratica come la Cgil o “respingere un marciume scomparso nell’immediato dopoguerra”.

Chi segue il dibattito senza poter vantare lo storico vissuto comune ravvisa che questi ragionamenti dovranno evolversi. Che la “paura” e il disagio sociale sono reali. Che ci sono però ancora convitati assenti. Per esempio il fatto che non può non esserci dialogo per i puri di spirito con una fascia della popolazione che, a ragione o torto, oggi sta parlando di un diverso modo di difendere la Costituzione. Oppure che è un limite parlare solo di comunicare, quando in evidenza c’è la morte dell’informare, che è condizione che sta scritta in ogni principio di libertà. Che Futura per avere futuro deve accettare di viverlo attivamente.

Ce lo conferma Zeppi a margine che coglie al balzo gli inviti di Folena a creare eventi che partano da un passato per guardare al futuro. Stanno per scoccare i centenari di Berlinguer, di Pasolini, di don Giussani. Ci sono abili narratori come Aldo Tortorella, Nichi Vendola o Nuccio Ordine, relativamente alla figura del Savonarola, solo in attesa di siti e occasioni ospitali.

Stefania Cresti, Ivano Zeppi, Pietro Folena, di spalle Roberto Beligni

“Cosa vogliamo fare? – conclude Zeppi – Il nostro programma è condensato nel logo di Futura: un ponte tra radici, presente e futuro. Con lo sguardo volto decisamente al futuro – come a un qualcosa da studiare e non da attendere -: un futuro declinato al femminile; muovendo da una critica al presente, partendo però dalle nostre radici”.

Sia Futura che Folena non scartano che quest’opera di cultura politica trovi sfogo concreto in impegni congressuali o elettorali. Tuttavia, lo dice bene Folena, citando lo storico Alessandro Barbero, “Non per questa elezione, non per la prossima, noi vogliamo arare il terreno e piantare semi per una nuova generazione”.

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